PREMESSA
La tematica che desidero prendere in esame e sviluppare nei limiti del possibile, vista la vastità di argomenti che potrebbero essere chiamati in causa, ha, come sempre, la finalità di far riflettere e, in questo articolo in particolare, su due fondamentali aspetti del vivere comune: libertà e legalità, valori fondamentali di un consesso civile che ultimamente sono stati messi un po’ in discussione, magari non sotto il profilo teorico, anche…, ma soprattutto dal punto di vista pratico, cioè del vivere quotidiano.
DEFINIZIONI
Parto ponendovi una domanda: è solo una mia sensazione, un mio irrefrenabile desiderio di scrivere o questo tema è di estrema attualità? Lo chiedo perché talvolta ho la sensazione, visto e sentite alcune argomentazioni sia sui social che alla TV, che si faccia un po’ di confusione sui due termini.
Per onestà intellettuale e a scanso di interpretazioni personali o di parte, riporto le definizioni tratte dal dizionario online Oxford Languages relative a:
Libertà:
- Stato di autonomia essenzialmente sentito come diritto, e come tale garantito da una precisa volontà e coscienza di ordine morale, sociale, politico.
O dal dizionario online Treccani:
2. Per libertà si intende la condizione per cui un individuo può decidere di pensare, esprimersi ed agire senza costrizioni, ricorrendo alla volontà di ideare e mettere in atto un’azione, mediante una libera scelta dei fini e degli strumenti che ritiene utili a realizzarla.

E, sempre dal dizionario online Oxford Languages, relative a:
Legalità:
- Conformità alle prescrizioni della legge.
O dal dizionario online Treccani:
2. L’essere conforme alla legge e a quanto è da questa prescritto
Bene, chiarite le definizioni, cioè creata la base comune del significato su cui andremo a sviluppare ed approfondire il nostro dialogo, procediamo.

ANALISI
Credo che, come definizioni, in sé stesse non facciano una grinza, ma è la traduzione pratica che crea ed ha sempre e da sempre generato conflitti e discussioni senza una soluzione che avrebbe dovuto e dovrebbe garantire pace e giustizia (altre due “paroline” sulle quali potremmo scrivere un libro…).
Purtroppo l’umana natura, sin dagli albori e oggi in modo particolare come effetto della secolarizzazione, ha strumentalizzato il significato di questi termini usandoli a proprio uso e consumo, sviluppando più che un senso di cristiana solidarietà e rispetto dell’altro per una convivenza pacifica e positiva, una forma di tirannica ragione a senso unico: il proprio!
In sostanza il vecchio, ma non per questo obsoleto, adagio: “La tua libertà termina dove inizia la mia”, o viceversa, vale per me ma non viceversa, appunto. E allora non si parla più di libertà, ma di sopraffazione dove la legge del più forte tende a prevalere, e prevale, sul più debole e indifeso. La legge della jungla ha ancora una volta la meglio (anche relativamente e in sfregio al diritto internazionale…).
Ma se nella jungla, tra gli animali selvatici, è legge di natura, è sopravvivenza, nelle nostre società definite civili, popolate da “animali superiori” – leggi gli “uomini”- non dovrebbe essere e andare così o sbaglio?
Ci troviamo, in altri termini, a relazionarci con il nostro simile più con la clava in mano che con l’uso appropriato della parola cercando di risolvere l’eventuale diverbio con un colpo ben assegnato sul cranio, possibilmente dell’altro. Ma non saltiamo alle conclusioni anche se la tentazione è forte perché certe tesi fanno veramente irritare le persone di buon senso.
“Libertà”: sposerei la definizione riportata dalla Treccani: “Per libertà si intende la condizione per cui un individuo può decidere di pensare, esprimersi ed agire senza costrizioni, ricorrendo alla volontà di ideare e mettere in atto un’azione, mediante una libera scelta dei fini e degli strumenti che ritiene utili a realizzarla”, ma la completerei con la frase “nel rispetto della legalità” perché il punto è proprio qui: libertà, quindi, non è fare ciò che si vuole pur a danno degli altri, ma nel rispetto delle norme vigenti.
Forse sarebbe opportuno che i giovani, ma non solo, comprendessero e facessero loro cosa significa la parola “norma”.
Senza voler ricorrere a ulteriori definizioni accademiche, nella pratica, una norma è composta da una parte detta “precettiva” e una “sanzionatoria”. In sintesi: la parte precettiva dice ciò che si può o non si può fare; la parte sanzionatoria descrive la pena amministrativa/pecuniaria o detentiva/restrittiva della libertà personale che ne deriva per chi non osserva quanto dettato dal precetto stesso.
Chiaro? Un esempio? Esemplificando: se una norma prevede che in caso di furto, il ladro sarà sanzionato con una pena pecuniaria di “x” euro e/o con la pena detentiva di “y” mesi/anni, va da sé che il trasgressore, una volta provata la sua colpevolezza, verrà giudicato da un tribunale e applicata la norma, la regola prevista per quel reato.

