PREMESSA
È appena iniziato il nuovo anno, il 2026, da solo un mese e, come spesso accade, “anno nuovo, vita… vecchia”!
Già pessimista sin dall’incipit di questo articolo/anno?

No, ma realista… sempre! Perché? Perché la realtà che ci circonda ci dà il senso e la misura del mondo in cui viviamo e, se non stiamo con i piedi per terra, rischiamo di vivere in un mondo ideale, “digitale”, che è ben lungi dal quotidiano.
Ciò non significa essere pessimisti cronici, ma nemmeno degli illusi che fantasticano su un mondo che non esiste o, nella migliore delle ipotesi, che desidereremmo esistesse, ma in modo utopico.
ANALISI

Ricordate l’espressione “vivere nel luccicante mondo delle paillettes”? Tradotta, era, e credo lo sia ancora, un modo di dire che si riferiva ad un contesto in cui l’importante era apparire, l’essere “scintillante”, il farsi notare, l’essere al di sopra della normalità, ecc.
Una “leggerezza” a discapito della “pesantezza” delle difficoltà in cui la maggioranza, se non la totalità delle persone, si muove quotidianamente. Ma l’effimero di cui quel mondo si nutre (vedi quello dello spettacolo in primis, ma non solo…) è per definizione di breve durata e quella ostentazione di benessere, di immagine, dura il tempo che dura fino a quando i riflettori della notorietà, del successo, non si affievoliscono sino a scomparire del tutto e rimane la sola triste nostalgia di quei fasti! Le famose “luci della ribalta”… spente.

E sappiamo che nella parola “nost-algia” c’è una componente dolorosa “-algia” per il ricordo di qualcosa di piacevole che non c’è più. Quindi? La luce riflessa dalle paillettes, per definizione, non da loro generata, così come per uno specchio, rimangono spente, fredde, e trasmettono analoghi sentimenti, fuor di metafora, anche ai soggetti che se ne adornavano e la depressione prende il loro posto.
Pensate solo ad alcuni personaggi del cinema, come Alain Delon, uno per tutti, che visse gli ultimi anni della sua vita nel triste sconforto depressivo che lo portò poi alla sua fine terrena.
Quando la finzione del mondo, in generale, con le sue illusioni – e qui mi riferisco ai “potenti” della terra, vittime di quel delirio di onnipotenza – di ricchezza, di longevità infinita… svaniscono, ecco che il mondo di “carta scintillante”, di cellulosa, crolla loro addosso e non sono più nessuno.
Chi si ricorda ancora, in modo invidiabile ed invidiato, dell’Avv. Gianni Agnelli, del Cav. Silvio Berlusconi o di altri miliardari che hanno fatto la storia economica nel mondo come Rockfeller, Onassis o di statisti come Alcide De Gasperi o politici come Enrico Berlinguer, Giorgio Almirante, oppure di terribili tiranni come Hitler, Stalin, ecc.?
Pochi e soprattutto non sempre in positivo, anzi…
Ho citato quei personaggi, anche storici, che in ambiti diversi hanno rappresentato modelli, positivi e/o negativi, a cui molti si sarebbero voluti ispirare e che avrebbero voluto realizzare pur di vivere al di sopra della media della gente comune, ma nessuno di costoro qui citati ha avuto il dono dell’immortalità (e, per alcuni, per fortuna!).
Ciò deve farci riflettere proprio su quei due termini presenti nel titolo di questo Blog: “aleatorietà” della vita e “presunzione” dell’uomo di cui si ammanta nella convinzione, qui sì realmente illusoria, che tutto dipenda da lui, in “eterno”…
Credo sia esperienza comune di come la fallacità e la fragilità dell’essere umano, comprese le sue capacità ed intelligenza, siano limitate per definizione in quanto legate alla durata temporale della propria esistenza. Già questo dovrebbe farci comprendere come i nostri sforzi atti a garantirci una vita migliore, siano destinati a permanere sin quando siamo su questa terra, per abbandonarci nel preciso istante in cui esaliamo l’ultimo respiro. O no?
Forse dimentichiamo che siamo la “creatura” e non il “Creatore”: stessa radice “cre-” (da“creare”), ma con differente suffisso: “-tura” (dal latino -tura -ae, che forma nomi indicanti l’esito dell’azione come in “let-tura”) e “-tor” (dal latino -tor -oris, che forma nomi di agente, di colui che crea, per antonomasia, “il Creatore/Dio”) e questa differenza fa la… differenza.

Quanti oggi vivono di quel successo appariscente quanto evanescente! Pensiamo per un attimo agli “influencer”: milioni di follower, milioni di “click” e basta un nulla per scomparire o venir fortemente ridimensionati almeno sotto l’aspetto della popolarità specie sui social (mi sovviene la Ferragni e lo scandalo noto come “Pandorogate“: oggi 14 gennaio 2026, prosciolta dall’accusa di truffa e vabbè…).

