PREMESSA
Bel quesito…
Questa domanda dovrebbe essere formulata riferendoci in modo specifico all’“uomo”, non inteso come “essere umano”, ma al genere di sesso “maschile”. Perché uso il condizionale “dovrebbe”? Non vi do la risposta immediatamente in quanto vi toglierei il piacere della lettura e del relativo approfondimento che mi appresto a svolgere. Un attimo di pazienza, quindi…
ANALISI
Premesso che non è mio scopo svolgere un’analisi antropologica o sociologica su questo tema, desidero comunque affrontare questa problematica partendo da quella che è la realtà quotidiana che osservo e che è sotto i nostri occhi e che, nella sua declinazione, genera non poche situazioni complesse.
Detto in semplice, vi chiedo: il maschio è un “animale” che tende a cercare più di una singola “femmina” per suo naturale impulso – e ciò dovuto ad una sua esclusività – o anche l’altra metà del mondo vive analoga pulsione? Tradotto ulteriormente: è l’uomo ad essere un ricercatore scelto, un traditore seriale e impenitente o anche la donna fa la sua buona parte pur cercando, ancor oggi, di ritagliarsi una “copertura” di riservatezza nascondendo/negando questo comportamento (per evitare di essere giudicata “leggera”)?

Passatemi il luogo comune: un uomo che va con cento donne è un playboy; una donna che ha avuto due uomini (e magari non contemporaneamente!) è una “poco di buono”…

Permettetemi di parlarne in funzione anche delle esperienze raccolte e pubblicate nel mio libro “Perché si tradisce? – Chi potrà affermare “Io non lo farò mai?” – dove le confidenze ricevute in una decina di anni, hanno disegnato un quadro abbastanza variegato, ma per chi vorrà approfondire questo argomento, potrà farlo leggendolo e traendone le proprie considerazioni.

Il punto che vorrei sviluppare in questo articolo è se la domanda che lo apre sia rispondente al vero o meno e se è riservata solo a noi maschietti o vale anche per le femminucce…
Partiamo dal “sesso forte” e già qui iniziamo a scricchiolare… Perché? Perché se per forte intendiamo – e qui scusate l’aggettivo che non vuol essere volgare, ma non saprei quale altro termine usare in alternativa – “duro”, sin che l’età e la salute tengono, ci può anche stare, ma se per “forte” intendiamo la capacità di resistere alle tentazioni/provocazioni, ecco che forse c’è un uso improprio di quest’ultimo aggettivo (e non solo in questo campo… ma non divaghiamo).

Ora non vorrei dare origine ad equivoci o a giustificazioni circa comportamenti illeciti motivati dalla natura, ma va da sé che a fronte di determinati stimoli sensoriali, di “contatto” o anche solo di “pensiero”, nel maschio, si generino situazioni, condizioni che una volta si definivano “imbarazzanti” (ricordo, in gioventù – tanti anni fa… – quando, sulla spiaggia a fronte di belle ragazze in altrettanti bei costumi da bagno… le fantasie si accendevano e accadevano “reazioni” ben immaginabili con le relative e famose corse in mare per raffreddare i “bollenti spiriti”…) ma che oggi, penso anche con una certa caduta di stile, vengono invece ostentate…
Detto questo, e credo senza dubbi sulla chiarezza del messaggio, analizziamo come la nostra sessualità sia particolarmente sensibile al fascino femminile (escludo i casi di omosessualità) e come tale non può lasciarci indifferenti, indipendentemente dal nostro stato civile, cioè sia l’essere coniugati che accompagnati o fidanzati: quello charme, su noi uomini, ha sempre il suo effetto seduttivo.
L’istinto (per la perpetuazione della specie?) ci porta ad essere attratti dal corpo femminile, dal modo di fare loro tipico per accattivarci e la tentazione di corteggiare quella donna che il “fato” ci ha fatto incontrare, anche per un breve lasso di tempo, può essere sufficiente per farci spingere oltre la semplice conoscenza (rammentiamo che il termine “conoscenza” usato espresso in senso biblico si riferiva all’unione intima, carnale).