Tornando a quanto stavo dicendo, libertà non significa fare ciò che si vuole in sfregio alle norme e ai regolamenti vigenti nelle varie materie che regolano la vita sociale. Se il manifestare un dissenso verso una determinata proposta di legge è definita democrazia, sfasciare vetrine e auto di altri cittadini (parola che significa “possessore di diritti”) è definito vandalismo.

Credo quindi che non occorra scomodare un solone del diritto per spiegare quanto sopra. Differente è non voler accettare le norme che presiedono al rispetto della legalità che, sempre sposando la definizione della Treccani, è definita: “L’essere conforme alla legge e a quanto è da questa prescritto”.
Mi sembra che il cerchio si chiuda… o mi sfugge qualcosa?
Il non rispetto delle leggi viene anche a suggerire una analogia con il termine “anarchia” che sempre il nostro fedele dizionario online Treccani, così definisce:
anarchìa s. f. [dal gr. ἀναρχία, comp. di ἀν- priv. e tema di ἄρχω «comandare»]. – 1. Mancanza di governo, come stato di fatto, sia per assenza di un valido potere a causa di rivoluzioni, sia per inefficienza dell’esercizio del potere da parte di coloro che ne sono investiti.
E
2. In senso storico-politico, dottrina che propugna l’abolizione di ogni governo sull’individuo e, soprattutto, l’abolizione dello stato, da attuare eliminando o riducendo al minimo il potere centrale dell’autorità; sviluppatosi nella 2a metà del sec. 19°.

Va da sé che ciò non può produrre nulla di buono e le cronache dei Tg riportano puntualmente azioni anarchiche caratterizzate da devastazioni e atti di violenza contro le Forze dell’Ordine nei disordini (più che manifestazioni) di piazza!

Danneggiamenti, imbrattamenti, lesioni e, ripeto, devastazioni totalmente gratuite (ma non per chi si troverà a doversi pagare i danni per una vetrina infranta, per un’auto incendiata o, per tutti noi, infrastrutture pubbliche distrutte) sono le caratteristiche che connotano questi gruppi che si macchiano di azioni criminali.

Certo, spezzando una lancia a favore di una società anarchicamente intesa, se il livello di autodisciplina degli esseri umani fosse tale da autolimitarsi nel rispetto dei diritti e doveri degli altri, beh non servirebbero certo delle leggi a regolare i rapporti tra le persone, ma sappiamo che questa è pura utopia…
Purtroppo la natura umana non è costituita di sola bontà e senso civico, in una parola, di rispetto dell’altro, ma di un insito spirito definibile e sintetizzabile con il noto detto latino: “Homo homini lupus” (dal latino “l’uomo è un lupo per l’uomo”) una frase proverbiale che descrive l’egoismo e la crudeltà dell’uomo nei confronti del prossimo.
Dubbi in proposito?
E questi principi si possono applicare ad ogni ambito della vita umana, anche a livello spirituale. Pensiamo per un attimo al “libero arbitrio”. San Tommaso d’Aquino nella Summa theologiae così si esprimeva: «che il libero arbitrio possa scegliere oggetti diversi rispettando l’ordine delle finalità, appartiene alla perfezione della libertà: ma che scelga alcunché travolgendo tale ordine – ciò che è peccare – questo appartiene a un difetto di libertà» cioè sostiene che il poter fare il male proviene sì dalla libertà, ma da un suo difetto, non da una sua perfezione.
E torniamo all’utopia dell’uomo buono… senza traccia di male.
CONCLUSIONE
Come comprensibile, questo argomento è di una tale portata che si perde nella notte dei tempi e nelle diatribe filosofiche sin dall’epoca di Socrate circa, ad esempio, “la involontarietà del male e l’attraenza del bene” o, forse, diremmo noi oggi il… contrario.
È di questi giorni l’approvazione del DDL N. 1509: CONVERSIONE IN LEGGE DEL DECRETO-LEGGE N. 48/2025 – DECRETO SICUREZZA.
Non vi sto a riportare l’aggressione verbale e non solo che su questa legge è nata tra le forze politiche dove, a leggere il testo di cui qui riporto il link:
https://www.giurisprudenzapenale.com/wp-content/uploads/2025/06/1748624782340.pdf
ci si rende conto che la volontà del Governo di cercare di riportare un minimo di giustizia sociale (da non confondersi con la “giustizia dei centri sociali”), di legalità circa le violazioni più eclatanti, quali ad esempio del diritto di proprietà (uno per tutti: il vedersi espropriare o spossessare del proprio immobile regolarmente acquistato o posto in locazione) viene fatto oggetto di ideologiche contestazioni creando un clima di violenza ed instaurando una contestazione da parte della opposizione, inenarrabile.
SI accennava, in origine, al buon senso: ecco mi sembra che stia diventando merce sempre più rara soprattutto a fronte del tentativo del voler sovvertire un ordinamento che cerca di mettere ordine in materia di sicurezza sociale.
Mi fermo qui lasciando a voi di esprimere le vostre considerazioni, nello spazio a ciò dedicato a piè dell’articolo, e comprendendo come andando a toccare i temi delle posizioni partitiche, più che politiche, si possa andare a creare un vespaio: ben venga se può servire a migliorare i rapporti tra Stato e cittadini e tra loro stessi.
Civilmente e con buon senso!
Con affetto, vostro Antonio.

















