PREMESSA
Quello della sicurezza è un tema ricorrente in diversi ambiti: sul lavoro, negli ambienti pubblici, nello sport, ecc. ma quello a cui volevo far riferimento è di natura personale, di incolumità fisica, di sicurezza individuale e di ordine pubblico.
É un argomento che ci tocca da vicino e il solo parlarne ci induce uno stato di tensione in quanto la nostra mente ci porta immediatamente ad episodi che potrebbero vederci attori/vittime di una aggressione o, peggio, rievocarci esperienze poco gradevoli vissute in epoca precedente nella nostra vita.
L’articolo che seguirà, per corretteza, devo dire che è stato da me pubblicato e inviato per mail ad alcuni affezionati lettori iscritti alla mia Newsletter. Mi farebbe piacere, poi, al termine della lettura di questo scritto, poter ricevere la vostra opinione in merito a quanto da me redatto. Se qualcuno, in seguito, desiderasse essere inserito nella lista delle persone che ricevono regolarmente ogni inizio mese la mia Newsletter, possono richiedermelo inviandomi la loro mail compilando il semplice modulo in fondo alla presente pagina.
ANALISI
Il tema della sicurezza personale non è solo un argomento di attualità di cui parlare al bar, comodamente seduti sorseggiando uno “spritz”, ma un problema che negli ultimi anni sta assumendo risvolti realmente preoccupanti in una Italia in cui, tutto sommato, tolta la criminalità organizzata, fenomeni di violenza privata e/o atti di teppismo, bullismo o di risse violente – manifestazioni di piazza a parte (e anche queste caratterizzate da sempre maggior violenza e devastazione…) – erano abbastanza contenute, almeno nel percepito generale.
Ma oggi, forse perché la stampa, la televisione, i social, ecc. ne danno maggiore risalto, sembrerebbe accresciuto quel senso di insicurezza generalizzato. È solo una sensazione, una psicosi di massa o questa paura che qualche aggressione improvvisa e, sempre più spesso ingiustificata, possa accaderci ad opera di qualche squilibrato è una triste constatazione?
Non è un caso che il Censimento permanente Istat in corso nel 2025/2026 includa domande sulla percezione della sicurezza personale, come parte dell’indagine “Benessere e sicurezza delle persone”, che indaga anche le paure e le condizioni di vita, raccogliendo dati aggregati e anonimi.
Riporto un breve estratto dei dati sul “Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2025”:
“Roma, 5 dicembre 2025 – Fragili metropoli: la paura nelle grandi città. A 3 residenti su 4 nelle grandi realtà urbane (il 73,4% del totale) è capitato almeno una volta di essere stato vittima o testimone di un evento pericoloso. In particolare, il 54,9% ha assistito almeno una volta a una rissa e l’11,1% è stato direttamente coinvolto, il 40,2% è stato testimone di uno scippo o di un borseggio e il 26,1% è stato scippato o borseggiato, il 23,6% ha subito molestie sessuali di vario genere e gravità, il 10,7% è stato aggredito da uno sconosciuto. Roma è al primo posto in Italia per numero di reati commessi (271.779 nel 2024), seguita da Milano (226.860 reati). Anche in rapporto al numero di residenti, al primo posto c’è Milano (con 69,9 reati ogni 1.000 abitanti) e Roma è al terzo posto (con 64,3 reati ogni 1.000 abitanti)”.
E mi fermo qui.
Quindi, per rispondere alla domanda che ponevo più sopra, questi timori sono solo una impressione? Credo che anche senza scomodare la statistica, il percepito che ognuno di noi ha circa la propria incolumità in certe aree urbane, piuttosto che ad una certa ora della giornata o, peggio, della sera/notte, appare chiara non solo dai dati ufficiali riportati, ma da quel senso di insicurezza che predomina in determinate situazioni non volutamente a rischio, ma nella normalità!

