Antonio Palmiero

DIO NON HA FRETTA… L’UOMO SÌ!

DIO NON HA FRETTA... L'UOMO SI'_AntonioPalmiero

PREMESSA

Questo argomento prende spunto da una riflessione che mi è sorta spontanea riflettendo sulla realtà che stiamo vivendo, non da oggi, ma che oggi, nei nostri tempi, assume, a mio avviso, una valenza più pregnante, pregnanza dovuta a quel senso di ricerca di una giustizia che non riconosciamo più in coloro che dovrebbero garantirla, ma soprattutto in un’epoca in cui sembra essere tutto saturo, tutto estremizzato, segni evidenti di una secolarizzazione in atto che ci genera insicurezza per il futuro e quell’ansia del “tempus fugit!

ANALISI

“Iniziamo bene!” mi sembra di sentir dire da chi ha appena incominciato a leggere questo articolo. In effetti il pessimismo che la premessa induce, non fa una grinza. Ma vorrei procedere con una analisi più tranquilla, in antitesi col suo titolo, almeno per quanto concerne l’essere umano.

Cosa voglio dire?

Semplicemente che l’uomo, per sua natura biologica limitata nel tempo, non è eterno ed ha nel “chronos” il suo maggior “nemico”, ovverosia gli anni di vita a sua disposizione non sono illimitati, anzi… e, oltretutto, quelli “attivi” sono meno ancora perché malattie, decadimenti cognitivi, ecc. ne riducono sensibilmente e ulteriormente la capacità di poter agire.

Sì, non abbiamo iniziato questo argomento in modo molto ottimistico, ma l’oggetto del contendere non è una triste accettazione di un destino volto, nell’arco temporale di una ottantina di anni – uno più, uno meno – a terminare la nostra esperienza terrena, il più delle volte insoddisfatti e delusi di come siano andate le cose nella propria esistenza o nel mondo, in generale, bensì di guardare la realtà del mondo con un’ottica differente.

Provocatoriamente, ma non troppo, ho intitolato questo blog con l’incipit: “Dio non ha fretta…”, ma non perché essendo immortale ha tutto il tempo che desidera innanzi a sé, quanto inteso come capacità di attesa.

Attesa? Ma di chi, di che cosa? Dell’uomo che, invece, sott’intendendo il sostantivo “fretta”, conclude il titolo così: “…L’uomo sì!”.

Dicotomia tra “attesa” e “fretta”…

Cerchiamo dunque di introdurci nel modo in cui il Padre eterno si pone in questa “attesa”, nei nostri confronti, e di come noi invece siamo animati dal principio del “tutto e subito”…

Ma perché sussiste questo contrasto tra noi e Lui? Perché noi di fronte alle storture del mondo vorremmo vederne l’immediata soluzione con relativa giustizia a carico del “colpevole”, da noi giudicato tale. Il Creatore, innanzitutto, e differentemente da noi, in quanto Padre, si rivolge ai propri figli in quanto tali poiché, non dimentichiamolo, siamo tutti Suoi figli, buoni e cattivi, così come in una famiglia il genitore lo è di entrambi i figli, ripeto, buoni e/o cattivi che siano… e anche laddove sbaglino, sempre tali rimangono. Se questo vale per noi genitori imperfetti, immaginiamolo per Dio che è nostro Padre, o no?

La logica che guida il Signore è quella di rispettare i nostri tempi affinché possiamo ravvederci e correggerci dandoci la possibilità, sino all’ultimo respiro, di pentirci e salvarci. Noi no. Se uno sbaglia deve pagare e subito! Punto.

Ora, siccome sono un essere umano anch’io e vivo con insofferenza le tante ingiustizie che costellano la nostra realtà, i nostri tribunali, “di pancia”, la prima reazione sarebbe quella più che di “giudicare”, di “giustiziare” il delinquente, il criminale, lì colto in flagranza di reato, senza appello… E in questo periodo, di situazioni limite che fanno molto discutere l’opinione pubblica in tal senso, ce ne sono veramente tante: a volte c’è l’imbarazzo della scelta da chi iniziare…

Lui, invece, preferisce la misericordia, la pazienza, l’amorevole comprensione, il cercare di capire cosa abbia indotto quell’uomo ad agire nel modo sbagliato, le condizioni che l’hanno portato a delinquere, di fargli comprendere l’errore commesso, ecc. Noi… no!

Per il Signore c’è sempre la possibilità di riabilitarsi perché la Sua creatura non è tutta cattiva o tutta buona, ma una miscellanea di bene e male, quest’ultimo frutto del peccato originale e avendo il libero arbitrio per tal causa indebolito, l’essere umano è più facilmente indotto a peccare con tutte le conseguenze, non solo spirituali, ma anche materiali che ne derivano. E Lui lo sa ed ha compassione perché vede la debolezza e la fragilità dell’uomo nei vari frangenti della vita e attende il nostro ravvedimento.

