Antonio Palmiero

ESSERE “FEDELI” O “NON TRADIRE” SONO LA STESSA COSA?

Essere fedeli o non tradire sono la stessa cosa?

PREMESSA

Il tema del “tradimento” è stato oggetto di uno dei miei libri pubblicati col titolo “PERCHÉ SI TRADISCE?” col suo sottotitolo – Chi potrà affermare “Io non lo farò mai?” – testo che raccoglie testimonianze confidatemi (e riportate nella loro autenticità, ovviamente “camuffando” nomi, ambienti, situazioni non riconoscibili e protetti dalla classica dicitura: “Ogni riferimento a cose, ambienti, situazioni a persone e relativi nomi sono puramente casuali e frutto di fantasia” pena ritrovarmi in tribunale a risarcire danni morali e materiali…). Una confidenza: anche un diretto interessato nel leggere il libro non è riuscito ad “auto-individuarsi” in una delle storie di tradimento lì riportate. Son stato bravo… Battute a parte, ho impiegato circa una decina di anni per raccogliere e selezionare le confidenze poi redatte in questo libro.

In questo articolo, desidero approfondire un aspetto che apparentemente potrebbe sembrare uno “sfizio” di natura semantica ma che, come leggerete, non è solo e proprio così. Buona lettura e a dopo…

ANALISI

Per affrontare questo tema, occorre partire da ciò che si intende per tradimento in quanto questo termine può abbracciare non solo differenti definizioni, ma soprattutto rivolgersi a diversi ambiti del vivere umano. Si può tradire la fiducia di un amico che ci confida un segreto; di una promessa non mantenuta; di un impegno affidato e non assolto. In guerra, tradire il proprio esercito da parte di un alto uficiale, vendendosi al nemico e lasciandosi corrompere per proprio interesse personale. In politica, in una votazione a scrutinio segreto in opposizione agli “ordini di scuderia” del proprio partito per arrivare poi a quello di cui svilupperò l’argomentazione in questo Blog e cioè il tradimento di coppia.

Consentitemi di prendere spunto, a tal fine, dalla “PREMESSA” del libro stesso in cui così la definisco, o meglio, sociologi e dizionari definiscono il tradimento o l’atto del tradire:

“Tradire”, dal latino “tradere”, cioè “consegnare”, così come riportato da un noto dizionario di lingua italiana, porta con sé la valenza negativa del triste ricordo evangelico della “consegna” di Gesù, nell’orto del Getzemani, da parte di Giuda, ai soldati romani… ma che evoca anche altri esempi che lo associano al concetto di “inganno”: per es. quello di Ulisse, che Dante colloca tra le fauci di Lucifero, ed altri ancora come la morte dell’imperatore romano Giulio Cesare per tradimento filiale, ecc… Di certo, però, questa azione, quella del “tradire”, ricondotta alla relazione di coppia, ha insita la volontà di “consegnare”, ad altra persona, quel sentimento, vero, falso, ingannevole, autentico, giusto o sbagliato che possa essere, ma che si agita nel nostro cuore, la vera fucina dei pensieri, buoni o cattivi, che ci anima e ci fa sentire vivi.

Un docente di psicologia e sociologia, del quale non ricordo bene il nome, definì il tradimento come, etimologicamente, un “trarre a sé”. Al primo momento, questa definizione, in apparente contrasto con l’origine latina del termine, mi lasciò perplesso ma, ad una più attenta e approfondita riflessione, mi è parsa non antitetica, ma latrice di una complementarietà del concetto: “consegnare” ad un’altra persona il proprio sentimento per poterla avere, “tirare a sé”…

Ecco, credo possa bastare (per chi volesse leggere integralmente quanto descritto nel libro su citato, può trovarlo su Amazon sia nel formato classico cartaceo o nella versione per Kindle) per dare l’idea di quanto ampio sia lo scenario relativo a questo termine nonché, credetemi, la varietà di situazioni che, nell’ambito coniugale o comunque di convivenza e delle quali sono stato reso partecipe, abbracciano e caratterizzano questa realtà.

