PREMESSA
L’emergenza di cui desidero parlarvi in questo articolo riguarda non la questione economica, sanitaria o dei venti di guerra che sembrano voler turbare (forse anche a ragione…) i nostri sonni, bensì un tema a me molto caro e sentito nella nostra società, limitandomi a quella italiana. Qual è? Non ridete, ma si tratta dell’EDUCAZIONE, un tema molto più serio ed importante di quello che molti tenderebbero a dare per scontato e che così non è.
[N.d.a.: per chi volesse approfondire ulteriormente l’argomento, può consultare il blog da me redatto dal titolo “EDUCAZIONE: PERCHÉ, ESISTE ANCORA?” direttamente cliccando sul seguente link: https://www.antoniopalmiero.it/educazione-perche-esiste-ancora/ ].
INTRODUZIONE
Questo blog prende spunto da un breve articolo tratto dalla rivista “LA VOCE dell’Antoniano Rogazionista Padova” – e qui di seguito riportato – dal titolo:
<<L’ITALIA È ATTRAVERSATA DA UNA GRANDE EMERGENZA. SI SHIAMA “EDUCAZIONE”>>
“Riguarda ciascuno di noi, ad ogni età, perché attraverso l’educazione si costruisce la persona, e quindi la società. Non è solo un problema di istruzione o di avviamento al lavoro. Sta accadendo una cosa che non era mai accaduta prima: è in crisi la capacità di una generazione di adulti di educare i propri figli. È stata negata la realtà, la speranza di un significato positivo della vita, e per questo rischia di crescere una generazione di ragazzi che si sentono orfani, senza padri e senza maestri, bloccati di fronte alla vita, annoiati e a volte violenti, comunque in balia delle mode e del potere. Ma la loro noia è figlia di una cultura che ha sistematicamente demolito le condizioni e i luoghi stessi dell’educazione: la famiglia, la scuola, la Chiesa”.
ANALISI
Non è forse così? E aggiungerei che, alla base, c’è stata una altrettanto sistematica distruzione dei valori morali della e nella nostra società che ha avuto e continua ad avere correnti politiche di pensiero demolitrici dello status quo e a favore di quel marciume ideologico, morale e materiale, che dilaga sottoforma di costumi e comportamenti “progressisti”. Gli effetti sono ormai palpabili e sotto i nostri occhi e non li si può ignorare pena la dissoluzione più o meno lenta del consesso civile.
Ma procediamo con ordine ed analizziamo le frasi, o meglio, i concetti che queste esprimono e che ho voluto sottolineare.
1° CONSIDERAZIONE
“…attraverso l’educazione si costruisce la persona, e quindi la società.”
Credo basterebbe questo primo concetto per sintetizzare tutto lo sviluppo successivo. Proviamo a leggerlo al “negativo” e cioè: “senza l’educazione non si costruisce la persona, e quindi la società”. Pensate come inserendo e modificando la frase con queste due paroline (secondo la grammatica, rispettivamente una preposizione e un avverbio di negazione) sconvolgiamo il mondo!
Potrebbe sembrare esagerato se per “educazione” intendiamo semplicemente una modalità gentile di comportamento, un “galateo” (che non guasterebbe, comunque) se fatto solo di forma e non di sostanza, ma se per educazione intendiamo ciò che viene meglio definito come “…un processo che mira allo sviluppo integrale della persona, trasmettendo conoscenze, abilità, valori e competenze per promuoverne l’autonomia, la responsabilità e l’adeguamento alla società. L’educazione è un insieme di processi volti a favorire e orientare la crescita dell’individuo a livello intellettuale, morale e fisico.” capite che cambia radicalmente l’accezione e ne assume una di rilevanza sociale fondamentale.

