Antonio Palmiero

SIAMO ANCORA CAPACI DI GUARDARCI DENTRO?

SIAMO ANCORA CAPACI DI GUARDARCI DENTRO

PREMESSA

Da Internet riporto la seguente definizione: “L’osservazione diretta e consapevole della propria vita interiore: pensieri, emozioni, sentimenti e motivazioni, letteralmente, significa “guardare dentro” (dal latino introspicere) ed è un atto di auto-esplorazione volto a comprendere la propria identità, le debolezze e i processi mentali”.

Il titolo di questo Blog, quindi, sarebbe potuto essere: “SIAMO ANCORA CAPACI DI FARE UNA INTROSPEZIONE?” che si può anche leggere come la capacità di leggerci dentro. Ma perché, è così importante farlo? Proverò ad esprimere il mio pensiero e svilupparlo “assieme” a voi…

ANALISI

L’obiettivo di questa analisi è quello di riflettere su noi stessi calati nella realtà giornaliera, senza scomodare eccessivamente psicologia e filosofia, ma molto semplicemente analizzare il nostro vivere quotidiano immersi nella routine dei nostri impegni professionali, familiari e dei fatti che ci accadono e dei quali non possiamo fare a meno che osservarli e trarre le nostre conclusioni e i relativi comportamenti.

Chiarito il fine, vediamo da che punto partire. Da che punto? Ma da noi stessi!

E qui iniziano le prime difficoltà. Siamo ormai talmente immersi in una società, globalmente intesa, che opera in noi un’azione centrifuga, ci proietta, cioè, fuori da noi stessi, a tal punto da non consententirci di riflettere, di analizzare con calma le cose prima di prendere una decisione, qualunque essa sia.

E gli effetti si vedono, anche nel mondo delle truffe digitali: induzione di ansia legata alla velocità di esecuzione delle operazioni richieste e sollecitate facendo leva sul non far ragionare la persona oggetto di quella truffa. È chiaro che qui parliamo di “professionisti” disonesti… ma per far capire come si giochi sul fattore “velocità di risposta”.

Quello appena detto è un esempio estremo, anche se non infrequente visto i tanti casi denunciati da persone truffate da finte banche, finti carabinieri (classico quella del finto “Maresciallo”…), ecc. ma ciò che intendo sottolineare è come siamo spesso vittime di noi stessi, ovvero della nostra più ridotta capacità di riflettere sulle circostanze che ci accadono.

Mille gli impegni, le scadenze, gli appuntamenti, ecc. che ci pongono sempre in agitazione spostando la nostra attenzione al di fuori di noi stessi. Chiedo: e quando troviamo un attimo di tempo per pensare a noi?

Qualcuno potrebbe domandarmi: ma perché è così importante farlo?

Già il porre questa domanda dovrebbe farci capire come siamo distratti da ciò che siamo, da chi siamo, da come agiamo e perché…

Frequentemente sono più le domande non evase che le risposte, ma sino a quando le situazioni di vita scorrono, non sentiamo il bisogno di fermarci, anzi, spesso, acceleriamo il nostro modus operandi.

Ma perché dovremmo fermarci e analizzarci interiormente? Non è forse una perdita di tempo? A cosa serve?

Ecco, vedete, è proprio qui il punto: abbiamo addirittura perso il senso della motivazione ad una introspezione. Non sentiamo più l’esigenza di fermarci ed analizzare la nostra realtà interiore, le nostre emozioni, ciò che ci agita interiormente. Viviamo agendo quasi in automatico, forti di una esperienza pratica di vita che ci consente di sopravvivere, più che vivere pienamente la nostra esistenza.

Pensiamo, però, quando ad un certo punto, magari per una questione di lavoro, di salute, familiare, affettiva, ecc. andiamo in crisi: quei supporti esterni (la nostra esperienza, la nostra cultura, le nostre competenze, ecc.) su cui abbiamo sempre confidato ci vengono meno e/o non sono in grado di confortarci in quella circostanza.

Allora ci vediamo costretti a fermarci e a riflettere come possa essere accaduto, proprio a noi, quella cosa inaspettata. Ci chiediamo se e cosa abbiamo sbagliato, dove e quando, e la nostra mente viene offuscata da una serie di quesiti che vanno a turbare il nostro “quieto” (si fa per dire…) vivere.

Ed è in questo preciso momento che ci accorgiamo della difficoltà a concentrarci su di noi, ad esaminare i nostri stati d’animo, ad interrogarci su quei sentimenti e su quelle emozioni che nascono dentro noi stessi.

Ed è triste perché solo allora ci rendiamo conto dell’importanza di conoscerci, di comprenderci, di scoprire la nostra interiorità che ci consentirebbe innanzitutto di non sbandare, di mantenerci saldi nella consapevolezza dei nostri valori o, Dio non voglia, della loro assenza… per poi poter reagire positivamente e rialzarci da quella crisi che stiamo attraversando.

Chi di voi, leggendo queste righe, non ha fatto mente locale a situazioni personali analoghe? Chi, almeno una volta nella propria vita, non ha dovuto affrontare problemi che hanno messo alla prova la sua stabilità emotiva? E cosa avete fatto in quelle circostanze?

