PREMESSA
In un mio recente blog “A PROPOSITO DI EMERGENZE SOCIALI”, commentavo un articolo tratto dalla rivista “LA VOCE dell’Antoniano Rogazionista Padova” dal titolo: <<L’ITALIA È ATTRAVERSATA DA UNA GRANDE EMERGENZA. SI SHIAMA “EDUCAZIONE”>> e rileggendo quanto andavo commentando, in certi passaggi, mi son chiesto se non avessi forse esagerato o fossi stato un po’ troppo intransigente o eccessivo nel giudizio sui giovani.
Per caso ho avuto occasione di leggere, sempre dalla stessa fonte, – “LA VOCE dell’Antoniano Rogazionista Padova” – quello che qui ho definito come un ADDENDUM: “COSA STA SUCCEDEDO AI NOSTRI RAGAZZI?”, un articolo che prende in esame un altro aspetto dell’emergenza educativa.
IL FATTO
Di cosa si tratta? Di un caso che viene riportato sul sito del Corriere della Sera relativo ad una ragazza che chiameranno Marta – nome di fantasia – dell’età di 13 anni che a fronte di un diniego da parte dei genitori ad uscire con gli amici, per reazione, per frustrazione, dopo una accesa discussione, mossa dalla rabbia, non riuscendo evidentemente a convincere padre e madre, inizia a rompere e lanciare tutto ciò che le viene a portata di mano, ferendosi e trasportata al pronto soccorso.

ANALISI
La Dott.ssa Antonella Costantino, alla guida della Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Policlinico, testimone dell’episodio, afferma: “Non è un problema di educazione” e, riferendosi a questo caso, spiega: “La ragazzina ha una depressione, una fatica nella gestione delle emozioni che fa sì che nel momento in cui entra in conflittualità la situazione diventi esplosiva. E una volta in pronto soccorso, ci si rende conto che magari ha anche una ideazione suicidaria”.
L’articolo, riportato sulla rivista LA VOCE, prosegue:
“Il disagio giovanile è in aumento e include ansia, depressione e comportamenti a rischio, spesso legati ai cambiamenti sociali e all’uso dei social media, richiedendo interventi tempestivi… Cresce, almeno così sembra, il disagio mentale tra i giovani, con 1 adolescente su 7 nel mondo (quindi non è un problema solo italiano, ndr) che vive un problema di salute mentale diagnosticato (UNICEF, 2021). In Italia, negli ultimi 10 anni, il numero di utenti di neuro-psichiatria infantile e adolescenziale (NPIA) è raddoppiato, coinvolgendo circa due milioni di bambini e ragazzi”.

Prosegue:
“Il 50% dei disturbi psichici, in particolare depressione, ansia e disturbi comportamentali, esordisce prima dei 14 anni.”
Aggiunge l’articolo:
“Il disagio giovanile è una condizione complessa che si manifesta nel periodo dell’adolescenza, quel delicatissimo passaggio dall’infanzia alla piena maturazione che biologicamente avviene tra gli 11 e i 25 anni.”

Sottolinea come:
“Questo processo potrebbe favorire fenomeni come bullismo, cyberbullismo, l’aggressività e, in certi casi, il crimine…”
“Nel corso dell’adolescenza i giovani sperimentano una progressiva separazione non solo dalle famiglie, ma anche da riferimenti culturali e sociali che, se accompagnata dalla mancanza di vere alternative, lascia molti ragazzi a galleggiare in una specie di limbo esistenziale. Fluttuano senza un chiaro senso di appartenenza, né risorse di supporto.”
Queste le varie tipologie di malessere in cui può evolvere il disagio giovanile:


