PREMESSA
Desidero anticipare che il tema che andrò a sviluppare non vuole essere il solito “pippone” retorico e buonistico del “vogliamoci bene” e “tiriamo a campare…” e nemmeno una pagina di cronaca nera che vada sciorinando tutti i casi di “mala” di questi ultimi tempi – per questo basta aprire i giornali o ascoltare i TG alla televisione o su altri media. Può darsi, non lo so ancora mentre inizio a redigere questo blog, vi faccia a tratti riferimento per documentare o sostenere le mie tesi, ma in ogni caso cercherò di analizzare ed esprimere la mia opinione su questa triste realtà che interessa non solo la nostra, ma le società di tutto il mondo perché il problema della violenza è tristemente cosmopolita.

ANALISI

Poniamoci una domanda: ma da cosa scaturisce la violenza in senso lato? Credo, innanzitutto, che l’aggressività istintiva di ogni specie umana, animale compresa, sia una forma di difesa a fronte di una situazione di pericolo che possa mettere a repentaglio la propria vita. E sin qui, come si usa dire, ci può stare. Mi sento minacciato, prossimo ad essere aggredito, mi pongo in un atteggiamento di reazione per difesa, ivi compresa anche la fuga per potermi mettere in salvo quando sussiste l’oggettiva sproporzione tra chi viene attaccato e l’aggressore, sia in termini di fisicità, di numero e/o di presenza o assenza di armi proprie o improprie.

In natura, anche il re della foresta – il leone – se isolato ed attaccato da un consistente branco di iene, molla la preda di cui si stava cibando e fugge, per non diventare lui stesso cibo delle loro affilate dentature.
Ma nel mondo degli animali – i documentari di Quark, Superquark e, oggi, di Noos ce l’hanno spesso mostrato – difficilmente si arriva ad inseguire ed uccidere quello che fugge, lasciando la preda precedentemente conquistata, a meno che non sia lui la preda designata. Ma qui si lotta ed uccide per mangiare, per la sopravvivenza, per difendere i propri cuccioli e, anche nei combattimenti per imporsi quale maschio alfa, ben difficilmente si arriva ad ammazzare il rivale in amore. Tutto ciò in natura.

E nel mondo degli uomini, considerati appartenenti anche essi al regno animale, ma “superiore”? Botte da orbi!
Scusate l’espressione poco scientifica e/o sociologica, ma mi sembra che i fatti quotidiani ci dimostrino e confermino questa mia espressione! Quando ci si limita – si fa per dire – alle sole “botte”, “botte” che rischiano, però, di lasciare il malcapitato su una sedia a rotelle, quando non in un letto tetraplegico a vita, perché quelle percosse sono state inferte a colpi di bottigliate in testa o con l’uso di bastoni e spranghe, ma anche di pugni e calci in faccia, magari quando l’aggredito si ritrova a terra svenuto e impotente a proteggersi dall’ulteriore inveire dei delinquenti e dei loro vili colpi!
Che la violenza sia vecchia come il mondo lo sappiamo se pensiamo, dalla Bibbia, che il primo omicida fu Caino verso il fratello Abele (Gn 4,8): “Caino disse al fratello Abele: «Andiamo in campagna!». Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise.”. Nulla di nuovo sotto al sole, quindi…
Esistono ormoni come l’adrenalina – da Internet – che: “… prepara il corpo alla reazione di “attacco o fuga”, accelerando la frequenza cardiaca, restringendo i vasi sanguigni e dilatando le vie aeree per aumentare le prestazioni fisiche.”. Abbiamo dunque un organismo dotato di una sostanza chimica naturale, endogena, che ci permette di reagire in un modo piuttosto che in un altro in funzione della situazione di pericolo in cui ci troviamo esposti.
Così anche la “paura” è uno strumento che, in determinate circostanze, può salvarci la vita da azioni imprudenti, differentemente dal “panico” che invece tende a bloccarci, a paralizzarci, con conseguenze il più delle volte sfavorevoli se non drammatiche.
UOMO O BESTIA?
Ma l’essere umano è dotato anche di un cervello e di una coscienza che va oltre l’istinto animalesco, altrimenti poco ci differenzierebbe. Ho usato il termine “coscienza” e non “anima” volutamente per non limitare il discorso ad un aspetto prettamente di fede religiosa, ma il concetto non cambia: in noi è inscritto il senso del bene e del male.
Certamente, a fronte dei tanti episodi di violenza, anche se non tutti sfocianti in un omicidio, è lecito domandarsi se questa “coscienza” sia tale o “incosciente”… perché certi comportamenti possono indurre menti predisposte o culturalmente figlie di altri valori (pseudo…) ad innescare reazioni di questa natura.
Una coscienza correttamente educata ai valori autentici, aborrirà i comportamenti or ora descritti.
Allora dobbiamo interrogarci cosa ci sia alla base di questo fenomeno delinquenziale che con sempre maggiore forza e frequenza sembra volersi imporre e condizionare il normale vivere civile, normalmente rispettoso delle regole sociali di buona convivenza, impostate alla solidarietà, all’aiuto reciproco e non alla violenza fisica come logica di composizione di una controversia o di una discussione.