Desidero fare una precisazione: i fatti che mi sono stati narrati dai singoli soggetti erano tutti esclusivamente di natura eterosessuale. Di situazioni analoghe in ambito omosessuale, maschile o femminile, non ho esperienza e quindi non vengono assolutamente trattate né nel mio libro, né in questo articolo.

Detto ciò, non volendo “ricopiare” quanto scritto nel citato libro, preciso solo che quest’ultimo è diviso in tre sezioni: la prima tratta dei casi di tradimento; la seconda dei casi in cui non si è tradito nonostante le circostanze favorevoli; la terza è relativa a consigli pratici per… non tradire – anche se può far sorridere – senza la pretesa che siano la panacea da applicarsi in quelle situazioni con la certezza che funzionino: declino ogni responsabilità in merito.

Potrà sembrare assurdo ma se relativamente alle motivazioni che spingono a fare quel passo (e che riassumo sinteticamente come un “difetto di comunicazione” nella coppia) possiamo comprenderle immedesimandoci nelle singole realtà, meno scontate sono la molteplicità delle situazioni in cui entrambi i componenti della coppia, intesa in senso lato, risultano, udite udite, reciprocamente consenzienti! In questo caso ci si domanda se si possa parlare ancora di “tradimento” visto che tutti e due i coniugi sono al corrente della “infedeltà” del proprio partner.

Mi spiego meglio. Se uno degli ingredienti fondamentali del tradimento è “fare le cose di nascosto”, cioè all’insaputa dell’altro, nelle situazioni appena citate comprendete come venga a cadere il termine che identifica un comportamento infedele.

Ma a quali casi concreti mi riferisco? Per esempio quelli in cui i due coniugi abbiano dei figli ancora piccoli e, per dovere genitoriale, decidano di continuare a vivere sotto lo stesso tetto, ma consapevoli che ognuno viva la propria realtà sentimentale con un’altra persona. Altro caso è quello in cui marito e moglie (ma vale in senso lato per compagni, conviventi stabili, ecc.) abbiano in comune una attività commerciale (un negozio, una azienda a conduzione familiare, ecc.) e che per motivi economico-finanziari e/o di responsabilità verso i propri dipendenti, anche per garantire loro una continuità lavorativa, decidano di continuare a convivere, anch’essi consapevoli che la loro unione è definitivamente chiusa sotto l’aspetto sentimentale. Ancora, qui, sotto la forma di aspetti culturali intesi come accettazione della filosofia dell’“amore libero”, il vivere come “coppia aperta” e quindi a conoscenza delle relazioni extra-coniugali dell’uno e/o dell’altro senza doverle nascondere reciprocamente, senza parlare, poi, di coppie aperte allo “scambio di coppia”, i cosiddetti “scambisti”.

Mi fermo qui, perché poi le degenerazioni e le perversioni che animano gli esseri umani, spesso, non hanno limiti e confini, come recitava Lucio Battisti nella canzone “La collina dei ciliegi”, dove il testo così recitava: “E respirando brezze che dilagano su terre/senza limiti e confini/ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini“. 

Sul ci “…allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini.” ho qualche dubbio anche perché è più probabile il contrario, cioè che se ci allontaniamo, è più probabile che lontani rimaniamo, ma mai dire mai in amore: a volte un tradimento, ma reale, con tutti gli “ingredienti” a posto, una volta scoperto, alla rabbia iniziale della parte tradita, può sostituirsi un momento di maturazione nel quale domandarsene il perché. L’età, poi, in cui ciò accade, la maturità stessa della coppia, potranno dare esiti differenti, non scontati a priori, che potrebbero portare la coppia anche a riunirsi riflettendo sugli errori commessi e che hanno spinto l’uno o l’altro, quando non entrambi, a quella scelta. Ma, mai come in questa realtà, non dobbiamo dare mai nulla per scontato…

Ma il tema di questo Blog non doveva sondare la differenza tra essere “fedeli” e il “non tradire”?

RIFLESSIONI

Sì, avete ragione, ma non è stato un voler divagare da questo obiettivo, dal suo intendimento, ma credo non si potesse derogare da quanto premesso nell’analisi del fenomeno “tradimento”, non fosse altro per fare chiarezza su un tema assai vasto ed articolato.

