Antonio Palmiero

 LA DEVOZIONE AI SANTI È FEDE O IDOLATRIA?

LA DEVOZIONE AI SANTI E' FEDE O IDOLATRIA?_AntonioPalmiero

PREMESSA

Proviamo a dare una possibile definizione di “devozione” tratta da Internet:

“L’espressione indica il sentimento di venerazione e di affidamento rivolto verso figure celesti considerate protettrici o intermediarie”, riferita al termine in parola.

Il quesito che invece vogliamo approfondire è se questa pratica religiosa sia un atto di fede o non piuttosto un gesto superstizioso quando non idolatrico (“adorare” le statue o le immagini…).

È un tema che periodicamente viene sollevato e riproposto e che pone in “crisi” i credenti, più o meno convinti e più o meno preparati, facilmente turbabili dalla prima affermazione detta con convinzione da chi non crede o è di fede differente da quella cristiano-cattolica, generando disorientamento.

Ciò detto, proviamo a fare un po’ di chiarezza su questo tema apparentemente di interesse prevalentemente teologico e lontano dalla quotidianità della gente. Ma è proprio così?

ANALISI

Prima di addentrarci nello specifico, pongo una domanda: siamo proprio sicuri che l’argomento non interessi la gente comune? Chi di noi, onestamente, nel momento del bisogno, per una malattia, un rovescio finanziario, un disastroso evento della natura (terremoto, tsunami, tromba d’aria, ecc.) non si è mai rivolto ad un Santo per essere aiutato in quella circostanza? Penso che chi crede, ma anche chi non è proprio un fedele praticante, nel silenzio del suo cuore e nel momento del bisogno, a “qualcuno” si sia rivolto sperando potesse proteggerlo o aiutarlo a risolvere la sua vicissitudine… Non è forse un’espressione popolare quella che recita: “Non so più a che Santo rivolgermi!”?

Ma vediamo da cosa nasce questo contrasto tra chi venera (non “adora”…) le immagini sacre e chi condanna questo atteggiamento come superstizioso, scaramantico o addirittura idolatra rifacendosi, niente po’ po’ di meno che alla Bibbia! Ma perché, cosa c’è scritto nella Bibbia? Ascoltate.

In Esodo 20:4-5 si legge: “Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra”;

e in Deuteronomio 5,8-9 si legge: “Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai”.

Quindi ha ragione chi afferma che noi cattolici siamo “idolatri” e contravveniamo alla Parola contenuta nella Bibbia? Credo sia necessario fare un chiarimento.

Nel Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC), al n° 240 e in riferimento agli articoli 1159-1161-1192 del C.C.C. viene così specificato:

240. Qual è la finalità delle sacre immagini?”

“L’immagine di Cristo è l’icona liturgica per eccellenza. Le altre, che rappresentano la Madonna e i Santi, significano Cristo, che in loro è glorificato. Esse proclamano lo stesso messaggio evangelico che la Sacra Scrittura trasmette attraverso la parola, e aiutano a risvegliare e a nutrire la fede dei credenti”.

E i citati articoli, così meglio precisano la questione:

“I numeri 1159-1162 del Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC) affrontano il tema delle sacre immagini e dell’iconografia cristiana, spiegando perché e come la Chiesa cattolica consideri legittimo e prezioso raffigurare i misteri della fede attraverso l’arte”.

Traggo da Aleteia, in un articolo di Philip Kosloski pubblicato il 28/7/2017 e tradotto dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti:

“Il Catechismo della Chiesa Cattolica spiega tuttavia che “fin dall’Antico Testamento, Dio ha ordinato o permesso di fare immagini che simbolicamente conducessero alla salvezza operata dal Verbo incarnato: così il serpente di rame, l’arca dell’Alleanza e i cherubini” (CCC, n. 2130)”.

E che:

L’onore tributato alle sacre immagini è una ‘venerazione rispettosa’, non un’adorazione che conviene solo a Dio” (CCC, n. 2132)”.

L’articolista aggiunge:

“Come ha sottolineato il Catechismo, i cristiani non “adorano” le statue, ma le “venerano”. L’adorazione è riservata solo a Dio. Se qualcuno dovesse pregare la statua in sé o adorarla commetterebbe idolatria, ma non è quello che la Chiesa cattolica dice ai suoi membri di fare. La Chiesa insegna ai cristiani a venerare le statue, riconoscendo che indicano una realtà spirituale nascosta non legata alla rappresentazione. Un altro modo di dirlo è che le statue sono promemoria di vari santi e di Dio. Ci ricordano le cose celesti e puntano la nostra anima verso la Trinità. Le statue sono strumenti da usare nella vita spirituale, e non fini in sé stessi”.