E per questo stimolo non ci sono grandi differenze dovute all’età… anche se, in teoria, l’uomo più adulto dovrebbe aver acquisito una capacità di gestione dei propri impulsi in modo più efficiente di un adolescente, ma non ci metterei la mano sul fuoco… e i fatti di cronaca lo confermano, purtroppo e tristemente.
Io penso, da uomo, che quando certi meccanismi fisiologici si sono messi in moto, è difficile riuscire ad avere quell’autocontrollo che dovrebbe garantire un comportamento consono al proprio status di marito, compagno o fidanzato che sia. Da qui l’atteggiamento poligamo che per natura lo porta a cercare e tentare l’accoppiamento con più donne. Forse un istinto atavico ci condiziona in tal senso, ma non voglio dare giustificazioni di comodo.
Permettetemi una breve parentesi. Circa i noti meccanismi fisiologici, mi viene in mente una metafora estremamente esaustiva e cioè: immaginiamo la classica Ferrari lanciata a 300 km/h. Penso che se poi pretendessimo di fermarci a 20 metri da un muro, l’impatto sarebbe inevitabile. Appunto. Così in natura…
Ma dicevo, e qui lo ribadisco, come quell’aggettivo “forte”, attribuito al sesso maschile, strida un po’ con la realtà di chi si trovi a vivere quelle situazioni. Questa, ripeto, non vuol essere una giustificazione, ovviamente, ad atti di aggressione, ma semplicemente che l’istinto “predatorio” è più tipico del maschio che non della femmina.
Anche in questo caso, però, non dobbiamo dare per scontato od escludere a priori e in assoluto analoghi comportamenti da parte della donna che, se una volta lanciava messaggi subliminali all’uomo che adocchiava, oggi si fa molti meno problemi e scrupoli a esprimere direttamente le proprie intenzioni laddove il suo obiettivo di “conquista” sia preminente in lei. E qui, forse, perdendo un po’ di quel fascino della seduzione con tutto ciò che ne segue e consegue. In questo caso mi sembra di poter dire che prevalga l’istinto “animalesco”, anche nella donna.
Tornando a noi, si chiedeva, nella seconda parte della domanda, se l’uomo fosse monogamo per cultura. Credo che, senz’altro, la cultura abbia posto delle regole di convivenza sociale anche a salvaguardia dell’unità della famiglia e della stessa società civile.
In tal senso, sempre per cultura, penso che la donna sia stata maggiormente condizionata negli anni ad assumere un ruolo più univoco, ed unitario al tempo stesso, per garantire una coesione familiare altrimenti più labile nella sua tenuta.
Oggi, però, questo ruolo si è andato via via riducendo come prevalenza e una maggior vantata parità nei diritti e doveri ha minato alla base detto modello di famiglia tradizionale con, non possiamo negarlo, anche le conseguenze negative che vediamo, nell’attuale società, di disgregazione familiare con i relativi effetti, specie sui figli, quotidianamente, sotto i nostri occhi.

Non è obiettivo di questa riflessione attribuire colpe e responsabilità ma, tornando al tema, anche il fattore culturale e i cambiamenti avvenuti nella mentalità delle varie generazioni ha portato pure la donna a diventare maggiormente “poligama” rispetto al luogo comune di una monogamia “tipica” del gentil sesso.
Se quanto stiamo analizzando viene esaminato e definito sotto il profilo culturale della fedeltà di coppia o del tradimento, culturalmente e moralmente inteso, potremmo dire che non ci siano più così grandi differenze e a ciò si perviene (e nel libro su citato e da me redatto si evidenzia ulteriormente) dalle esperienze che oggi come oggi si vivono e che nemmeno più si nascondono facendo cadere, forse, quel mito dell’uomo fedifrago e della donna “illibata e casta” ma, probabilmente, con una differenza: l’uomo se cerca nuove relazioni, spessissimo è mosso dalla sua più erompente genitalità; la donna, se decide, lo fa con la testa, prima che con la sua natura…
Quindi, l’uomo “cacciatore” e la donna “preda”? Mi sembra ormai uno stereotipo un po’ “obsoleto” perché i fatti dimostrano che non sia più così e che con la liberazione sessuale e l’emancipazione culturale non solo non ci sia più questa differenza tra maschi e femmine, ma in molte circostanze è proprio la donna a prendere l’iniziativa a fronte di uomini sempre più “impauriti” dalla determinazione del “gentil” sesso.

Perché pongo tra virgolette quell’aggettivo al femminile? Perché di “gentile”, oggi come oggi, mi sembra, per mia considerazione ed esperienze sia personali che confidatemi, che di gentilezza ne sia rimasta ben poca.
Non si dice che a quarant’anni, magari sposate e con un paio di figli, si debba arrossire se si utilizza, nel parlare, una allusione a sfondo sessuale, ma a 15/16 anni – un tempo – non solo si arrossiva (sempre se si fosse compresa quell’allusione…), ma difficilmente le ragazze parlavano pubblicamente di sesso (magari tra loro, sì…) e soprattutto con quella sfrontatezza – che fa altrettanto spesso rima con volgarità – dei giorni nostri, meglio se in presenza di loro coetanei maschi… Una forma di ostentazione della parità raggiunta? Mah…
CONCLUSIONE
La natura umana, regolata dalla chimica degli ormoni, dai suoi ritmi, differenti nella nostra specie per genere (si diano pace i sostenitori delle balzane teorie del “Gender”…), ha le sue regole istintuali, normate dalla cultura degli ambienti in cui il genere umano si sviluppa e cresce, non tutte uguali, non per questo giuste o sbagliate, ma differenti per storia, tradizione e valori morali e spirituali.