Le domande possono essere molteplici: si tratta di persone – giovani in primis perché più facilmente manipolabili, ma non solo, ovviamente – che non hanno ricevuto una educazione civica? Sono stranieri che provengono da culture “violente di necessità”, cioè realtà in cui vige la legge del più forte per sopravvivere? O sono giovani, perlopiù benestanti, ma annoiati che non sanno come riempire il proprio vuoto interiore che colmano con atti di bullismo e di teppismo? Figli di famiglie criminali con genitori malavitosi?
Chi sono, dunque, costoro?
Potrei continuare, ma di certo sussiste un malessere sociale che seppur percentualmente ridotto, ha un effetto eclatante e una risonanza ridondante su quella maggioranza di persone “normali” che cercano di vivere nel rispetto delle regole e delle leggi, civili e penali.
CONSIDERAZIONI
Ma cosa scatena la violenza? Qui le risposte possono essere altrettanto variegate quanto le domande: desiderio di affermazione economica senza dover scalare la scala sociale, con il relativo impegno e sacrificio, prendendo scorciatoie illegali (furti, rapine, ricatti, abusi, corruzioni, ecc.)? Oppure rifiuto ideologico di questa società, ambendo ad una organizzazione senza leggi (anarchia)? O, ancora, ad una mitizzazione della violenza come mezzo per assurgere al potere, legale o meno poco importa, ed avere il “rispetto” altrui impostato sul terrore, sulla supremazia derivante dalla paura indotta dalla minaccia sistematica?
E anche qui potrei continuare. Più che risposte, mi sembrano ulteriori interrogativi che attendono una reale spiegazione.
E allora cosa dovremmo o si dovrebbe fare?
Si dice, in medicina, che prevenire sia meglio che curare, questo riferito alla salute psico-fisica, ma possiamo estendere il concetto anche in ambito di collettività. Ma come attuare questa filosofia? Prevenendo all’origine questi errati valori indotti da chi ha interesse a dominare l’assetto sociale sia sotto il profilo economico, ovverosia avvalendosi di questo potere conquistato non sempre in modo onesto e trasparente, che politico.
Tradotto in parole semplici, dobbiamo decidere che società formare: una realtà in cui uno comanda e tutti ubbidiscono (totalitarismo) o una di natura democratica, pur con tutti i limiti e le imperfezioni che la caratterizzano?