E da Internet una ulteriore precisazione sottolinea che:

“La Chiesa cattolica non adora le statue e le immagini, ma le venera. Il divieto di Esodo era rivolto contro l’idolatria (adorare creature o idoli come fossero dèi) e contro la raffigurazione di Dio che, essendo spirito puro e invisibile nell’Antico Testamento, non poteva essere circoscritto in un’opera umana”.

Penso che quanto sopra abbia chiarito meglio eventuali dubbi in tal senso e penso che, a questo punto, l’aspetto da considerare è il nostro atteggiamento devozionale, non l’oggetto della devozione o la sua strumentalizzazione.

Cosa intendo dire? Un riferimento in tal senso lo potete trovare anche nel libro da me pubblicato su Amazon dal titolo: “Riflessioni teologiche di un laico” dove al Cap. 10 – BREVE TREDICINA A SANT’ANTONIO DI PADOVA – dove, parlando di questa devozione popolare, a me particolarmente cara portando io stesso il nome del Santo, sviluppo nella Premessa questo tema

Quante volte vediamo nelle chiese o nelle edicole sacre (dette anche “tabernacoli”), erette lungo le strade, persone ferme in preghiera, accendere una candela o semplicemente farsi un segno di croce e andare oltre… Tutti idolatri? Penso proprio di no perché, come spiegato, non si venera la statua, il quadro, il dipinto, l’affresco, ecc. ma semplicemente e per il tramite di quella immagine diversamente rappresentata, ci si rivolge al sacro per chiedere una grazia e, nel caso dei Santi o della Madonna, la loro intercessione presso il Padre eterno perché, se non fosse ancora chiaro, la grazia richiesta non è concessa da quel Santo o dalla Madonna stessa (ricordata nelle litanie lauretane come “Regina di tutti i Santi”) ma, per la loro intercessione, presentata e “sollecitata” a Dio.

È Dio che la concede o meno, non gli “intermediari”. Ma allora, verrebbe da chiedersi: non ci si può rivolgere direttamente a Dio? Certamente! Ma il chiedere l’intercessione dei Santi è domandare loro una “raccomandazione” per i loro meriti ben superiori ai nostri, per la nostra indegnità ad essere esauditi, così poco “meritevoli” verso l’Altissimo al Quale, spesso, ci rivolgiamo solo per ottenere l’esaudimento di una nostra richiesta ma che, subito dopo, altrettanto spesso, ci dimentichiamo anche di ringraziare… A mo’ di “promesse da marinaio”… Sbaglio?

Per fare un esempio “umano”, è un po’ come quando un figlio chiede alla mamma di intercedere presso il papà per essere esaudito in una sua richiesta (magari l’acquisto del motorino piuttosto che lasciarlo andare ad un concerto che si protrarrebbe oltre l’ora canonica del rientro a casa, o rientrare più tardi la sera del sabato, ecc. P.S.: almeno così capitava un tempo, ai miei tempi, oggi non so se sia ancora così…) avendo nei confronti del papà maggiore capacità di persuasione… e possibilità di ottenere ciò che chiede.

CONCLUSIONE

Va da sé, però, che il rischio di oltrepassare il sottile confine tra sacro e profano può essere molto grande. Quando ci rivolgiamo, ad esempio, al nostro Santo Patrono e gli chiediamo di intercedere per noi, l’atteggiamento deve essere innanzitutto quello dell’umiltà! Non possiamo certo porci nella condizione di pretendere di essere esauditi, come se fosse un nostro diritto: partiremmo veramente col piede sbagliato…

Ma commetteremmo un errore ancor più grande se ci rivolgessimo a quel Santo convinti che dipenda da lui concederci quella grazia, come detto più sopra: qui veramente potremmo incorrere in un “sacro svarione”! E, magari, inchinarci di fronte a quella statuetta, quadro, medaglia, ecc. convinti che quell’oggetto ci possa ottenere ciò che domandiamo perché DOTATO DI POTERI TAUMATURGICI! Questa sarebbe idolatria, perché venereremmo (o addirittura “adoreremmo”) quella rappresentazione oggettistica, quel manufatto, e non ciò che effettivamente rappresenta trasformando la nostra devozione “ipso facto” in creduloneria/superstizione.

Come se fosse, cioè, quel pezzo di legno, di gesso, di metallo, di carta (l’immaginetta…) ad avere poteri miracolosi e non la nostra fede ad ottenere, anche mediante la preghiera di intercessione, l’agognata grazia. Quindi trasformeremmo quel’oggetto sacro (magari fatto anche benedire…) in un… “portafortuna”.