Quindi? Come scrivo nella PREMESSA del mio libro:

“Indipendentemente, comunque, dai giochi semantici, ciò che deve far riflettere è come quel gesto, platonico o materiale, aldilà della classica e infantile/superficiale “scappatella”, “debolezza” o “sbandata” che dir si voglia, spesso nasconda un grido, un segnale di allarme,  lanciato dall’uno all’altra, fidanzato o fidanzata, moglie o marito, compagno o compagna: una richiesta di aiuto, un segno inequivocabile di disagio affettivo se non, addirittura, a volte, un tentativo estremo di “tirare a sé” l’altro, resosi “distante”, in un rapporto che, per diverse cause, si sta logorando e, dramma nel dramma, trasformando nella routine più devastante, nell’indifferenza più totale…”

E qui veniamo al punto: a fronte di una situazione appena disegnata, l’essere fedele coincide col non tradire?

Mi spiego meglio.

Siamo tutti fedeli sino a quando la tentazione o l’occasione non si presenta, magari in concomitanza con la nostra fragilità del momento ma che stiamo vivendo da tempo. E qui, credo, il sottotitolo del libro ci viene incontro nel domandarci: Chi potrà affermare “Io non lo farò mai?”.

In altri termini, ipotizziamo – per fisiologia, prevalentemente nell’uomo, senza volerlo giustificare in quanto chi scrive è… uomo – il nostro soggetto in una situazione di prolungata astinenza sessuale a fronte di una donna che per mille ragioni non si conceda o non si sia concessa da qualche mese – anche per motivi di salute, magari dopo un intervento chirurgico, ecc. – e lui abbia fatto il “bravo” con sé stesso, si dovesse trovare accanto ad una collega di lavoro che ha messo gli occhi su di lui e ne comprenda la debolezza, come dovremmo definirlo se cedesse a quella tentazione? Infedele o traditore?

Personalmente lo definirei “infedele” (aldilà delle giustificazioni più o meno lecite…) in quanto dicasi “coniuge infedele”: “colui che tradisce la fedeltà richiesta dal matrimonio, violando l’obbligo di fedeltà, assistenza morale e materiale, e collaborazione nell’interesse della famiglia, come sancito dall’articolo 143 del Codice Civile italiano”. E si aggiunge: “Questa violazione può consistere in una relazione sentimentale, sessuale, o anche solo affettiva, anche se virtuale (telefonini e messaggi… n.d.a.). L’infedeltà non riguarda solo i rapporti fisici, ma anche la lealtà e l’onestà, come nascondere fatti importanti per la vita matrimoniale”. 

E invece quando si definisce “coniuge traditore”? La stessa fonte così lo definisce: “è un coniuge che ha violato il dovere di fedeltà attraverso una relazione extraconiugale, che non è più un reato penale ma ha importanti conseguenze civili. Le principali conseguenze legali includono la possibilità di ottenere una separazione con addebito, con conseguente perdita dei diritti al mantenimento e ai diritti successori. È fondamentale provare il legame causale tra il tradimento e la crisi coniugale”. 

Ora, uscendo dalle conseguenze legali e dalla analogia delle due definizioni, di fatto per me è fedele colui il quale, pur messo nella condizione di venir meno a quel patto che ha contratto con il proprio coniuge, pur a fronte della tentazione, per i valori e la propria forza interiore, morale/spirituale, riesce a resistere e ad astenersi rifiutando la proposta sessuale o comunque di dar origine e corpo ad un flirt.

Nel traditore (maschio o femmina che sia) individuo non solo colui/lei che in quella stessa situazione cede (che forse, sin qui, lo/la vedrei come un sovrapporsi al comportamento dell’infedele per “fragilità”) ma più spesso colui il quale ricerca il flirt, l’occasione, magari e senza magari, creando le circostanze per “accalappiare” la persona di interesse. C’è, in questo caso, una premeditazione coltivata nel tempo, perpetuata a danno della “preda” e concretizzata nella giusta occasione.