Non voglio trasformare l’argomento in una diatriba di natura politico-partitica, ma è certo che in base al tipo di governo che uno Stato si dà, ne derivano le conseguenze per i cittadini o i sudditi. Se abbiamo a che fare con un governo teocratico (Iran e paesi islamici, in senso lato) o un regime totalitario in senso generale (Russia, Cina…), sarà difficile poter derogare dalle severe regole imposte. E lì sembrerebbe regnare una maggior “pace” e sicurezza sociale perché se trasgredisci, in galera… finisci, e ci rimani!
Perdonate la deroga/sfogo, ma essendo appartenuto in gioventù, seppur per un breve periodo, alle Forze dell’ordine, ho imparato a rispettare e far rispettare la legge: peccato poi dovermi trovare a dover giustificare se nell’afferrare un ladro/borseggiatore non gli abbia fatto la “bua” nel fermarlo… Questo non sono mai riuscito a tollerarlo e da qui anche la decisione di non raffermarmi…
Nei Paesi democratici, Italia in primis, se delinqui, probabilmente ti risarciscono anche per le lesioni ricevute da chi stavi rapinando, violentando, ecc. Polemica? Nooo, realtà percepite e sempre più preoccupanti quando una certa Magistratura persegue le Forze dell’ordine che cercano di inseguire un’auto o una moto che non si ferma ad un posto di blocco e poi finiscono contro un palo, magari rimanendoci secchi (una prece…).

Appena accaduto, mentre sto ancora scrivendo questo articolo: “Rubano un’auto e finiscono contro un palo: uno muore, l’altro illeso è stato arrestato. A bordo due giovani di origini albanesi… Secondo le prime informazioni, i due giovani a bordo di un’Audi si sono dati alla fuga non fermandosi a un controllo della volante… La volante e l’auto dei due giovani non sono mai entrate in contatto (per fortuna degli agenti… n.d.a.), né gli agenti hanno avuto modo di assistere allo schianto. Purtroppo il passeggero, di 18 anni, è deceduto sul colpo. Il giovane risultava avere alcuni precedenti per furto e resistenza.” Da Rai News.it
Da allora di anni ne sono trascorsi decine, ma mi sembra che le cose non siano migliorate a favore di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, ecc. ma nemmeno peggiorate per la delinquenza che continua a prosperare! Consentitemi un ultimo sfogo: col mio carattere, indossando quella onorata divisa (della Polizia di Stato), che rappresenta la tutela dello Stato di diritto, mal digerivo un insulto alla stessa e, onestamente, men che meno farmi sputare in faccia senza poter reagire, pena il rischio di essere processato o punito per un “eccesso di difesa o un uso improprio della forza” nelle vesti di Pubblico Ufficiale! Non esiste…

Ma i signori politici, magistrati, ecc. che dovevano essere da noi protetti circa le minacciate e possibili aggressioni, perché non affrontavano loro questi delinquenti camuffati da manifestanti? Gli avremmo prestato volentieri il nostro manganello e relativo casco “per vedere l’effetto che fa l’applicazione delle loro sentenze di assoluzione per questi facinorosi” e guai se avessero reagito e magari prodotto qualche ematoma sulla fronte di quella brava gente! Ma, forse, avrebbero trovato qualche bravo collega che li avrebbe assolti… a loro, ma non ai poliziotti che avessero reagito in pari modo: “Due pesi e due misure” recita un modo di dire.
Ultima considerazione e poi, lo prometto, non polemizzo più: è appena stato approvato il decreto sicurezza che dovrebbe tutelare maggiormente le Forze dell’ordine nell’adempimento del loro dovere. Bene. Uso però il condizionale “dovrebbe” perché, alla fine, l’interpretazione giurisprudenziale (e quindi l’unica valevole) rimane ai giudici i quali possono decidere se quel modus operandi sia comunque rientrante nei termini di legge o meno… e qui dipende dall’area – non nascondiamolo – politicizzata dalla quale “proviene/appartiene”, ideologicamente parlando, quel magistrato. Mi fermo qui.
Perdonate ancora una volta l’apparente digressione, ma uno degli elementi che genera la violenza, anche di reazione da parte del cittadino, magari aggredito di notte in casa propria, è l’incertezza della pena, cioè della applicazione della giustizia le cui recenti sentenze (andate a leggervi quelle relative agli ultimi fatti di sangue, femminicidi in primis…) lasciano basiti. E il desiderio/necessità di difendersi/farsi giustizia da sé diventa di giorno in giorno sempre più manifesta.
Persone che mai avrebbero pensato di armarsi, incominciano a portarsi in tasca “coltellini” per la frutta… con una lama da 10/15 cm di lunghezza, dovendo prendere un treno di notte (e anche di giorno, poca differenza fa…) visto le aggressioni al personale viaggiante da parte di “maranza” e compagnia bella…
RIFLESSIONI

