Antonio Palmiero

IL FOGLIO BIANCO

PREMESSA

Urge un chiarimento in esordio: questo Blog non è la riproposizione del libro che ho redatto dal titolo pressoché uguale e cioè “IL FOGLIO BIANCO RACCONTA” col suo sottotitolo “– Cosa potrà mai dirci? ma quanto trovato per terra… Per terra? Sì, ma se avete voglia e vi ho incuriositi abbastanza, proseguite nella lettura.

NOTA: ovviamente su quel foglio, nel corpo del testo, non c’erano le immagini che ho qui inserito per motivi grafici di pubblicazione.

IL RITROVAMENTO

Non si tratta, evidentemente, di un reperto archeologico, magari trafugato da qualche tomba a mo’ di “tombarolo”, ma di qualcosa che non mi sarei aspettato di trovare in modo così casuale… ma state a sentire, o meglio, procedete nella lettura.

Era un pomeriggio di qualche settimana fa, di questa estate 2026 sempre più torrida e, passeggiando lungo una via che attraversa un parco nella zona est di Milano, in una giornata particolarmente calda come ormai da diversi anni accade, mentre ero perso tra i miei pensieri che facevo fatica a mettere assieme, con quella temperatura, nonché alla ricerca di una panchina all’ombra di qualche pianta di alto fusto per trovare un po’ di refrigerio, l’occhio mi cadde su un pezzo di carta che, avvicinandomi, si confermava per quello che era: un foglio di carta bianco, nel formato A4, il classico delle nostre stampanti.

La curiosità fu ovvia e il chinarmi per raccoglierlo, vedendolo ancora pulito, cioè non calpestato o accartocciato, attirò ancor più la mia attenzione. Dava l’impressione di un foglio appena caduto, o da poco, a qualcuno che, camminando e portando in mano o sottobraccio dei fogli, forse in una cartelletta plastificata – quelle a “L”, aperte sia superiormente che da un lato – o in un pieghevole, gli fosse scivolato dagli altri e, caduto a terra, il legittimo proprietario non se ne fosse accorto.

Perché dico “scivolato dagli altri”? Ve lo svelerò al termine di questo articolo, perché mi ha molto colpito… ma andiamo con ordine.

IL FOGLIO BIANCO

Mi fermai, dunque, una cinquantina di centimetri prima, mi chinai e lo raccolsi con doverosa delicatezza, come se stessi per sollevare un reperto storico, non so dirvi perché, ma provai un senso di “misterioso” rispetto per quel semplice foglio: pensai che sarebbe potuto essere un documento importante, ripeto, parte di una documentazione più ampia e nutrita, ma prima di voltarlo e rendermi conto di cosa potesse essere e cosa ci fosse scritto dall’atra parte, feci queste riflessioni.

Il mio primo pensiero andò alla persona che l’aveva perduto e il secondo fu come avrei potuto fare per riconsegnarglielo. Lasciarlo lì, per terra, sulla via di ghiaietta e terra battuta, sarebbe stata una buona idea perché, laddove il legittimo proprietario si fosse accorto dell’avvenuto smarrimento, ripercorrendo la stessa strada, avrebbe potuto ritrovarlo (un po’ come con le chiavi di casa smarrite camminando…) ma, dall’altro, un colpo di vento l’avrebbe potuto allontanare, disperdere, o qualche altra persona meno attratta o attenta, calpestarlo o, ancora, senza controllare, riporlo nel cestino dei rifiuti presente lì vicino.

Non vi nascondo che mi guardai intorno, allungai lo sguardo oltre, avanti a me, nella speranza di trovare qualcuno con sottobraccio quella ipotetica cartelletta… tentativo che si rivelò vano.

Pensate un po’ quante preoccupazioni mi aveva indotto quel pezzo di carta, senza che l’avessi ancora voltato e letto… e decisi di non farlo sin quando non avessi trovato quella famosa panchina in modo da poter procedere, ma in tutta tranquillità e indisturbatamente.

Non ci volle molto e dopo un centinaio di passi la trovai, ombreggiata, senza nessuno con cui condividerla e, grazie al cielo, anche ventilata. Cosa chiedere di più per portare a termine quella “missione”?

Mi sedetti, dunque, feci un bel respiro, come per leggere tutto d’un fiato quell’ipotizzato scritto e, voltata la pagina, iniziai…

LA “LETTERA”

Quel foglio, scritto al PC, iniziava così:

“Signore, non sono un uomo perfetto, lungi da me crederlo o anche solo pensarlo, ma non sono un uomo cattivo se, per tale, si intende una persona che desideri il male degli altri od operi a tal fine. Però sono un uomo con le proprie debolezze, con i propri difetti e relativi limiti.

Ciò che mi dispiace è che la mia fragilità mi porta a ricadere in quei vizi che nella vita ho contratto, come una infezione, e che, pur contro la mia buona volontà o intenzione, mi vedono protagonista nel perseguirli. Non pretendo di aver ragione negli errori che commetto e ripeto, ma posso chiederti una cosa?