Certamente qualcuno potrebbe citarmi gli 8 supermiliardari del 2025: otto persone, tra cui il presidente di Oracle, Larry Ellison, il CEO di Tesla, Elon Musk, il co-fondatore di Alphabet, Larry Page, e il fondatore di Amazon, Jeff Bezos, dove dal più ricco (Elon Musk con un patrimonio di 622,7 miliardi di dollari) al più “povero” (249,8 miliardi con un incremento di 57,7 miliardi della sua ricchezza) e dove, globalmente, i patrimoni dei 500 uomini più ricchi al mondo sono aumentati di 2,2 trilioni di dollari (credetemi, non so nemmeno come si scriva e quanti zeri abbia questo numero…) vorrebbero dimostrare la “potenza immortale” di costoro grazie a detto successo economico-finanziario.

Penso che, al di là dello “scandalo” di cui dovranno pur rendere conto al termine della loro esistenza, non per gli ingenti importi accumulati, ma per come li abbiano realizzati e per la non ridistribuzione di tali ricchezze concretizzate anche con lo sfruttamento di persone che per loro lavorano con stipendi “ridicoli” al confronto dei guadagni che fanno generare, una riflessione vada fatta: ma sono proprio convinti di essere eterni? Un Covid, una infezione da batterio super resistente agli antibiotici, un ictus e… arrivederci!
Invidia? Gelosia? Un augurar loro del male? No, veramente no… ma l’inevitabile presunzione di onnipotenza che da ciò ne deriva fa riflettere sui reali valori a cui l’uomo, nella sua caducità, si abbarbica. Mi domando: ricchezza = potere è ancora l’equazione vincente? Perché equazione? Perché insita c’è sempre una incognita. Quale? La morte che non guarda in faccia a nessuno e che, nonostante tutti i miliardi, ai relativi proprietari, non dà alcuna certezza di poter allungare di un sol istante quel fatal incontro. Sbaglio?
Ripeto, non si tratta di definire l’uva “acerba” in quanto non riusciamo a raggiungerla (dalla nota fiaba di Esopo “La volpe e l’uva”), ma di far mente locale su quanto la vita dell’uomo sia aleatoria e presuntuosa se fissa il proprio fine su questi pseudo-valori non rendendosi conto di come basti un attimo per lasciare tutto qui, come detto.
Ricordate l’imprenditore Alberto Balocco, presidente dell’omonima e famosa azienda dolciaria produttrice, tra le altre, dell’omonimo famoso panettone? Ebbene è morto il 26 agosto del 2022 a soli 56 anni, colpito da un fulmine mentre era in mountain bike assieme ad un suo amico, Davide Vigo – morto anche lui nella stessa circostanza – durante una escursione in montagna, in Piemonte.
Vedete come tutto sia relativo e come l’illusione della ricchezza o del successo non ci preservino dalla sventura? Pensate alle morti violente e/o precoci, per malattia, dei componenti della grande famiglia americana dei Kennedy…
CONCLUSIONE
Verrebbe voglia di concludere con Matteo 16,26: “26 Qual vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l’uomo potrà dare in cambio della propria anima?”ed è il mio invito a meditare su queste parole perché condurre un’esistenza nell’abbondanza, nel benessere lecitamente raggiunti non è un peccato, ma accumulare a danno e a scapito degli altri e/o ignorare coloro i quali vivono in condizioni di miseria, non per “colpa” ma per condizioni indipendenti dalla loro volontà o possibilità di modificare lo status quo (pensiamo solo alle popolazioni vittime di eventi atmosferici disastrosi, terremoti, devastanti uragani, ecc. ma anche di guerre di potere – guarda caso…) nei limiti delle proprie possibilità, ebbene è qualcosa che alla presunzione accomuna anche la responsabilità morale e materiale di cui, un giorno, dovremo rendere conto.

E non vorrei trovarmi in quei panni se è vero, come è vero, che verremo giudicati sulla carità (non solo intesa come elemosina…), cioè sull’amore, sulla solidarietà umana verso il nostro prossimo rammentando le Opere di Misericordia spirituali e materiali (come spiegate in modo semplice nel mio libro: “Riflessioni teologiche di un laico“).
Con affetto, Vostro Antonio.



















2 risposte
Caro Antonio, condivido tutto quello che hai espresso molto bene. Purtroppo il mondo lo gestiscono in pochi… ma come dici tu, per nostra fortuna, ci pensa il nostro Creatore a fare la selezione. Grazie sempre Silvana
Cara Silvana, purtroppo è così: il potere è in mano ad una oligarchia di ricchi signori che gestiscono il mondo, o almeno hanno questa convinzione che spesso si manifesta con violenza morale e materiale, mortificante… Ma se da un lato un po’ di responsabilità sta anche in coloro che passivamente non reagiscono allo status quo (e ciò non vuol essere in contraddizione con la conclusione del presente articolo), ovviamente avendone i mezzi e potendolo/volendolo fare, dall’altro è chiaro che la maggioranza delle persone non ha la forza di poter reagire ad una palese ingiustizia sociale. Che fare dunque? Subire passivamente? Credo che, per chi crede in una Giustizia divina, la cosa che può realizzare concretamente è agire in scienza e coscienza (soprattutto…) affidandosi alla volontà di Dio che nel Suo disegno di salvezza, nei tempi e nei modi che solo Lui conosce, manifesterà la Sua potenza. In Matteo 25,31-46 si legge: “31 Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. 32 E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, 33 e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. 34 Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo.” e prosegue: “41 Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. 42 Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; 43 ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Credo che ogni altra parola sia superflua. Con viva speranza ed affetto, Antonio.