PREMESSA
Sarà proprio così? È una domanda che mi pongo e rivolgo a tutte le coppie che vivono una relazione affettiva sia come coniugi che conviventi o fidanzati, ecc. di natura stabile nel tempo e, ovviamente, non saltuaria od occasionale.
Perché questo riferimento temporale? Perché è ovvio che quelle relazioni estemporanee non hanno ragione di rientrare, a rigor di logica, in questa trattazione. Se l’incontro tra amanti, invece, dovesse trasformarsi in una condizione di stabilità nel tempo, quindi in un rapporto parallelo a quello “ufficiale”, allora anch’esso si trasformerebbe dall’avventura occasionale ad una differente forma di convivenza periodica, a “tratti”…
Vorrei fare una precisazione. Qui mi riferisco alla coppia eterosessuale in quanto, non per voler discriminare nulla e nessuno, non ho competenza ed esperienza in ambito omosessuale, maschile e/o femminile. Non vorrei quindi entrare in dinamiche affettive che non conosco.
ANALISI
Quello che vorrei analizzare in questo blog è se il proverbio citato abbia un reale fondo di verità o non piuttosto dei risvolti e delle implicazioni un po’ meno poetiche e romantiche.
La domanda nasce dalla sempre crescente litigiosità tra le coppie che spesso sfocia in separazioni e divorzi, nelle migliori delle ipotesi, senza voler prendere in considerazione anche le conseguenze criminose (ad es. stalking e/o femminicidi). Quali le cause? Molteplici e tra le più svariate anche se di fondo c’è sempre un difetto di comunicazione che mina alla base il sentimento che ha portato i due ad unirsi in matrimonio o in una convivenza di fatto.

Infatti, quando viene chiuso ogni tipo di canale, di dialogo, e si alza un muro invalicabile rifiutandosi di affrontare il motivo del contrasto, allora diventa impossibile risolvere o quantomeno cercare di comprendere cosa abbia portato a quel dissidio. E ciò è grave! Se non si riesce più a comunicare, non c’è più storia… A volte si cerca di usare la via scritta (un WhatsApp, oggi, una mail, ieri o una lettera, nei tempi passati…) perché troppo spesso l’emotività del confronto verbale non sempre aiuta in quanto, nel momento del nervosismo che anima la discussione, viene a mancare la dovuta freddezza e lucida razionalità. Il dialogo si trasforma in una reciproca accusa senza via di uscita arrivando a negare l’evidenza dei fatti e la ragione oggettiva.
Dicevo che molteplici possono essere i motivi che portano i due partner, in senso lato e omnicomprensivo fatto salvo quelli omosessuali nei quali non mi addentro, come meglio specificato in premessa, a discutere premettendo che è inevitabile e, se rimane entro i limiti civili, utile un confronto tra le parti perché ciò aiuta a crescere.

Pensiamo solo ad un aspetto: due perfetti estranei, in linea generale, si incontrano, iniziano a conoscersi, si piacciono, condividono determinati punti di vista, l’attrazione fisica gioca a favore – la cosiddetta “chimica” – e si decide di iniziare un percorso assieme (quello che dovrebbe essere ancor oggi definito come “periodo di fidanzamento”, spesso trasformato, anche in ragione dell’età, in “convivenza” pre-matrimoniale o vita natural durante per scelta o impossibilità a perfezionare, anche legalmente, questo status) per giungere a “giuste nozze”.
All’inizio come un po’ in tutte le cose, l’entusiasmo, gli ormoni della felicità, il buon avviamento e la reciproca intesa, i comuni progetti per il futuro pongono le basi per un progressivo consolidamento della novella famiglia. Il tempo trascorre e man mano che la reciproca confidenza va via via rafforzandosi e si raggiunge la consapevolezza di un rapporto più sicuro, l’accresciuta fiducia dell’uno verso l’altra e viceversa, può subentrare qualche motivo di discussione che inevitabilmente sorge in una vita a due.

La scelta per l’acquisto di un appartamento o di una automobile o, ancora, di mettere al mondo un figlio, possono innescare meccanismi sino a quel momento tacitati o tenuti a freno. Non ci sarebbe stato motivo di tirarli in ballo sino a quando non si sia presentata la necessità di farlo per il desiderio di un cambio di vita, una accresciuta maturità e consapevolezza di ciò a cui si vorrebbe ambire, ecc.
È qui che possono nascere, e nascono, i motivi di tensione che se non trovano la dovuta maturità da parte di lui e/o di lei, innescano problemi di quieto vivere. Il nido d’amore può trasformarsi nel più inospitale degli ambienti e se questa condizione persevera nel tempo, ecco che la iniziale incrinatura si trasforma in lesione più marcata sino alla frattura. L’incomprensione diventa terreno di scontro o perlomeno elemento comburente dell’infiammata ricerca della propria ragione a sfavore/danno dell’altro.
Ma proviamo ad approfondire un po’ di più i motivi, nello specifico, che possono originare situazioni conflittuali tra i coniugi, pur non avendo la presunzione di essere esaustivi in un tema così delicato e variegato almeno quante sono le coppie esistenti…
CONSIDERAZIONI
Proviamo ad elencare sommariamente queste cause:

- Ragioni di natura culturale differente: non parliamo poi se le etnie sono diverse, fattore questo che richiama un vecchio proverbio che così recita “Moglie e buoi dei paesi tuoi”, con un’allusione a scegliere il proprio coniuge nella cerchia delle persone viventi nel proprio Paese, per costumi e usanze comuni.
- Motivi religiosi: immaginiamo e conosciamo cosa accade spesso con i matrimoni misti (ad es. tra cristiani e mussulmani).
- Abitudini pregresse acquisite in precedenti esperienze matrimoniali, soprattutto se persone già adulte che contraggono una nuova unione in età più avanzata.
- Consistenti differenze di età, di solito con l’uomo di alcune decine di anni in più rispetto alla donna (a volte anche 20/30 anni…)
- …
Sono solo alcuni dei potenziali fattori che molto spesso minano la normale convivenza tra uomo e donna mettendo in crisi l’iniziale decisione assunta di voler stare assieme per tutta la vita.

Ma non si sono piaciuti e messi insieme per amore? Certo, certo… ma, purtroppo, se quell’amore iniziale non viene coltivato e alimentato ogni giorno, dandolo per scontato, di fronte ai problemi o alle scelte che la vita impone a tutti, prima o poi, ecco manifestarsi le prime increspature il che, ripeto, è normale, ma occorre che il carattere (il DNA, immutabile) delle due persone e il loro temperamento (su cui si può e si deve lavorare, perché modificabile) vengano opportunamente modulati.
Mi spiego meglio.
La classica affermazione ad appannaggio prevalente del maschio (ma le femmine d’oggi hanno raggiunto e, forse, superato questo gap col sesso forte) è: “Io sono fatto così! Se ti va bene, bene, altrimenti trovatene un altro!” o giù di lì, con varianti personalizzabili e reciproche è l’inizio della… fine se non si ha poi l’umiltà di chiedere scusa.
Ora, al di là del nervosismo che normalmente subentra e domina la discussione, in un crescendo di accuse e attribuzioni di colpe varie, spesso estese a situazioni che nulla hanno a che vedere sul motivo del contendere (classico il “Tua madre…” di lui, la famigerata suocera, o quella di lei…) fanno emergere elementi repressi che trovano sfogo in quel frangente.
Qui permettetemi una riflessione: si afferma che quando uno è arrabbiato, dica anche quello che non pensi, che quelle cose “brutte/cattive” vengano dette con la bocca e non col cuore… Sarà proprio così? O non, piuttosto, che in quelle circostanze l’adrenalina ha rotto i freni inibitori e si esprime veramente ciò che sino a quel momento è stato trattenuto, ossia ciò che realmente si pensa dell’altro/a?
È un dubbio che talvolta mi sorprende…
Tornando alle motivazioni che inducono ad avere una reazione più o meno aggressiva, tra queste si annovera la perdita di rispetto (a tal proposito ho pubblicato un libro dal titolo “Rispetto e disprezzo” su Amazon) e la caduta di fiducia nell’altro che generano evidentemente un forte elemento di rottura. Le conseguenze possono essere quelle di arrivare al tradimento con gli effetti ben noti. A tal proposito vi propongo la lettura del mio libro “Perchè si tradisce? – chi potrà affermare “Io non lo farò mai”? sempre su Amazon. Si dice, citando un vecchio slogan pubblicitario di una nota azienda produttrice di latticini, che “La fiducia è una cosa seria e si dà alle cose serie”. Verissimo!
Proviamo ad analizzare brevemente questo slogan dividendolo in due parti. La prima: “La fiducia è una cosa seria…”. Diamine! Sulla mancanza di fiducia crollano i governi, si sciolgono aziende e consigli di amministrazione, si mina alla base la credibilità di relazioni consolidate, di rapporti umani e di… coppia, appunto.
La seconda, non meno importante: “…e si dà alle cose serie”. Mai una congiunzione “e” è stata così importante, perché la prima parte dello spot avrebbe un carattere talmente generico che perderebbe della sua importanza se non fosse legata alla seconda: “le cose serie”. Sì, perché, paradossalmente, si litiga non per i fatti importanti, sui quali come detto più sopra si discute, magari in modo accalorato, ma “unitivo” bensì è sulle fesserie che si scatena il mondo!
È la questione di principio che porta al braccio di ferro su chi vince quel confronto e, a livello internazionale, talvolta, ai conflitti! L’ostinata esibizione di una superiore personalità basata più sull’arroganza e la forza (fisica e/o bellica) che non su chi abbia oggettivamente ragione in quella diatriba, genera una escalation spesso incontrollata e incontrollabile. È una lotta a chi cede prima o dopo, con il frequente risultato, di fratture insanabili.
Un esempio? “Spegni la luce!”, dice il marito alla moglie che tradizionalmente la dimentica accesa, con la classica risposta: “Spegnila tu che non fai nulla tutto il giorno!” e qui inizia l’avventura, no, non del noto, ai più anziani, “Signor Bonaventura” – personaggio dell’allora Corriere dei Piccoli (1978) creato da Sergio Tofano – con un crescendo di accuse ed insulti sino, ahimè, non solo ad alzare il tono della voce, ma anche delle mani (sperando non munite di qualche coltello da cucina…). E non sto esagerando!
Non è forse in queste circostanze che viene “vomitato” tutto quello che si è accumulato sullo/nello stomaco e represso nel tempo? Ecco perché sostengo che nella fase dell’arrabbiatura si tiri fuori ciò che da tempo, ripeto, cova dentro verso l’altro, magari in modo esasperato ed aumentato, ma con un fondo di verità o, quantomeno, così ritenuta da chi la esprime.
Papa Francesco diceva che è necessario il confronto, la discussione, all’interno della coppia, ma occorre “saper litigare”. Paradossale? No, concreto! In altri termini, bisogna apprendere le regole della corretta comunicazione che se in teoria sono condivisibili, nel momento in cui insorge il contrasto diventano difficili da attuare se non si è abituati a farlo…
Alla base, comunque, deve esserci il reciproco amore che si traduce nel rispetto dell’altro come persona, delle sue idee, del suo punto di vista, apprendendo le modalità di saper ascoltare anche l’altro e non solo esternare la propria posizione, sempre e in assoluto quella corretta, una specie di inappellabile sentenza.