Perché, Signore, permetti che trasgredisca la tua volontà? Vorrei ubbidirti e seguire quello che mi chiedi nei 10 Comandamenti, ma come mi volto e mi giro, mi ritrovo sempre in difetto, poco o tanto, ora con l’uno, ora con l’altro e non riesco a resistere alle tentazioni!

Ecco, a proposito, queste “benedette” (o maledette?) tentazioni, sempre pronte a farti inciampare, cadere e ogni volta che cerchi di rialzarti e dire basta, ecco che te ne si presenta una nuova, ancora più allettante! Ma come si fa a resistere?

Signore, sono un uomo di carne e ossa, forte nel fisico, perché i miei muscoli sono sottoposti a non meno di tre allenamenti la settimana di pesistica, e i pesi… pesano, ma mi rilevo molto debole nella mia psicologia, nel carattere che, paradossalmente, sembra avere una forza morale inversamente proporzionale al vigore dei miei bicipiti, tricipiti, ecc.

Perché Signore mi trovo a ricadere sempre negli stessi peccati? Soprattutto, ma questo già lo sai, quelli carnali? A volte cerco di giustificare queste debolezze legate alla mia ancor giovane età, benché sposato da alcuni anni e già con un figlio che va a scuola, ma ciò nonostante non riesco a dominare i miei istinti, i miei impulsi sessuali che mi spingono nella direzione di cercare altrove la soddisfazione di detti stimoli…

Perché Signore non mi hai concesso il potere di dominarli? O, forse, sono io che avendo quelle occasioni non riesco a rinunciare? Mi hai dato un fisico e una beltà che fanno colpo sul gentil sesso ed oggi, in un mondo disinibito dove sono le donne a prendere l’iniziativa e che ti pongono in difficoltà se non dai seguito alle loro più o meno esplicite proposte, “catalogandoti” come “imbranato” – per usare un eufemismo… Ti domando: cosa dovrei fare?

Certo, tu mi ricordi che questo si chiama “adulterio” e se non ricordo male, mi sembra sia il 6° Comandamento “Non commettere atti impuri” a definirlo e, come peccato mortale, mi inchioderebbe all’Inferno se dovessi morire in quella condizione, soprattutto se la morte mi cogliesse prima di essere riuscito a confessarmi e venir assolto o, ancor prima, essermene sinceramente pentito e averti chiesto perdono…

Vedi quanto è grande la mia pusillanimità, ma ti chiedo e ti prego di non offenderti: ma tu, quando sei nato come vero uomo (e vero Dio…) e venuto sulla Terra, dall’adolescenza sino alla tua morte, non hai mai provato questi bisogni carnali? Perdonami se oso chiedertelo, ma se sei stato, come credo fermamente che sia, vero uomo, come hai fatto a resistere alle tentazioni della carne?

A me sembra di impazzire, a volte, anche e soprattutto quando mia moglie si nega… e l’intervallo tra un rapporto e l’altro si allunga… e ciò mi rende ancor più fragile di fronte all’occasione! E credimi, Signore, io amo mia moglie, ma poi cedo in quelle occasioni… Dopo, cerco di giustificare la mia debolezza e, pensando a te, mi dico che tu, ripeto, eri anche vero Dio e quindi per questo potevi resistere alle tentazioni del demonio, così come facesti nel deserto, ma al tempo stesso mi sembra di offenderti a fare questo ragionamento.

In ultimo, come posso sinceramente pentirmi per qualcosa che cerco e senza la quale mi sento “impazzire”?

Signore sono debole, ma sincero: son fatto così, anzi, mi hai fatto così… oh, non voglio dire che sia “colpa” tua, ma ti chiedo di avere pietà di me se un giorno mi troverò di fronte a te, consapevole dei miei errori, dei miei peccati, ma anche del fatto che ciò che ho commesso di sbagliato non l’ho compiuto con l’intenzione di trasgredire per il gusto di trasgredire o, peggio, con l’intento di offenderti o di sfidarti. E un’ultima cosa vorrei chiederti…”

Che cosa avrà voluto chiedergli? Purtroppo questa “lettera”, almeno presumo fosse tale all’interno di un libro – perché ormai non avevo più dubbi si trattasse di un manoscritto – si interrompeva al termine di quel foglio di carta e il seguito non lo saprò mai…

Una cosa, però, al Padre eterno, penso l’avrei chiesta se fossi stato nei panni di quell’uomo: la Sua infinita Misericordia!