Mi spiego meglio. Chi oggi, dovendo uscire di casa per andare ad assistere ad uno spettacolo teatrale o ad una proiezione cinematografica, si sente sicuro di rientrare al proprio domicilio dovendo prendere un mezzo pubblico – vedi per esempio la metropolitana nelle grandi città come Roma, Milano, Napoli, ecc. – a mezzanotte?
O chi, dovendo prendere un treno, si sente sicuro di percorrere gli ambienti limitrofi le stazioni delle città principali senza preoccuparsi di guardarsi attorno per vedere di non incontrare persone poco raccomandabili, soprattutto di sera?
Ma anche in pieno giorno la “musica” non cambia: ricordate l’aggressione e il sequestro per circa un’ora a un ragazzo quindicenne da parte di una baby-gang della quale sono stati arrestati quattro malviventi di cui tre stranieri e una connazionale? In particolare: un tunisino di 20 anni, l’unico maggiorenne del gruppo, un marocchino di 16 e un siriano di 17 oltre ad una ragazza italiana di 15.
E se un uomo, un maschio, non si sente sicuro, immaginatevi una donna… con il rischio di una violenza carnale oltre a lesioni gravi a cui potrebbe andare in contro in caso di resistenza all’aggressione!

Il punto è che qui non si tratta di “ragazzate”, ma di delinquenti più o meno in erba, armati normalmente di coltelli, che in gruppo ti “assalgono” mettendo a repentaglio la vita del malcapitato che, spesso, sorpreso dalla inaspettata aggressione e per la differenza di forze in campo, sia numeriche che per la presenza di armi, si trova nella quasi totalità dei casi a soccombere.
Ricordate il ragazzo 22enne – uno studente universitario della Bocconi – aggredito a Milano da cinque ragazzi che gli hanno sottratto una banconota da 50 € accoltellando il giovane aggredito procurandogli una lesione permanete e riducendolo in carrozzina?
L’agghiacciante è il senso di indifferenza per ciò che questi delinquenti hanno fatto fregandosene totalmente della vita di quel giovane che hanno massacrato e delle condizioni di invalido in cui l’hanno ridotto: a 22 anni su una sedia a rotelle!
Ancora.
Presso la stazione Termini di Roma una aggressione ai danni di un 57enne italiano – funzionario del ministero delle Imprese e del Made in Italy – è stato picchiato da più persone ed è in gravi condizioni in pericolo di vita mentre in una seconda azione criminale in via Manin, sempre a Roma, è stato rapinato un rider 23enne di origini tunisine a circa un’ora di distanza dalla prima: non si esclude un collegamento tra i due episodi.
A tal proposito sono state fermate due persone: un ragazzo ventenne tunisino – irregolare e con precedenti per rapina e droga – e un 18enne egiziano con precedenti per rapina, ricettazione, porto di armi e oggetti atti ad offendere (magari un “tirapugni”, un manganello telescopico…) già colpito da provvedimento di espulsione a inizio di gennaio di quest’anno, perché irregolare in Italia, e chissà come mai ancora a piede libero, libero di reiterare altri atti criminosi.
ORDINE PUBBLICO
Se a questi episodi sommiamo anche tutte quelle violenze in occasione di manifestazioni politiche e/o in concomitanza ad eventi sportivi (soprattutto, ahimè, le partite di pallone) credo che comunque non riusciremmo a completare il quadro della violenza che caratterizza le nostre città e, in generale, della nostra “ex-bella” Italia!
Un ulteriore triste capitolo è la violenza contro le Forze dell’ordine che sembrano impotenti ad arginare queste realtà, non perché professionalmente non in grado, ma perché “depotenziate” da un sistema politico-giudiziario che sembra tutelare più i facinorosi che non chi li contrasta per dovere istituzionale.
E questo di certo non rassicura.
Quando un agente di Polizia, un Carabiniere, un Finanziere schierati a difesa dell’ordine pubblico vengono letteralmente aggrediti da frange di “antagonisti”/teppisti delinquenti e magari processati se mai dovessero “ferire” qualche “gentile” manifestante che li aggredisce con i pali dei cartelli stradali, con bottiglie anche molotov, con bombe carta, fuochi di artificio, ecc. beh, allora siamo alla frutta…

Chi vi parla e sta scrivendo, ha indossato, seppur per il solo periodo del servizio militare, la divisa di Agente della Polizia di Stato, ma è stato sufficiente per comprendere cosa si provi a stare di fronte ad uno sproporzionato numero di “rivoltosi” (vedi ciò che accade dentro e fuori ad uno stadio di calcio!) rispetto ad un sempre contenuto numero di agenti pur in assetto “antisommossa”…

