PREMESSA
Da Internet:
“Sebbene spesso usati come sinonimi, egoista ed egocentrico descrivono due modi diversi di mettere sé stessi al primo posto. L’egoista si concentra sui propri vantaggi e interessi, mentre l’egocentrico è focalizzato sulla propria visione del mondo e fatica a considerare o comprendere il punto di vista altrui”.
ANALISI
Mi sembra una bella partenza… Direi che, umanamente parlando, pur essendo concetti differenti, sebbene considerati analoghi, almeno nell’uso comune, entrambi mettono in luce un aspetto della personalità che non esalta l’intelligenza dell’uomo.
Quante volte abbiamo sentito, in occasione di una discussione, di un litigio, magari anche con un agente delle Forze dell’Ordine – un agente della Polizia stradale o locale – che ci contesta un’infrazione del codice della strada, l’espressione: “Lei non sa chi sono io!” e in un eccesso di impeto o di collera aggiungere: “Io sono un avvocato…” (non essendolo…) rischiando di aggiungere, per sé stessi, un danno ancor maggiore di quello contestato.
Perché? Perché l’art. 498 del Codice Penale disciplina il reato di usurpazione di titoli o di onori e “Punisce chiunque si attribuisca abusivamente gradi accademici, titoli, decorazioni o qualità inerenti a cariche pubbliche e professioni che richiedono una speciale abilitazione dello Stato, oppure chi indossa pubblicamente divise o abiti ecclesiastici senza averne diritto” benché oggi depenalizzato e ridotto a sanzione amministrativa.
Non voglio entrare nel merito di una disquisizione giuridica, ma ho voluto mettere in evidenza come un eccesso di “sopravvalutazione” di sé stessi possa indurre a comportamenti non privi di conseguenze.
Ciò che però desidero sviluppare con voi sono, maggiormente, gli effetti relazionali che queste due caratteristiche della personalità possono generare tra le persone nella comune convivenza sociale.
L’EGOISTA

Riprendendo la definizione in premessa e cioè: “L’egoista si concentra sui propri vantaggi e interessi” credo già dia la misura della persona in sé, di come si rapporti con gli altri e a cosa può mirare la sua “amicizia” con qualcuno che, in buona fede, gliela concede. Presto si accorgerà che il rapporto unitivo è esclusivamente mirato ad ottenere un vantaggio, vuoi di natura economica, vuoi di introduzione in determinati ambienti, ecc.
E se avessimo bisogno di lui? Scordatevelo! Oggi viviamo in una realtà sociale tale per cui ognuno cerca di ottenere dei benefici, anche a scapito degli altri, tutelando i propri interessi anche se questo potrebbe comportare dei danni a carico di altre persone.
Purtroppo, anche nell’ambito lavorativo, si verifica che dalla propria professione si cerchi di ottenere solo ed esclusivamente i vantaggi che ne possono derivare, escludendo le responsabilità e gli oneri che comporta. Oltre all’egoismo, qui si manifesta, soprattutto in ambito pubblico, ma non solo, un disservizio a danno della popolazione.
Perdonatemi un accostamento molto ardito. Nella Bibbia (Esodo 3,14), di fronte alla domanda di Mosè a Dio Padre presente nel roveto ardente, il quale chiese quale fosse il nome di Colui che lo mandava dal faraone per chiedere la liberazione degli Israeliti dall’Egitto, Dio rispose con queste parole:
14 Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». Poi disse: «Dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi».
Quindi la parola/espressione “Io-sono” assume nella Bibbia un valore e un significato sommo: è Dio! Pensate invece quando la usiamo noi umani come premessa a ciò che seguirà: “Lei non sa chi (io) sono…” di certo non confrontabile col versetto in Esodo 3,14… che rimane incommensurabile!
