Antonio Palmiero

SCUOLA

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Quella che seguirà è una poesia scritta anni fa, già padre di due gemelli, e che ho ritrovato in una raccolta di scritti, racconti conservati in una vecchia cartelletta di cartone…

Volutamente non ho modificato alcunché anche se, rileggendola, qualche variazione ci sarebbe potuta stare, ma, come si dice, ho voluto rispettare il sentimento che l’ha animata a suo tempo senza apporre modifiche che ne avrebbero tradito l’autenticità originale.

A voi il commento, se lo vorrete, da redigere in fondo al presente Blog.

Una nota: tra le “…” virgolette e in corsivo, ho voluto descrivere una versione della scuola “vecchio stampo”, mentre dopo i tre asterischi *** ho ripreso contatto con la nostra realtà, di ieri, ma anche di… oggi.

Ora, andiamo a leggerla.

Scuola

“Un tempo questa parola evocava, in chi la sentiva, rispetto e timore,
soprattutto per chi la rappresentava, austero nel modo e nel nome: il Professore!
Ed era sì tanto temuto e rispettato, ma sotto il suo aspetto burbero e severo,
spesso, col cuore, la sua missione esercitava per quell’allievo che, forse, non meritava più di… zero!

Ma in lui c’era il desiderio di veder risollevare quello studente che, con buona volontà e impegno,
la materia cercava di apprendere al meglio e al meglio delle sue possibilità e del suo ingegno,
senza però voler infierire su quelle lacune che, onestamente, potean anche da lui dipendere,
dal suo modo di trasferir la conoscenza e non sol dalla durezza del giovane di comprendere.

E grande era la soddisfazione quando “l’ultimo della classe”, da dietro la lavagna,
posto a lui riservato come per fatal destino, uscir da lì potea con la risposta esatta: che cuccagna!
E la festa si dilatava per tutta la classe che, solidale, esultava assieme al riabilitato amico,
non più “in disgrazia”, e la solidarietà dei compagni “l’onta subita” gli facevan dimenticar, io dico.

Pur nella difficoltà, l’allievo sapeva sempre di poter contare sulla umana comprensione
di colui che, col suo giudizio, poteva l’anno scolastico inficiar, con tanto rammarico e delusione.
Ma mai sentimenti di ingiustizia venivan fomentati o nascean nella mente dello scolaro bocciato
perché il rapporto docente-discente era sull’onestà e reciproca condivisione impostato”.

***

Or dunque, son desto o sto sognando?
Ma di quale scuola vado farneticando?
Ingiustizie e malumori sempre han caratterizzato il difficil rapporto studente-insegnante-famiglia!
Cosa, dunque, sto dicendo? Quel che scrivo io desidererei, ma chi mi legge, forse, di ciò si meraviglia!

Poco, purtroppo, c’è da meravigliarsi se, per maestro (parola desueta, ormai…) c’è uno stipendiato
che il più delle volte, nel mondo del lavoro, altro non ha trovato
se non quello di rifugiarsi in una scuola dove la sua frustrazione scaricar prova
a scapito di quello sfortunato allievo che subir, di fatto e senza colpa, si ritrova!


Dov’è il senso di responsabilità di coloro che per scelta, non per necessità,
l’amor della cultura dovrebbero trasmettere alle menti di quei giovani, per i quali tutto è novità,
avvicinandoli allo studio delle materie, non con lo spauracchio del “debito”, ma con curiosità
di conoscere ed apprendere ciò che, poi, servirà loro nella quotidiana realtà?

Ma ringrazio Iddio per quei pochi e ancor presenti insegnanti che della loro attività
ne han fatto una ragion di vita e, pur tra mille difficoltà,
san far apprezzare sé stessi e la materia che insegnano, per serietà, comprensione e professionalità,
non per questo elargendo, a due mani, voti alti e promozioni con facilità.

Ma qualcosa far si potrà per trasformare l’Utopia in Realtà?
Desiderio costretto nell’onirico limbo o forza provocatoria che il cuore toccherà?
Perché ancor una volta reprimer non si può ciò che di sbagliato continua ad emergere
in un pressapochismo che grida vendetta in chi a questi compromessi non vuol assurgere
uniti ad una arroganza e ad una protervia che mal si addicono a chi, col proprio agire,
a quei ragazzi, oggi, professionisti, domani, la vita può negativamente condizionare.

E tu, Professore, con la “P” maiuscola, da che parte decidi di stare,
anche se, ripeto, pur tra mille difficoltà, da papà e uomo adulto, capisco che devi anche… “campare”!?

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In attesa dei vostri commenti, con affetto, vi saluto.

Vostro Antonio.

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