Non si tratta, in altri termini, di una questione di semplice “bon ton”, di “buone maniere” che, ripeto, non guastano, ma l’educazione di un giovane è qualcosa di molto più importante ed articolato, è l’ossatura che costituirà la sua crescita e che andrà poi a formare un elemento di quel tessuto che è il consesso civile di quella nazione, in questo caso, la nostra Italia.
Consentitemi la metafora: se un bambino assume costantemente una postura errata della sua schiena e non viene corretto/educato, la sua giovane colonna vertebrale ne soffrirà e il rischio di crescere con la stessa spina dorsale “storta” potrebbe esserne la conseguenza. L’esempio dell’albero che va raddrizzato quando ha il fusto ancora verde è un’ulteriore metafora del concetto che se non si trasmettono i dovuti insegnamenti e valori sin da piccoli affinché vengano assimilati, è chiaro che a quel giovane, divenuto adulto, sarà più difficile correggerlo nelle sue “storture”.
L’avere una società costituita da persone “storte” non mi sembra rappresenti un modello auspicabile per i riflessi che ne deriveranno. Fuor di metafora, una collettività di ignoranti, cafoni ed arroganti, violenti ed irrispettosi di tutto e di tutti, penso non disegni una prospettiva per un futuro di civile e proficua convivenza.
2° CONSIDERAZIONE
Ma allora ci si domanda: ma perché dovremmo crescere dei giovani “storti”? Perché, prosegue l’articolo: “…è in crisi la capacità di una generazione di adulti di educare i propri figli.”.

E qui il tema si fa delicato e qualcuno si potrebbe sentire chiamato in causa perché ci si rivolge a quei genitori, figli di un’epoca in cui si è andato via via distruggendo l’eredità del passato, della sua cultura e dei valori su cui era costituita la società del tempo (gli anni ’60…) sostituendola con un modello (quello propugnato negli anni ’70 – periodo della contestazione giovanile del ’68) che ora, a distanza di una quarantina di anni in cui quei giovani son diventati adulti e genitori, hanno messo al mondo figli che, in generale e fatta salva una certa percentuale, sono cresciuti senza quella guida valoriale precedente forte e consolidata, seppur non perfetta od esente da errori, sostituita da pseudo valori effimeri nei loro contenuti.

Detta in modo più semplice, a mio giudizio, i giovani contestatori dell’epoca sessantottina non sono riusciti a trasmettere quei principi educativi e formativi ai loro figli, valori che sono alla base dello sviluppo equilibrato di un ragazzo, perché non sono stati in grado di farlo. E, posso dire che, avendo in famiglia una educatrice operante da diversi anni nella realtà degli asili nido, la situazione genitoriale delle generazioni successive non presenta un quadro migliore perché, come una catena, gli “anelli” che si susseguono risultano più deboli, di generazione in generazione, dei precedenti.
Ovviamente non si vuol fare di tutta l’erba un fascio, e quindi non mi riferisco a tutti i genitori, ma se l’articolo che sto commentando rileva lo stato di una GRANDE EMERGENZA educazionale, un motivo ci sarà. E non bisogna essere dei sociologi per rilevare una maleducazione diffusa che spesso sfocia in violenza perché questi giovani non sanno più dialogare, anteponendo al ragionamento l’uso più sbrigativo dell’aggressività verbale e materiale. Sono cresciuti senza regole, allo “stato brado”…
3° CONSIDERAZIONE
A conferma di queste riflessioni l’articolo prosegue affermando: si “…rischia di crescere una generazione di ragazzi che si sentono orfani, senza padri e senza maestri, bloccati di fronte alla vita, annoiati e a volte violenti, comunque in balia delle mode e del potere.”

Direi che il quadro e la prospettiva sono sconfortanti. C’è di fatto una crescita affidata a sé stessi (lo “stato brado” a cui facevo metaforicamente riferimento) con tutti i rischi annessi e connessi che l’essere “autodidatti” comporta, soprattutto in questo caso. Chi ha avuto la sfortuna di essere rimasto orfano di uno od entrambi i genitori (per un incidente stradale, una malattia, una pandemia – vedi Covid – o una guerra…) di certo ha fatto l’esperienza di crescere con uno solo di essi o in un orfanotrofio o c/o una famiglia di parenti più stretti, una zia, o con i nonni, laddove ancora presenti e ancora in forma, ma senz’altro in una condizione non invidiabile.
Paradossalmente, spesso, costoro sono cresciuti meglio che quei giovani con entrambi i genitori materialmente presenti, ma incapaci di educarli – come già su accennato – magari per una assenza di fatto legata ad impegni professionali o per la non volontà di sacrificarsi e rinunziare al proprio stile e desiderio di realizzazione lasciando, così, i figli in balia di sé stessi con l’inevitabile conseguenza che questi prendano strade sbagliate non avendo modelli familiari di riferimento ed assumendo quelli con cui entrano in relazione, non sempre validi, spesso pericolosi – vedi “bande” di teppistelli o il classico “branco” o, peggio ancora, le criminali “gang”.