E immaginate ciò che prova e ciò che rischia un giovane tutore dell’ordine nel tentare di sedare, per esempio, una rissa tra ubriachi – quando interviene l’equipaggio di una volante – mentre si colpiscono a suon di bottigliate, o con spranghe di ferro se non coltelli ed ogni altra forma di oggetto contundente od arma impropria mentre lui è, di fatto, a mani nude perché non può usare l’arma da fuoco di ordinanza in dotazione e non sempre il taser funziona…
Come lo può disarmare, rendere inoffensivo? Con una supplica? Sì, quella rivolta al Padre eterno di non rimanere ferito e – Dio ce ne scampi – non ferire il delinquente, altrimenti il rischio che qualche giudice ti incrimini e condanni per “eccesso colposo nell’uso legittimo di armi” non è da escludere oltre al doverlo pure risarcire economicamente! Dio mio…

Mi sembra che di recente un Carabiniere sia stato condannato a tre anni per aver ucciso un ladro – un 56enne di origini siriane – nel settembre del 2020 nel quartiere EUR di Roma che aveva ferito il collega con un cacciavite, accusato di eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi e via così per ogni atto che le forze dell’ordine compiono, anzi userei il termine “commettono” come se fossero paragonati ai delinquenti che devono arrestare.
E, veramente, mi fermo qui.
RIFLESSIONI
La domanda che principiava questo Blog chiedeva quanto ci si senta sicuri nelle nostre città. Alla luce di quanto solo accennato nella precedente analisi, penso porti ad una scontata risposta: poco e mal tutelati da un sistema giudiziario che non solo sembra tutelare più chi delinque, aggredendo, picchiando, stuprando, rapinando, spacciando, uccidendo – dimentico qualche altro reato? – che non chi è oggetto di tali violenze, il quale se mai riuscisse a difendersi ed avere la meglio, probabilmente si troverebbe pure ad essere sottoposto ad un calvario giudiziario – magari per eccesso di difesa… – e se condannato, anche a dover risarcire in solido l’aggressore, come già accennato più sopra!
Insomma la beffa oltre all’insulto!
E le Forze dell’ordine si ritrovano anch’esse a doverci pensare due volte prima di agire al punto – speriamo ciò non accada mai perché sarebbe la fine dello Stato democratico – a rinunziare a difendere la gente onesta e per bene.
La gente è stanca di questo Stato (ribadisco, di una certa Magistratura…) forte con i deboli (i cittadini onesti) e debole con i forti (i delinquenti). Il rischio è che la gente, per paura, si armi più o meno lecitamente e, per difendersi, dia piglio ad analoga violenza! Vogliamo il Far West? Là, però, almeno, entrambi i soggeti portavano la pistola, la famosa Colt, e chi era più veloce ad estrarla e a mirare correttamente, vinceva… Qui, invece, l’armato è solo il criminale, non il cittadino normale… Che facciamo? Ci armiamo e diventiamo tutti dei John Wayne?
E ancora, non sono assolutamente razzista così come credo la maggioranza del popolo italiano, l’odio razziale si genera anche dalla impunità che questi soggetti provenienti da altri Paesi dell’Africa, dell’Est, ecc. spesso responsabili di reati efferati, rimangano impuniti e i provvedimenti di rimpatrio o di restrizione della loro libertà non vengano attuati nonostante siano stati emessi!
Carceri sovrappiene? Fatene delle altre o rimpatriate costoro. Riabilitazione del reo (Cesare Beccaria docet, ma utopistico rimane…) e integrazione? Mi sembra ci sia un fallimento su tutta la linea perché non bastano le buone intenzioni, poi bisogna concretizzarle e perseguirle altrimenti viviamo (o moriamo?) di pura retorica.
CONCLUSIONE
Mio padre, un ex-Maresciallo dell’allora Pubblica Sicurezza, mi disse sempre due cose.
La prima: “Non fare del male a nessuno, ma non permettere a nessuno di farti del male”.
La seconda: “Stai lontano dalla Magistratura perché sai come entri in un tribunale, ma non sai come ne esci”, anche se hai ragione!
E l’espressione “Meglio un brutto processo che un bel funerale” spero non debba diventare il leitmotiv della nuova cultura della nostra società, alias “Nella circostanza portiamo a casa la pelle, poi chi vive vedrà…”.
Che ne pensate? Mi farebbe piacere, ora, leggere la vostra opinione.
Con la speranza di un cambiamento politico-culturale della nostra Italia, vi saluto.
Vostro Antonio


