- Ansia e depressione
- Isolamento sociale
- Aggressività
- Disturbi alimentari
- Dipendenza da alcol
- Dipendenza da droghe
- Dipendenza da social e videogiochi
- Autolesionismo
CONCLUSIONE
Quali conclusioni trarre da un quadro così disarmante, soprattutto per i numeri che in Italia si registrano (“…due milioni di bambini e ragazzi”!)?
L’articolo così conclude:
“Instaurare e curare rapporti aperti e distesi con la propria famiglia sono dei fattori protettivi, in cui i raazzi possono ricevere il giusto sostegno nei momenti di difficoltà, ma può essere utile ed efficace anche una voce esterna. I ragazzi oggi cercano più spesso un dialogo con persone che trovano al di fuori delle mura domestiche e prima ancora di un professionista (psicologo o psichiatra) non di rado può aiutare un insegnante, un educatore, un prete”.
Ovviamente bisogna fare attenzione a quale fonte esterna ci si abbevera… perchè in una realtà in cui questi giovani sono spesso anche culturalmente poco preparati (eppure oggi vanno tutti a scuola…), poco formati ad affrontare la vita (carenza genitoriale nella mancanza di dialogo e trasferimento esperienziale di vita ai figli…) e maggiormente esposti a gente senza scrupoli, manipolatori della inesperienza dei ragazzi, ecco che occorre ben selezionare a chi rivolgersi. Certamente, in linea di principio, le figure indicate sono quelle corrette, salvo incontrare le persone sbagliate anche in questi ambiti, ma affidiamoci e affidiamo i nostri figli al Padre eterno che li illumini, li guidi e li preservi da incontri sbaglaiti, quello che i nostri genitori e i nonni chiamavano “le brutte compagnie”…
Credo non occorra aggiungere altro ma, tra una emergenza educazionale e un disagio mentale, una domanda ce la dovremo pur porre: è questa la società che in nome del progresso (o progressismo?) abbiamo costruito abbattendo quella “obsoleta” del passato?
Con perplessità, Vostro Antonio.


















2 risposte
Buonasera,
leggendo l’articolo non mi stupisce affatto quanto emerso in quanto è palese nella quotidianità il disagio che dilaga tra i giovani.
Un altro aspetto è la gestione dei “no” e delle conseguenti frustrazioni.
Spero e mi auguro che, con il passare del tempo, migliori la situazione.
Caro Gigi, proprio oggi, 2 dicembre 2025, alla trasmissione “Ignoto X” si è discusso di un fatto allucinante di violenza minorile che Marco Sacchetti riporta in Internet su “Dire” – Agenzia di Stampa Nazionale – con Data pubblicazione: 2-12-2025 ore 14:39 – e che mi permetto di riportare a mia volta. Quasi “profeticamente” ho redatto questo blog prima che accadessero questi fatti di cronaca e pubblicato qui qualche ora dopo. Il fatto:
“La banda delle ragazze terribili – tutte minorenni le più scalmanate – che picchia le vittime e persino i poliziotti. Naturalmente non per lingotti d’oro ma un paio di auricolari wireless. Che ti affronta rompendo una bottiglia al muro e puntandoti i cocci contro, e conserva in borsetta tirapugni, un martelletto frangi vetro e una bottiglia di vodka. La prossima sceneggiatura per una fortunata serie televisiva viene dalla nuda cronaca e dalla secca ricostruzione degli agenti del commissariato di Porta Ticinese a Milano, a valle di ben nove arresti per due distinte rapine nello scorso fine settimana ai danni di un ragazzo 15enne (il bersaglio del gruppo di ragazze) e una 14enne, spintonata e derubata da 10 ragazzini”.
Mi fermo qui ma mi sembra che questo disagio mentale, questa emergenza educativa sia il frutto di una malsana interpretazione di cosa sia la libertà, concetto mal trasmesso nei suoi reali valori che vengono interpretati dai giovani come un diritto a fare ciò che vogliono senza alcun rispetto delle regole e delle leggi che si apprendono in primis in famiglia, sin da piccoli. Che il problema non si possa risolvere solo in termini repressivi è palese, ma di certo se non si cerca di porre anche un argine a detta violenza minorile in contemporanea attesa che famiglia e scuola, recuperino quel ruolo che è sempre stato loro in termini formativi ed educativi, credo che l’aspettativa, che tutti ci auguriamo, di un miglioramento della situazione, sia molto complessa da realizzarsi. Purtroppo. Con affetto, ma anche molta preoccupazione, la saluto. Antonio.