Ora il mio non è un invito ad armarsi, ma le persone non si sentono sicure e quell’arma bianca portata al seguito diventa una forma di sicurezza psicologica, fermo restando che poi, nel caso di aggressione, si deve avere anche il coraggio di usarlo. Analogamente vale per la detenzione regolare di un’arma da fuoco e il suo uso e ciò non solo per motivi di coscienza, ma anche per il timore delle conseguenze legali che un ferimento e, Dio non voglia, un omicidio comporterebbe alla persona onesta (per il criminale, è routine…): anni di processi, spese legali e magari il dover rimborsare economicamente il delinquente o la sua famiglia a vita!

Ma tornando alla prevenzione, credo che quella più efficace nasce per prima in famiglia (certamente escludendo quelle criminali…), poi nelle scuole e negli – udite udite – oratori parrocchiali dove la riscoperta dei valori evangelici di fratellanza, solidarietà e “incitazione” al bene dovrebbero prevalere sulla logica della violenza come mezzo di “comunicazione”.
Influenzer di un certo genere; canzoni che incitano alla violenza (di questi giorni l’arresto del noto trapper Zaccaria Mouhib, in arte ‘Baby Gang’, è stato nuovamente arrestato in un’operazione della Procura di Lecco sul traffico di armi, trovato in possesso di un’arma, armi vere che mostra nei suoi video con brani che irridono la Polizia) ed altre manifestazioni di bande che circolano non solo nelle grandi città (in particolare nelle aree limitrofe le stazioni ferroviarie), ma anche nei piccoli paesi, non possono indurre serenità alla comunità.
Vogliamo trasformare il nostro Paese in una America (o, peggio, in una America latina) dove la difesa personale non dico sia delegata al singolo cittadino, ma a quest’ultimo gli si consente di avere dei veri e propri arsenali (addirittura armi da guerra con fucili mitragliatori d’assalto AK-47, più noto col nome di Kalasnikov)?

Allora dobbiamo cercare che chi deve attendere all’ordine pubblico lo possa fare senza il timore di vedersi sul banco degli imputati per aver svolto il compito per cui è, oltretutto, da noi pagato per essere tutelati. Non voglio arrivare ai metodi dei poliziotti americani (i quali si trovano ad agire in una realtà, come detto, che ogni fermato potrebbe essere potenzialmente armato e pericoloso), ma nemmeno veder ogni giorno i nostri tutori dell’ordine perseguitati da polemiche sull’uso del Taser (pistola che spara dardi collegati a fili elettrici per stordire il potenziale criminale), del manganello, figuriamoci se poi dovessero usare l’arma di ordinanza, magari per rispondere al fuoco… o dovrebbero mettere i fiori nelle loro pistole?
Negli U.S.A. i criminali sanno che se entrano in una casa privata, hanno il 50% di probabilità di farla franca e l’altro 50% di uscire “orizzontali”… In Italia hanno la certezza di venir rimborsati se, per caso, il proprietario si difende e li ferisce…
PROPOSTA