Se pensiamo all’etimologia del termine “ego”, prefisso dei due termini oggetto del nostro approfondimento, derivante dall’antico etimo latino e greco, il termine significa letteralmente “io”, pronome personale. È nello sviluppo e nell’accezione psicologica e filosofica che ha assunto il significato di “coscienza” così come nell’uso quotidiano viene considerato come una sopravvalutazione di sé stessi, spesso associato ad un atteggiamento superbo, orgoglioso.
Aggiungerei che l’egoista, passatemi questa espressione, ha gli occhi “ricurvi su sé stesso” o, alla Narciso, vede solo sé stesso ignorando la realtà circostante, meno fortunata e bisognosa. Il motto dell’egoista è: “Sto bene io? Stanno bene tutti!” che assimila anche un atteggiamento menefreghista quando non strafottente.

Costui, le Opere di Misericordia corporali e spirituali non sa nemmeno cosa siano e delle Beatitudini credo le abbia interpretate come un “Beato…me”.
[Parentesi: per chi volesse approfondire questi ultimi due argomenti, suggerisco il libro da me redatto: “Riflessioni teologiche di un laico”].
Ora non voglio scadere nella solita retorica “buonista”, di quelli che si stracciano le vesti perché vorrebbero fare, aiutare (a parole…) il prossimo, ma non muovono un dito per farlo e men che meno elargiscono una qualsiasi somma ad associazioni umanitarie note o, direttamente, a chi ne avesse bisogno. Del resto, sappiamo che “delle buone intenzioni è lastricata la via che porta all’Inferno…”.
Oggi come oggi, l’indifferenza, che è la conseguenza prima dell’egoismo, cioè il disinteressarsi di chi è nella necessità, fisica o psicologica, per malattia o per ragioni economiche, è riscontrabile e palpabile, sotto i nostri occhi, ma l’egoista preferisce non vedere. Parafrasando Dante: “Non ti curar di loro, ma guarda e passa”, ben sapendo che nel canto III dell’Inferno dantesco questa espressione (“Non ragioniam di lor, ma guarda e passa” nella forma corretta) espressa da Virgilio, invitava Dante a non curarsi degli ignavi.
L’egoista la riadatta e la estende a tutti, non solo agli “ignavi” d’oggi, coloro cioè che non fanno nulla, non prendono nessuna decisione, nessuna iniziativa per cercare di migliorare la propria condizione o di risollevarsi da una situazione di indigenza, ma attendono un intervento assistenzialistico, il che potrebbe anche starci ma, oggettivamente, limitatamente a coloro che sono stati meno fortunati nella propria vita, non a chi non ha voglia di impegnarsi, gli “inattivi” dei nostri tempi.
L’egoista è anche un cattivo cristiano che vede nel Comandamento dell’Amore (“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza” e “…amerai il prossimo tuo come te stesso”. Nel Vangelo di Giovanni, si aggiunge il comandamento “nuovo”: “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”) uno “specchio”: si vede, cioè, oggetto e soggetto di amore, ma solo per sé stesso, appunto!
E per gli altri? Se ce n’è… praticamente nulla e mai. Triste, ma è così e credo che di fronte a Dio Padre questo peccato deponga veramente male se pensiamo che Lui ha donato la propria vita per noi (ed anche per gli egoisti di quel tempo e… di oggi) gratuitamente, per la nostra salvezza: non mi sembra poco…
E l’egoista cosa fa? Per “ricambiare” questo gesto d’amore, si impossessa dei beni altrui, potendolo fare, e nulla concede del suo come se, nell’aldilà, si potesse portare con sé i suoi beni. Occhi ricurvi su sé stesso e miopi, molto miopi!
L’EGOCENTRICO
E l’egocentrico? Riprendiamo la definizione in testa a questo articolo: “…l’egocentrico è focalizzato sulla propria visione del mondo e fatica a considerare o comprendere il punto di vista altrui”.