Probabilmente le reazioni potranno essere state mille diverse tra loro, ma penso riassumibili in categorie quali la rabbia, lo sconforto, l’aggressività o la depressione e, spero, qualche volta, la razionalità anche se subentrante dopo questi stati d’animo, frequentemente presenti alternamente tra loro.

Ma quanti si sono fermati, chiusi in una stanza, a farsi, non tanto un esame di coscienza, quanto piuttosto una valutazione sul proprio modo di agire, di relazionarsi col prossimo, su quali valori fondanti ha costruito la propria vita?

Personalmente, quando ho vissuto situazioni che mi hanno turbato, ho avuto la forza di fermarmi, fare il vuoto attorno a me, cercare di svuotare la mente e tacitare quel pensiero disturbante la mia serenità senza dare ulteriore spazio all’inconscio, ma limitarlo pensando a ciò che di positivo scaturiva dalla mia interiorità.

Il meditare su quei valori alla base della mia realtà di uomo, costitutivi della mia crescita, depurati da tutte le incrostazioni e le sovrastrutture che man mano tendono ad accumularsi e a condizionare la vita quotidiana, mi ha permesso di superare quelle circostanze sfavorevoli.

SUGGERIMENTO

Ma di quali mezzi pratici mi sono avvalso? Quali posso suggerire perché siano potenzialmente utili anche a chi mi sta leggendo? Non si tratta di pratiche yoga, esoteriche, ecc. ma semplicemente di letture di libri di spiritualità, magari una pagina letta e riletta più volte, meditata, appunto, concentrandosi sul significato di quelle parole, di quel messaggio.

Già questo porta automaticamente a distogliere la mente dal problema incipiente dando, quasi paradossalmente, una maggiore lucidità per affrontarlo in modo vincente. La concentrazione passa dal problema alla soluzione senza che ce ne rendiamo conto perché la calma interiore libera la mente da quelle “tossine” che l’ansia e la preoccupazione generano copiosamente ottundendo la nostra capacità razionale, precludendoci quell’ispirazione che potrà risolvere la questione che ci sta assillando.

Chi crede, poi, direi che abbia una marcia in più perché dall’analisi delle proprie emozioni, rivolgendosi al Signore, alla Sua Parola – il Vangelo – trova in quelle pagine, tra quelle righe, in quelle parole, la pace del cuore derivante dalla sicurezza dell’affidamento a Lui e dalla certezza che il Signore non abbandona mai nessuno di chi si rivolge a Lui con fede. E questo non è poco…

La preghiera del cuore, scaturita dall’introspezione sincera e profonda, tocca le corde più profonde della nostra sensibilità, restituendo a noi stessi, spogliati da quelle ansie che la nostra società ansiogena ci genera, la calma e la serenità indispensabili per riacquistare il nostro equilibrio interiore.

E per chi non avesse il dono della fede? Credo che il percorso potrebbe essere analogo, sostituendo un libro di spiritualità con uno di filosofia, di psicologia o altro ancora se ciò potrà consentirgli di entrare in sé stesso, ma la mia esperienza è quella qui descritta.

Passatemi la battuta: “diffido dalle imitazioni” e non garantisco analogo risultato…

CONCLUSIONE

Ritagliamoci, anche nella normalità della quotidianità, uno spazio sia fisico che spirituale, silenziando il rumore di fondo che il mondo ci propone distraendoci da noi stessi, creiamoci dei momenti di silenzio in cui poterci leggere dentro ed ascoltarci affinché la nostra esistenza non sia agitata e condizionata dalle preoccupazioni, che ci sballottano da un problema all’altro, ma venga guidata da una maggiore consapevolezza di noi stessi e da una più accentuata capacità riflessiva.

Buona introspezione a tutti, dunque!

Con affetto, Vostro Antonio.    

Quello che hai letto ti è piaciuto?

Condividi questo post con i tuoi amici

2 risposte

  1. Buongiorno,
    molte volte mi piacerebbe tornare indietro nel tempo e provare a vivere nel periodo dei miei nonni.

    Ho espresso questo desiderio perchè mi piacerebbe provare sulla mia pelle cosa si provasse a non “correre” o a non essere pieni di impegni come ai giorni nostri.

  2. Caro Giuseppe, da come leggo, mi sembra che tu possa essere giovane, ma non giovanissimo. Il tuo desiderio di vivere l’esperienza vissuta ai tempi dei tuoi nonni, evidenzia come lo stress che vivi, segno tipico dei nostri tempi, ti abbia portato ad una riflessione introspettiva e ad una prima valutazione sul senso del nostro “correre” quotidiano con le relative conseguenze, pensando al significato di tanto affannarsi. Credo che se la lettura di questo articolo abbia prodotto in te la necessità di riflettere su questo aspetto e ad evocarti una “nostalgia” per un’epoca da te non vissuta ma, presumo, narratati dai tuoi nonni, significa che ne hai apprezzato la finalità: fermarsi per guardarsi dentro ed interrogarsi sul proprio modus vivendi, segno di maturità. Con affetto, Antonio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il mio romanzo spirituale

Anche i morti hanno bisogno dei vivi

antonio-palmiero-anche-i-morti-hanno-bisogno-dei-vivi-mockup-libro

Altri racconti spirituali di Antonio Palmiero

La newsletter per lettori appassionati

Una mail che vorrai sempre aprire