[NOTA: sul tema del perdono e della Misericordia, per chi fosse interessato ad approfondire la tematica, lo invito a leggere il Blog dal titolo: “Perdono o castigo? Riflessioni“]

Perché, ognuno è libero di pensarlo o meno, per i nostri meriti non credo faremmo molta strada di fronte al Giudice eterno e temo che quella porta del Paradiso (a volte penso che saremmo già “fortunati” se riuscissimo a varcare quella del Purgatorio…) difficilmente si potrà aprire se pensiamo che a far girare la chiave, in quella serratura, a San Pietro, saranno le nostre “buone azioni”… il che non significa che non le dobbiamo compiere (le famose Opere di Misericordia Materiali e Spirituali: approfondimenti sul mio libro: “Riflessioni teologiche di un laico“) ma con la consapevolezza che senza la Grazia di Dio Padre, difficilmente riusciremmo anche in quell’intento a fronte delle tentazioni che spesso ci distolgono dalle buone intenzioni…

Lo Spirito è forte, ma la carne è debole… molto, troppo!

Sapete cosa penso di quell’uomo che ha scritto quel libro (o del protagonista che citava in quel foglio)? Che due caratteristiche del suo animo potranno salvarlo: la sincerità e l’umiltà!

Sì, la sincerità con cui confessa i propri limiti, qui al vero quello della sua fragilità sessuale di fronte alla tentazione dell’avventura occasionale, così come interpreto da quelle righe, e l’umiltà di riconoscere questa debolezza. A ciò si aggiunga il timore di offendere Dio pur ricadendo con frequenza nel suo limite creaturale.

Credo che se ognuno di noi avesse “semplicemente”, si fa per dire…, queste due virtù, le probabilità di salvezza della propria anima nel momento del giudizio – per chi crede ovviamente in una vita oltre la vita – sarebbero molto più elevate, unite alla carità, cioè all’amore per il prossimo…

Al termine di quella pagina, mi son convinto che quest’ultima fosse senza dubbio parte di un romanzo o, forse, di una autobiografia o di una biografia ma, in ogni caso, un esame introspettivo dell’autore o del protagonista che in questi casi, anche se non è una regola, coincidono, ovviamente usando un nome di fantasia o uno pseudonimo.

Vi confesso che sono rimasto dispiaciuto di non aver potuto leggere quel manoscritto, quanto precedeva quel foglio “bianco”, trovato così voltato per terra, e quanto poi seguiva, ma un effetto l’ha avuto: quello di farmi riflettere sulla natura fallace dell’uomo, sulla difficoltà di resistere di fronte alla prova e sulla speranza in un Dio Padre misericordioso.

Ah, all’inizio dell’articolo, vi ho promesso di svelarvi da cosa avessi capito che era parte di un libro. Ogni promessa è debito e quindi vado a svelarvi l’”arcano”…

In alto, sulla destra del foglio, c’era il numero di pagina, di quella pagina: la 33… neanche farlo apposta, gli anni di Cristo!

Sarà stato un caso, una coincidenza, ma in quella pagina si rivolgeva a Lui e, forse, da Lui stava attendendo una risposta. Speriamo che l’autore di quel romanzo/lettera si accorga dell’ammanco e, prima di pubblicarlo, possa reintegrarlo con quella pagina… il “foglio bianco”.

Con affetto, Vostro Antonio

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2 risposte

  1. E’ certo che lo scrittore non manca di fantasia nel proporre temi interessanti che coinvolgono il lettore costringendolo a serie riflessioni sulle vicende della vita. Ti propone argomenti i quali, man mano che procedi nella lettura, ti obbligano a misurarti con la tua coscienza e a porti delle domande: in pratica a riflettere. La capacità espositiva dell’autore è prorompente e non puoi non esserne coivolto. Argomenti di spessore che vengono declinati in modo chiaro e semplice affinché tutti possano attingere e confrontarsi con queste situazioni che la vita ci presenta. I pezzi di Antonio puntano prima a presentare una situazione e poi, nello scorrere l’articolo, ti ritrovi invischiato come protagonista che deve darsi risposte meditando sul proprio vissuto. Eccezionale!

  2. Caro Carlo, innanzitutto ti ringrazio per l’attenzione con la quale mi segui e per come non manchi di far valere il tuo commento a diversi miei blog. Devo dire che il tentativo e lo scopo per cui redigo questi articoli e scelgo determinati argomenti di natura spirituale, introspettiva, ma non solo, è quello di far riflettere il lettore su quegli aspetti della vita che, vuoi per differente sensibilità, vuoi per superficialità o semplicemente per mancanza di tempo, vengono trascurati o sottovalutati. La vita è una “illusione temporale”, cioè un battito di ciglia, ma quella “oltre la vita” (per chi ci crede…) è eterna! Sbagliare l'”angolo” di entrata o la “porta” di accesso (Inferno, Purgatorio o Paradiso) può significare la perdizione o la salvezza che non avrà più fine. A noi la scelta di quale serratura far girare con la possibilità di ravvederci sino all’ultimo momento chiedendo perdono per i nostri errori, con umiltà, al Padre eterno, confidando nella Sua infinita Misericordia. Con affetto, Antonio

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