Nella migliore delle ipotesi vivono o si lasciano vivere annoiati, magari cellulari-dipendenti e svogliati scolasticamente dove a “scuola dell’obbligo” ci vanno per… obbligo, non per apprendere. Se in famiglia mancano le figure di riferimento, i figli li cercano altrove per la necessità di imparare a vivere nella società di cui loro stessi sono membri.

Pensiamo a quella fascia di età che va dai 15/16 anni ai 30/35 in cui molti giovani né studiano né cercano lavoro: i cosiddetti “inattivi”: quale spreco di risorse per una società! Quale potenziale non utilizzato che non solo non produce nulla di positivo per lo sviluppo della nostra società, ma crea danno sia in termini di passività non facendo nulla di concreto, ma col rischio di finire tra le maglie della delinquenza con l’illusione di avere soldi facili e senza fatica/rischi. Nella migliore delle ipotesi, finita la pensione dei genitori, allungheranno la fila alle mense della Caritas…
Ma non ci sarà anche la complicità e il disegno di forze politiche che per fini di potere vogliono e lottano per questo status quo? Perché – se risaliamo agli anni della contestazione ed osserviamo gli esiti dei danni culturali prodotti sia in ambito sociale, nei rapporti interpersonali, nei confronti dell’ordine pubblico, nel rispetto delle istituzioni, nella scuola, negli ambienti lavorativi, ecc. – non può non venire il sospetto di una manipolazione politica di questi giovani senza una guida in famiglia che li istruisca su ciò che è bene seguire e ciò che è male e quindi da evitare. Vedi manifestazioni violente usate e strumentalizzate per fini meno nobili di quelli dichiarati ufficialmente.
4° CONSIDERAZIONE
Ma come è potuta accadere questa situazione, questa realtà che sembra esserci sfuggita di mano? Credo che la risposta sia in questa affermazione: “Ma la loro noia è figlia di una cultura che ha sistematicamente demolito le condizioni e i luoghi stessi dell’educazione: la famiglia, la scuola, la Chiesa”.

E qui si aprirebbe una diatriba senza fine e mi torna alla mente la canzone di Zucchero Fornaciari: “per colpa di chi, chi, chi…” di chi ha voluto sistematicamente demolire famiglia, scuola e Chiesa! E qui, ripeto, non ci sono forse partiti politici che hanno fatto e continuano a fare la lotta contro la famiglia tradizionale composta da un uomo e una donna a favore di una società “fluida” in cui si rifiuta il Diritto naturale (universale ed immutabile) a favore di un Diritto positivo (che è elaborato sul Diritto naturale, ma non lo sostituisce).
FAMIGLIA
Detto in parole semplici, l’essere umano nato maschio o femmina non può essere sovvertito dalla legge positiva in cui si sancisce che un giorno ci si sente uomo e il giorno dopo donna… Ma qui ci si scontra con il variegato mondo arcobaleno LGBTQ+ e chi più “+” ne ha, più ne metta!
APERTA PARENTESI – A proposito di “fluidità” chi desiderasse leggere qualcosa in merito, clicchi sul seguente link per un approfondimento della tematica: trattasi di un mio Blog che riporta una delle mie Newsletter pubblicate nel maggio 2025 relativamente ad una sentenza della Cassazione sulla diatriba se sia più corretto chiamare usare i termini di “padre” e “madre” o, al loro posto, quello di “genitori”. Questione (a mio giudizio, di lana caprina…) nata da una coppia di due donne, lesbiche, divenute “genitori”, appunto…
Il proporre matrimoni e famiglie monogenitoriali, omosessuali e brandire il diritto al divorzio come la panacea a tutti i problemi delle coppie, ha generato un attacco alla unità e sacralità della famiglia con le conseguenze che questa cellula fondamentale della società si sta sgretolando sempre di più portando quei figli, nati anche dalla regolare unione matrimoniale, a ritrovarsi disorientati e frequentemente figli di “nessuno”, sballottati tra un ex-marito e una ex-moglie, quando non usati come armi nei loro conflitti legali… Immaginiamo quei figli nati da relazioni “fluide”, con tutte le “alchimie” e combinazioni possibili, snaturanti la normalità di una crescita in famiglie più stabili e formate da un padre e una madre, a quali disequilibri psicologici andranno incontro…
SCUOLA