Per noi, invece, la “riabilitazione del reo”, cioè Il principio moderno secondo cui la pena deve tendere alla “rieducazione del condannato” (presente ad esempio nell’articolo 27 della Costituzione Italiana), di fatto non esiste: hai sbagliato? Ti hanno condannato? Ebbene, quella condanna, pur dopo averla scontata, rimane come segno indelebile sulla tua pelle, come una marchiatura a fuoco!

Per noi esiste la “legge del taglione”: “Occhio per occhio, dente per dente”! Che dire, uguale uguale alla visione misericordiosa del Signore… Per noi vale la legge “tolleranza zero”, ovviamente sempre e solo per gli altri, perché con noi siamo molto più tolleranti…

PARABOLA DELLA ZIZZANIA

Mi sovviene la parabola della zizzania… Ricordate il Vangelo di Matteo (Mt, 13:24-30)? Così recita:

«Il regno dei cieli può essere paragonato a un uomo che aveva seminato buon seme nel suo campo. 25 Ma, mentre gli uomini dormivano, venne il suo nemico e seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. 26 Quando l’erba germogliò ed ebbe fatto frutto, allora apparve anche la zizzania. 27 E i servi del padrone di casa vennero a dirgli: “Signore, non avevi seminato buon seme nel tuo campo? Come mai, dunque, c’è della zizzania?” 28 Egli disse loro: “Un nemico ha fatto questo”. I servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a coglierla?” 29 Ma egli rispose: “No, affinché, cogliendo la zizzania, non sradichiate insieme ad essa anche il grano30 Lasciate che tutti e due crescano insieme fino alla mietitura; e, al tempo della mietitura, dirò ai mietitori: ‘Cogliete prima la zizzania, e legatela in fasci per bruciarla; ma il grano, raccoglietelo nel mio granaio‘”».

Vedete, questa è la pazienza del Padre eterno: dare a tutti la possibilità di riscattarsi dal male, attendere che ogni opportunità data sia stata rifiutata, non sia stata accolta, prima di agire e, a tempo debito, dividere la zizzania dal grano buono e attuare la vera Giustizia, quella con la “G” maiuscola, non la nostra.

Che il male esista sotto tutte le forme possibili e immaginabili che il nemico – Satana – semina a due mani, è fuori discussione, ma che noi dobbiamo indulgere nel nostro cuore in sentimenti di odio e vendetta, è fare esattamente il suo gioco!

Umanamente, il nostro desiderio, animati dal principio “tutto e subito”, come su detto, sarebbe quello manifestato dai suoi apostoli e cioè: “Vuoi che andiamo a coglierla?” in modo da eradicare il problema alla radice. Peccato che non ci rendiamo conto delle possibili implicazioni: “No, affinché, cogliendo la zizzania, non sradichiate insieme ad essa anche il grano”

Consentitemi un esempio pratico, tristemente attuale ai nostri giorni: le guerre tra Russia e Ucraina, tra Israele e Hamas, tra U.S.A. e Iran. Cosa vorremmo? Che i cattivi venissero eliminati a favore dei buoni… Ma già qui si pone la questione di chi siano gli uni e chi gli altri…

Di conseguenza è meglio seguire la via diplomatica, per quanto lunga, a volte farraginosa, ma sempre tendente a porre fine al conflitto bellico piuttosto che continuare a bombardarsi e far morire gente incolpevole e impotente facendo cessare questa carneficina.

Poniamo l’ipotesi che gli U.S.A. siano i “buoni”, ammesso e non concesso, e l’Iran i “cattivi”: forse che l’eliminazione di costoro, i Pasdaran in primis, utilizzando una bomba atomica, non eliminerebbe anche i civili che di quel regime teocratico ne sono vittime da decenni? Quindi, pur esemplificando in maniera “infantile”, pur giustificando l’eliminazione dei terroristi islamici, non si ucciderebbe anche la popolazione civile ed innocente? Come si usa dire: buttar via il bambino assieme all’acqua sporca…

Ecco, senza voler fare accostamenti arditi e col massimo rispetto, il Signore è quel “diplomatico”, quel “mediatore” che cerca col dialogo interiore di far comprendere che quel modus operandi non porta da nessuna parte e che il reciproco scambio di accuse non farà altro che acuire le distanze e la durata di questa strage!

Ma allora dobbiamo sopportare le umane ingiustizie sino a quando moriremo? Mi sembra di sentire nascere questa obiezione, oggettivamente lecita nella sostanza, ma che pecca nella modalità per ottenere/farsi giustizia.