È la fede in Dio che permette la materializzazione del miracolo, non l’oggetto! Nel Vangelo di Marco (Mc 10, 46-52) – uno per tutti, ma non l’unico nei Vangeli! – così si legge:

“46 E giunsero a Gerico. E mentre partiva da Gerico insieme ai discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. 47 Costui, al sentire che c’era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». 48 Molti lo sgridavano per farlo tacere, ma egli gridava più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». 49 Allora Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». E chiamarono il cieco dicendogli: «Coraggio! Alzati, ti chiama!». 50 Egli, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. 51 Allora Gesù gli disse: «Che vuoi che io ti faccia?». E il cieco a lui: «Rabbunì, che io riabbia la vista!». 52 E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada”.

«Va’, la tua fede ti ha salvato» e non, “il mio potere, il mio gesto magico” ti hanno salvato! Non è un gioco di prestigio… Chiaro?

Talvolta mi è capitato, parlando di questi temi, di sentirmi dire, da persone di “fede”, che loro portano nel proprio portafogli o in auto questo o quel Santo sottoforma di immaginetta o medaglietta o il S. Rosario, perché porta loro “fortuna”… Dio mio!

Anch’io sono molto devoto a Sant’Antonio di Padova, come detto, e porto sempre con me la sua immaginetta, in particolare quella con la “Preghiera per l’autista” affinché abbia a proteggermi da gravi incidenti che possa involontariamente provocare o subire. Porto con me anche altre immaginette nel portafogli, in auto, e ne ho pure in casa e, al collo (indosso una medaglietta e un crocifisso) infilati in una catenina, ma perché credo in ciò che rappresentano e mi affido alla loro intercessione/protezione, non perché mi portano fortuna… Allora potrei avere con me anche un ferro di cavallo che sarebbe lo stesso!

E forse che, soprattutto in meridione, ma non solo, non c’era l’usanza (oggi non saprei se continui o meno…) di regalare per il S. Battesimo un braccialettino d’oro con la medaglietta della Madonna assieme all’immancabile “cornetto”? Capite che non ci siamo…

Ma questa è idolatria? Precisiamo cosa significhi questo termine:

Da Wikipedia:

“L’idolatria (dal greco εἴδωλον, éidolon cioè immagine, e λατρεία, latréia cioè culto) è l’adorazione di un idolo come se fosse una divinità.

Quindi un adorare un “feticcio”, un oggetto, come se fosse Dio! Vedi nella storia del popolo Ebraico, durante l’esodo e la traversata del deserto, l’adorazione del Vitello d’Oro (Esodo 32, 1 – 65):

“1 Il popolo vide che Mosè tardava a scendere dal monte; allora si radunò intorno ad Aaronne e gli disse: «Facci un dio che vada davanti a noi; poiché quel Mosè, l’uomo che ci ha fatti uscire dal paese d’Egitto, non sappiamo che fine abbia fatto». 2 E Aaronne rispose loro: «Staccate gli anelli d’oro che sono agli orecchi delle vostre mogli, dei vostri figli e delle vostre figlie, e portatemeli». 3 E tutto il popolo si staccò dagli orecchi gli anelli d’oro e li portò ad Aaronne. 4 Egli li prese dalle loro mani e, dopo aver cesellato lo stampo, ne fece un vitello di metallo fuso. E quelli dissero: «O Israele, questo è il tuo dio che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto!» 5 Quando Aaronne vide questo, costruì un altare davanti al vitello ed esclamò: «Domani sarà festa in onore del SIGNORE!» 6 L’indomani, si alzarono di buon’ora, offrirono olocausti e portarono dei sacrifici di ringraziamento; il popolo sedette per mangiare e bere, poi si alzò per divertirsi”.

Non solo la realizzazione di un idolo, ma anche di un altare e l’offerta di sacrifici ed olocausti, di fatto una adorazione! Questo aver sostituito Dio con un oggetto e aver riconosciuto in esso una divinità è idolatria.

Paradossalmente, se chiedessimo a Dio una grazia, rivolgendoci ad un Santo o alla Madonna, pregandoli inginocchiati davanti alla loro effige, attribuendo a loro il potere miracoloso – e non a Dio – commetteremmo un peccato idolatrico.

“Il Catechismo della Chiesa Cattolica CCC ai numeri 2112-2113 condanna l’idolatria quando l’uomo “divinizza ciò che non è Dio” o quando onora una creatura al posto di Dio”.

Penso non ci sia altro da aggiungere se non l’invito a non confondere la fede con la superstizione e la devozione con l’idolatria.

Con affetto, Vostro Antonio.

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