Per semplificare: l’infedele è colui che agisce per “colpa” (debolezza, fragilità di fronte alla tentazione); il traditore è colui che agisce con “dolo”, cioè con la volontà e determinazione di perseguire quell’obiettivo. Nel perseverare in quest’ultimo atteggiamento possiamo anche intravvedere il “traditore” seriale, ulteriore elemento che ne connota il profilo e il movente, non necessariamente perché non vada d’accordo con il proprio partner, ma per il gusto che da quel comportamento ne trae…

Ora, senza voler scadere nel moralismo, una cosa è certa: “Amore e fedeltà reciproci non sono un binomio indissolubile e men che meno scontato. Essi vanno alimentati ed accresciuti giorno dopo giorno ma, mi domando, se l’unità della coppia possa essere messa in crisi, sino alla sua rottura definitiva, a fronte di un tradimento: non saprei dare una risposta unica e valida per tutte le situazioni (n.d.a.: che possono essere veramente tante, come avrete modo di leggere, se doveste acquistare il libro in parola), ma credo che talvolta, questo gesto estremo, possa riaccendere passioni ormai ridotte al lumicino, non quello di una “cenetta a lume di candela”, ma di un “moccolo” fumigante…” come riporto nella PREMESSA del mio libro.

Scopo di questo Blog non è certo quello di ergersi a giudice infallibile delle realtà affettive e sentimentali, ma, da uomo, inteso non come maschio o femmina (che dalle storie a me confidate, posso garantirvi, tradiscono percentualmente nella stessa misura…) posso affermare, riferendomi ai consigli che ho scritto nella terza sezione del libro, che:

“Quando la voglia, l’eros, la febbre del desiderio, la libido, in una parola, la passione, ti sconquassa il cuore, ti annebbia il cervello e ti senti travolgere, bruciare dal suo fuoco, questi consigli, forse, potranno essere poco utili e, probabilmente, di tutti questi non te ne tornerà, alla mente, nessuno.

Ma sino all’ultimo, lo sai, sarai sempre libero di dire di no, anche se, umanamente parlando, sarà veramente difficile riuscire a farlo”.

E vorrei avviarmi alla conclusione con la celebre frase di Oscar Wilde: “Posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni” – citazione tratta dall’opera teatrale “Il ventaglio di Lady Windermere” – espressione che viene interpretata, associata al concetto che l’unico modo per liberarsi da una tentazione è quella di cedervi… cosa che, non nascondiamocelo, a volte è molto piacevole, pur con le relative conseguenze… 

CONCLUSIONE

E, se me lo permettete, vorrei concludere questa riflessione – contenuta nella CONCLUSIONE del mio manoscritto – con quanto segue:

Se non ci siete già passati, vi auguro non accada. Se siete tentati di fare quel “passo”, pensateci bene circa le potenziali implicazioni derivanti. Se vi è capitato… beh, probabilmente non siete né i primi, né sarete gli ultimi ma di certo interrogatevi su cosa non ha funzionato tra di voi. Spero che questo libro possa aiutarvi a farvi riflettere affinché continui a non accadervi, o possa farvi maturare e ritornare sui vostri passi o, laddove accaduto, a non criminalizzarvi, a vicenda, ma riflettere sugli errori commessi che vi hanno condotto a quella scelta, senza reciproche condanne precostituite, affinché possiate riprendere, se desiderato, quel percorso di amore e di crescita sentimentale momentaneamente, si spera, interrotto”. 

E con questo augurio, vi saluto con affetto, Vostro Antonio.

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2 risposte

  1. La fedeltà nel rapporto di coppia è un concetto molto più ampio del semplice “non tradire fisicamente”. Limitare la fedeltà all’assenza di tradimento rischia di ridurla a un obbligo esterno, mentre la sua radice è profondamente interiore e riguarda la verità del cuore.

    1. Caro Carlo, ho letto con molto interesse il tuo commento – di cui qui l’incipit in quanto eccessivamente lungo poterlo riportare integralmente – ma già quanto estratto dà il giusto e sintetico parere sul tema trattato e che può essere analizzato sotto molte sfaccettature. La lotta interiore tra cedere alla tentazione e riuscire a superarla caratterizzano la lotta spirituale a cui l’essere umano è quotidianamente sottoposto, e non solo limitatamente all’aspetto sessuale. La battaglia tra il bene e il male è il triste retaggio di quel peccato originale-originante di antica memoria. Con affetto, Antonio.

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