Certamente questa logica e questa pedagogia divina fanno a pugni con la nostra realtà, con la nostra forma mentis, con la nostra fretta, anche legittima, di voler porre fine a tanto odio, a tante morti innocenti, ma il disegno di Dio è per noi imperscrutabile e di difficile comprensione, se non impossibile. Siamo un po’ tutti S. Tommaso: “Se non vedo e non tocco, non credo” che sia possibile, appunto.

PARABOLA DEL FICO STERILE

Mi sovviene anche, circa la pazienza e i tempi di attesa che il Signore ci concede e, al tempo stesso, si riserva, un’altra parabola: quella del fico che non dà frutto, dal >Vangelo di Luca (13,69):

6 Disse anche questa parabola: «Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. 7 Allora disse al vignaiolo: Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno? 8 Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest’anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime 9 e vedremo se porterà frutto per l’avvenire; se no, lo taglierai»”.

Non è forse ulteriore sintesi di questo nostro approfondimento? Analizziamo sinteticamente:

1° – son tre anni

Taglialo

3° – lascialo ancora quest’anno

4° – e vedremo se porterà frutto per l’avvenire

se no, lo taglierai

  • son tre anni”: in questa parabola, sembrerebbe emergere una contraddizione a quanto sin qui affermato: il Padrone della vigna è il Padre eterno che sembra essersi spazientito, aver fretta (qui l’apparente contraddizione…) perché quel fico (che, sterile, rappresenta un inganno: l’assenza di frutti, magari a fronte di una rigogliosa presenza fogliare, è simbolo di falsa apparenza, di ipocrisia, mancanza di carità e giustizia) non dà frutti.
  • Taglialo: la soluzione più pratica ed immediata, “logica”, in quanto chi non produce frutto, sfrutta le risorse senza merito (Perché deve sfruttare il terreno?) va quindi “eliminato” (pari pari la nostra logica…).
  • “lascialo ancora quest’anno”: il Vignaiolo (Gesù Cristo) che intercede per quel fico (estendendo… per noi) ponendosi in mezzo tra noi e Dio, non certo come il “separatore” per antonomasia, Satana, ma al fine di intercedere per noi, chiedendogli ancora tempo affinché l’uomo, pur con fatica (finché io gli zappi attorno e vi metta il concime) si ravveda e possa quella “pianta/uomo” essere salvata/o!
  • “e vedremo se porterà frutto per l’avvenire”: il Signore ha fiducia nella Sua creatura, nonostante tutto, e volendo salvare tutti (non fa distinzione aprioristica tra chi merita e chi no…) rimane in attesa, non passiva, ma speranzosa. Sin che c’è vita, c’è la speranza per una conversione, anche all’ultimo momento.
  • “se no, lo taglierai”: come detto nella Parabola della zizzania: <<“al tempo della mietitura, dirò ai mietitori: “Cogliete prima la zizzania, e legatela in fasci per bruciarla”>> e qui si manifesterà quella Giustizia tanto attesa da noi umani a soddisfazione e ripagamento di tante sofferenze patite per la terrena ingiustizia.

CONCLUSIONE

Il Signore non ci dice che il male non esista e che non vada combattuto, ma ci chiede di non commetterlo e soprattutto di non farsi giustizia da sé, cioè non eliminare chi compie il male bensì offrirgli la possibilità di riscattarsi, di cambiare e produrre frutti di bene. Impossibile? “Nulla è impossibile a Dio” (Lc1,37) e Lui sa come toccare le corde del cuore, della coscienza e scuotere dal torpore della morte chi in quella direzione si è incamminato.

[Nota dell’autore: per chi lo desiderasse, a proposito dei possibili cambiamenti e conversioni, lo invito a leggere il romanzo – da me pubblicato su Amazon – dal titolo: “Viaggio al centro dell’uomo].

Quanto è difficile operare in tal senso e quanto è ancor più difficile riuscire ad accettare questo mistero di salvezza riservato a tutti senza esclusione di nessuno (e questo a volte ci “disturba” perché certi criminali li vorremmo vedere condannati, giustiziati, non salvati, magari all’ultimo minuto, per il male che hanno compiuto…) un disegno che visto su questa terra sembra veramente uno scarabocchio riuscito male, altro che “disegno perfetto”…

Personalmente non intendo convertire nessuno a questa tesi o affermare che sia semplice aderirvi e cambiare il proprio modo sia di pensare che di agire, ma qui subentra la propria fede nell’affidarci, appunto, alla volontà del Signore e alla Sua visione, spesso diametralmente opposta alla nostra e per noi, oggi, oscura, e chiedergli un po’ di quella pazienza che noi non abbiamo più, nemmeno quando attendiamo il “verde” al semaforo…

Con affetto, portate pazienza anche per me… se sono stato troppo “lungo”.

Vostro Antonio.

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