E i “maestri” presenti nelle scuole? Quando realmente tali e necessariamente severi, si trovano a dover insegnare quella educazione mancante negli alunni, per l’assenza di una famiglia sana alle spalle, diventano oggetto di aggressione sia morale che materiale e, sempre per effetto di strumentalizzazione politica, delegittimati come l’istituzione educativa, oltre che formativa, di cui fanno parte: la scuola!
CHIESA

Non parliamo poi dell’agire contro le strutture e l’organizzazione ecclesiastica! La Chiesa, come istituzione e gerarchia, viene costantemente attaccata e in una Italia che si definisce cattolica, l’aggressione è ancora più forte! Gli oratori dove milioni di ragazzi si sono formati moralmente ed anche culturalmente, sia sotto il profilo religioso che sociale, di certo non sono promossi come luogo di aggregazione e crescita e dopo i Sacramenti dell’“obbligo”, passatemi questa espressione, cioè dell’iniziazione cristiana (Battesimo, Comunione e Cresima) i ragazzi non vengono più invitati dalle famiglie a frequentarli.
Ricordo, nella mia giovane età (ma già genitore di due figli), l’esperienza vissuta come catechista: su circa venti/venticinque minuti di “lezione” più della metà del tempo la perdevo a richiamare al silenzio, allo star seduti, ad ascoltare quelle due nozioni di religione per prepararli ai sacramenti su citati (ovviamente non al Battesimo…). E ricordo ancora il mio invito esplicito ai genitori di allora: da parte mia il compito di insegnare ai loro figli l’educazione religiosa; a loro semplicemente di insegnare… l’educazione! Non fu molto gradito, ma andò bene così.
E a proposito di “Religione”, o meglio dell’ora di Religione nella scuola, si è lottato e “vinto” circa la libertà di frequentarla o meno, come se in questa ora – per chi l’ha frequentata a suo tempo e se lo ricorda – ci fosse chissà quale indottrinamento ideologico…
CONCLUSIONE

Sto esagerando? Spero vivamente di sbagliarmi e ne sarò estremamente felice, ma ad oggi, a meno di non voler mettere la testa sotto la sabbia, mi sembra che la piega presa da questa emergenza educazionale deponga più a favore di questo fosco quadro che non di un brillante e luminoso futuro! Purtroppo…
I risultati, però, oggi come oggi, in una maleducazione e mancanza di rispetto dilagante, li possiamo toccare con mano, in una devastante constatazione degli errori commessi nel passato che stiamo scontando quotidianamente nei rapporti interpersonali dove arroganza, strafottenza e violenza stanno trasformando il Bel Paese in una realtà che rischia di assimilarsi più a Paesi sottosviluppati dove imperano gang e malavita che non ad una nazione evoluta.
Sbaglio? Sinceramente, mi farebbe piacere leggere la vostra opinione in merito, qui sotto nell’apposito spazio a ciò riservato.
Dimenticavo: Buon Natale a tutti…
Con speranzoso affetto, Vostro Antonio.


















2 risposte
Tutto vero, purtroppo… siamo entrati in questo vortice che sembra non avere via d’uscita, ma l’Amore resta🙏.
Grazie Antonio per questo tuo sguardo sulla realtà odierna👏
Cara Stefania, grazie a te per la sintetica ma realistica considerazione. Sì, purtroppo la realtà che ho cercato a mia volta di sintetizzare in questo articolo non è confortante e per diversi aspetti sin allarmante. Per altre vie – WhatsApp, mail, ecc – mi vengono espresse opinioni di analoga natura, il più delle quali scoraggiate e scoraggianti, ma da cristiani non possiamo permetterci di deporre le armi di fronte a queste situazioni. Quali armi? Quelle della perseveranza nel trasmettere i nostri valori autentici, magari non sempre in modo coerente e perfetto, ma costante e perseverante nel tempo perchè i giovani, i nostri figli, possano maturare alla luce di quegli insegnamenti e di fronte alle situazioni della vita, “pescare” in quanto ricevuto in termini educazionali da quell’archivio che è la loro mente e il loro cuore, ovviamente se formato all’amore verso il prossimo. In difetto ci sarà solo una reazione di “pancia” con gli esiti tristemente noti e quotidianamente trasmessi nei mass media. Con affetto, ti saluto.