Se non partiamo da questo presupposto, vale a dire che nessuno possiede la verità e che in ogni confronto la ragione non sta solo da una parte, allora non c’è storia…
Ci vuole una vita di continue “limature” della propria personalità per cercare di andare d’accordo, in tante piccole o grandi situazioni, ma basta un attimo per mandare in frantumi anche la più consolidata unione.
Ad esempio, immaginiamo una pesante parolaccia profferita nei confronti di uno dei due coniugi di fronte a persone ritenute, da entrambi, “importanti”: la “figuraccia” rimediata e la perdita di immagine e prestigio di uno dei due offesi, può veramente creare le condizioni per una forte incrinatura del rapporto.
CONCLUSIONE

Dunque, il proverbio che titola questo blog non è così vero e non è scevro di conseguenze quantomeno rischiose? Penso che se ci si limiti alle “scaramucce” che ogni coppia vive nell’arco della propria relazione negli anni, ciò può servire a rafforzare quel legame affettivo perché, passata la “buriana”, volendosi bene, ci si dispiace che quella arrabbiatura abbia prodotto sofferenza in entrambi – ragione sì, ragione no – e quindi il “far la pace” genera una unione più stabile per il futuro.
Sono quegli scossoni di assestamento necessari per definire le “regole” del rapporto, ma è certo che se la cosa dovesse ripetersi per frequenza ed aumentata intensità, beh, allora credo che alla lunga la stanchezza, la frustrazione, la demotivazione porterebbero a far scemare e spegnere anche le più focose e passionali relazioni.
Una sintesi e una altrettanto sintetica analisi della dinamica di una discussione e i fattori da considerare sulla tenuta della relazione nella coppia? In breve:
CARATTERISTICHE DELLA DISCUSSIONE
- Frequenza delle litigate: più o meno ravvicinate tra loro.
- Grado di intensità delle stesse e contenuti: insulti, offese, accuse, minacce, ritorsioni, ricatti, ecc.
- Durata del litigio: qualche minuto, o più ore..
- Modalità: “esplosiva” verbalità o “continua”, logorante, provocatoria, esasperante. Aggressività solo verbale o anche fisica.
- Comunicazione: a senso unico e/o chiusura totale con arroccamento sulle proprie posizioni.

POST DISCUSSIONE
- Durata: ore, giorni… tenuta del puntiglio dopo il litigio.
- Riappacificazione: desiderio di far pace e di perdonarsi a vicenda.
- Crisi: volontà di superare i fattori scatenanti l’episodio.
- Sentimento: livello di amore e capacità di ammettere le proprie colpe.
- Proposito: di evitare di ricadere nelle stesse modalità di discussione.
E nel prosieguo della relazione ricordare di mettere in pratica il suggerimento di Papa Francesco che indicava tre paroline “magiche” per la tenuta di una unione coniugale (ma vanno bene anche per i fidanzati e le persone “accoppiate”…): “grazie”, “scusa” e “permesso” (col senso di “per favore”).
Credo non occorrano ulteriori spiegazioni circa la vera capacità che queste tre paroline possono avere nel perdonarsi reciprocamente (“scusa”…), nel prevenire discussioni (“per favore”…) o nel rafforzare la reciproca riconoscenza (“grazie”…).
O sbaglio?
Con affetto, Vostro Antonio.


