Sino a qui, la triste evidenza di ciò che da troppo tempo e con altrettanta frequenza i fatti di cronaca nera, ma soprattutto quelli di delinquenza, anche minorile e in crescita, si verificano e vengono resi noti tramite i vari mass media, come detto, e anche i social. La sensazione, non solo ipotetica bensì reale, è di vivere in una specie di jungla urbana che sembra voler togliere spazio e libertà anche di movimento nelle nostre città.
Pensiamo a come in certe zone delle nostre aree urbane, ad una certa ora della sera/notte, ma anche di giorno, ormai, sia meglio evitare di passarci: stazioni ferroviarie, metropolitane, vie secondarie in particolari zone delle città e relativi quartieri, parchi e aree verdi limitrofe ad insediamenti di zingari e non, diventino zone a rischio dove, in alcuni casi, nemmeno le Forze dell’ordine ci entrano, se non in forze… appunto.
Dunque, che fare? Penso che aldilà dell’azione preventiva e/o repressiva di chi è deputato a tal uopo, se non si inizia a formare i giovani al vivere civile, al rispetto dell’altro e delle cose comuni, ai valori umani di solidarietà e bontà (magari una attualizzazione “laica” della pratica delle Beatitudini?), a comunicare anche sui giornali, in televisione, sui social una “cronaca bianca”, cioè una serie quotidiana di azioni positive, di aiuto, di “buone azioni”, a mo’ di boy-scout, che vengano portate a modello, premiate ed esaltate come simbolo di fratellanza, in cui si constata che esistono anche persone, giovani o meno giovani, delle quali potersi fidare e in caso di bisogno poter contare su di loro, non ci sarà alternativa al carcere minorile o a quelle comunità che raccolgono chi infrange la legge per cercare di recuperarli, ma saremo, come società, già in ritardo e… perdenti.
CONCLUSIONE
Dare una soluzione per arginare questi fenomeni di crescente violenza (dai/dalle borseggiatori/trici sulle metropolitane – che i dati ci dicono essere normalmente zingari di origine bosniaca e serba tra i più attivi – così come casi sempre più frequenti di stupratori, per la maggioranza extra-comunitari, ecc.) non è semplice se non si vuol imporre una specie di coprifuoco e l’impiego di leggi speciali con l’impiego attivo dell’esercito ed altre misure limitanti la libertà individuale e di spostamento, ma è certo che se la Giustizia non svolge il proprio compito col senso del “buon padre di famiglia” beh, penso che la deriva violenta di cui i mass-media ci informano quotidianamente, sarà destinata a crescere maggiormente alimentata da correnti politiche ed ideologiche di pensiero che fanno temere, per il loro sostegno, sin una connivenza ed un appoggio in tale preoccupante direzione.

E mentre sto redigendo questo blog, devo assistere ad altri reati che generosamente il telegiornale, ad ogni edizione, ci fornisce, tra l’altro di quelli più eclatanti, ma mi domando: quanti altri “secondari” per importanza mediatica accadono senza che se ne venga a conoscenza? Ma per chi ne è stato vittima, non sono di certo secondari… anzi, probabilmente, ci vorranno anni perché la mente se ne liberi dal ricordo, se mai sarà possibile, e che quell’episodio non si ripresenti come incubo nelle notti seguenti o, come un inclemente e lucido memento, anche a distanza di tempo!
L’argomento si presta ad una reazione “di pancia” frutto di quel senso di insicurezza di fronte ad un ipotetico pericolo per la nostra incolumità e, dall’altro, un senso di impotenza nel potersi difendere (laddove si fosse in grado di farlo, temendo le conseguenze legali, come su detto, se si dovessero inevitabilmente generare lesioni all’aggressore: è l’assurdo in termini!!!) o chiedere l’intervento delle Forze dell’ordine altrettanto limitate e “depotenziate” nell’agire…
Spero non si debba arrivare a rendere concreta la famosa espressione, diventata di dominio pubblico, di fronte a situazioni estreme: “Meglio un cattivo processo che un buon funerale”.
Con affetto, ma rattristato da questa realtà, vi saluto.
Vostro Antonio

