Non sta a noi giudicare/condannare questi usi e costumi, ma laddove adottati e accettati dal consesso civile come normali, vanno rispettati e fatti rispettare.
Quindi quale risposta dare alla domanda iniziale? Credo che ognuno di noi possa essersi fatto una propria idea, consapevoli che non sia l’unica, la sola, quella esatta o, meglio, giusta.
Vorrei concludere con una barzelletta che, strappando un sorriso, ha, nella sua battuta, un pizzico di verità, non con questo volendo giustificare comportamenti in dissonanza con i valori universalmente riconosciuti o, meglio, personalmente alla base delle nostre convinzioni morali.
Ascoltate:
“Un bambino al rientro dalla scuola, dopo che la maestra aveva parlato di determinati concetti sul matrimonio, un po’ confuso da quei “paroloni” usati dall’insegnante, chiede al papà:
- Papà cos’è la “bigamia”?
- È quando un uomo è sposato con due donne.
- Papà cos’è la “poligamia”?
- È quando un uomo è sposato con più donne.
- E cos’è la “monogamia”?
- Monotonia, amore mio, monotonia…
Sorridiamo, ma cerchiamo, nella relazione di coppia, quel giusto ed equilibrato brio per evitare, veramente, di scadere in una triste monotonia… (senza diventare per forza poligami…).
Con affetto, Vostro Antonio.



















2 risposte
Poligamia o monogamia: “l’uomo è poligamo per natura e monogamo per cultura”
Tema di variegata interpretazione: ogni individuo è parte di un mondo a sé.
Ho pensato di intessere un dialogo tra NATURA, CULTURA e LIBERTA’ su questo tema.
NATURA Io sono la prima voce che l’uomo ascolta. Sono il battito antico che gli scorre nel sangue. Gli ho dato occhi che cercano, mani che desiderano, un cuore che si accende davanti alla novità. Io gli sussurro: “Il mondo è vasto, le possibilità infinite. Non fermarti, esplora, moltiplicati, vivi.”
CULTURA E io sono la voce che arriva dopo, quando l’uomo impara a dare un nome alle cose. Sono la forma che contiene il caos, la casa che protegge dalla tempesta. Io gli dico: “Non tutto ciò che puoi fare ti rende felice. Scegli un volto, un legame, una storia. Dai ordine al tuo desiderio.”
NATURA Ma perché limitarlo? L’uomo è nato per la varietà, per la curiosità, per la danza delle possibilità. La poligamia è la mia lingua, la mia energia, la mia verità più antica.
CULTURA Eppure, senza di me, il suo cuore si disperderebbe come sabbia nel vento. Io gli insegno la fedeltà, non come catena, ma come promessa. Gli mostro che amare uno solo non è rinunciare al mondo, ma raccoglierlo tutto in un unico sguardo.
LIBERTÀ Basta. Senza di me, nessuno dei due avrebbe senso. Io sono ciò che rende l’uomo umano. Non è schiavo dei suoi impulsi, Natura, né prigioniero delle tue regole, Cultura. Io gli permetto di scegliere.
NATURA Allora dimmi: che cosa dovrebbe scegliere?
LIBERTÀ Non c’è un “dovrebbe”. C’è un “può”. Può seguire te, e vivere nella molteplicità. Può seguire lei, e trasformare il desiderio in un patto. Può creare un cammino tutto suo.
CULTURA E la monogamia?
LIBERTÀ La monogamia è un’opera d’arte quando nasce da me. Non dalla paura, non dall’abitudine, non dal giudizio degli altri. Ma dalla scelta di dire: “Tra mille possibilità, io voglio te.”
NATURA E la poligamia?
LIBERTÀ È una possibilità, non un destino. Una voce tra le tante. Ma non è più forte della mia.
CULTURA Allora chi è l’uomo?
LIBERTÀ L’uomo è ciò che decide di essere tra le vostre due voci. Poligamo per possibilità, monogamo per significato. E soprattutto, capace di trasformare il desiderio in una storia che vale la pena vivere.
Caro Carlo, credo non ci sia null’altro da aggiungere… Ogni lettore esprima liberamente la propria opinione. Sarà ben accetta su un tema che non vede il “giusto” o lo “sbagliato” in funzione di quella LIBERTA’ che ci è stata donata e che la nostra coscienza liberamente deciderà di seguire. Complimenti per lo stile adottato nella tua riflessione. Piacevole. Con affetto, Antonio.