Meglio dell’egoista, uguale o peggio? Non sta a me dare giudizi di merito o stilare una graduatoria, ma di certo questo atteggiamento non facilita certo la comunione fraterna, il dialogo, la condivisione. Spesso l’egocentrico si trincera dietro le proprie posizioni e non concede spazio ad altre visioni relativamente ad un determinato problema e non è aperto a porre in discussione la propria posizione. È, a mio avviso, una forma diversa, più latente, di egoismo, nel senso che si è gelosi della propria opinione e non la si “concede” ad altri per una valutazione differente. A mo’ di Faraone: “Così sia detto, così sia fatto!”. Punto e basta!
Quel modo di vedere e pensare è suo ed esclusivo, non trattabile. Potremmo dire che molto spesso, anche se non automaticamente, l’essere egocentrici è l’altra faccia della medaglia chiamata “egoismo”.
L’essere concentrati sulla propria visione del mondo, equivale ad escludere il parere altrui e ciò non certo per il bene comune, ma prioritariamente per il proprio ed è qui che scatta la componente egoistica della persona.
Purtroppo, ultimamente, anche a livello internazionale, assistiamo impotenti a Capi di Stato che, ognuno per le proprie ragioni, per i propri interessi, sembra non siano più in grado di dialogare, fermi ognuno sulle proprie posizioni non sindacabili, non negoziabili. Sembra che le diplomazie abbiano abdicato a favore della prepotenza egocentrica e caratteriale dei soggetti in campo con le conseguenze sotto gli occhi di tutti: guerre, distruzione, fame e… morti!
Il titolo di questo Blog recita: << “Io… me!” L’egoismo egocentrico>> volendo sottintendere ed assimilare i due aspetti, ripeto, spesso comuni nella stessa persona. Direi che sia l’opposto dell’empatia, cioè del “mettersi nei panni dell’altro” ossia di cercare la comprensione del punto di vista altrui.

Di certo non è piacevole trovarsi a discutere con chi è affetto da questa “patologia” frequentemente associata ad una mania di protagonismo in cui egoismo e egocentrismo si mescolano assurgendo ad una autocelebrazione del soggetto come detentore della verità in ogni frangente o su ogni argomento oggetto di confronto.
CONCLUSIONE
Penso che chi sia “affetto” (perché oltre certi livelli diventa una vera e propria malattia “tossica”…) da queste caratterialità non viva bene, anche se in apparenza potrebbe farlo sembrare: l’egoista, vive nel timore che qualcuno possa “detronizzarlo”, porlo al “secondo posto” e fargli perdere quei vantaggi a cui mira e brama di ottenere, e non perdere, in ogni campo di suo interesse; l’egocentrico, diventa insopportabile e viene sistematicamente escluso con la conseguenza di ritrovarsi solo, vittima di sé stesso, frutto della sua mancanza di flessibilità nel porsi in discussione.
Dunque? Direi che sono due cattivi compagni di vita e che prima riusciamo a liberarcene o, almeno, a ridimensionarli e meglio viviamo e facciamo vivere chi avviciniamo o, Dio non voglia, conviviamo.
P.S.: nulla ha a che vedere quello che chiamiamo “sano egoismo” la cui definizione condivido e riporto da Internet:
“L’egoismo sano (o assertivo) è la capacità di dare priorità al proprio benessere e ai propri bisogni senza danneggiare gli altri. Non si tratta di prevaricazione, ma di amor proprio: significa imparare a dire “no”, porre dei limiti e ricaricare le proprie energie per poter essere più presenti ed equilibrati anche con chi ci circonda”.
E del “sano egocentrismo”? Qualcuno lo assimila come definizione a quella appena descritta partendo dal concetto di associare tra loro i due concetti ma, a mio giudizio, qui si entra più in un aspetto semantico che sostanziale: nel loro eccesso sono difetti, nella loro “normalità”, nella versione “sana”, sono parte integranti della nostra umana realtà.
A voi trarre le vostre conclusioni e analizzarsi umilmente se si rientri o meno in queste due tipologie, o in una di esse, e laddove fosse, correggersi per tempo, sia per stare meglio con sé stessi che con gli altri ed evitare derive patologiche…
Con affetto, Vostro Antonio.




















