Antonio Palmiero

QUANDO UN AMORE FINISCE…

QUANDO UN AMORE FINISCE

PREMESSA

Siamo a fine estate, di quel mese di agosto infuocato che non ci ha dato tregua con le sue temperature record e quindi ho deciso di lasciarvi un articolo piuttosto breve rispetto al mio “stile”, da leggere prendendo l’ultimo sole in spiaggia o in montagna, ma senza affaticarvi troppo… Un tema sempre attuale è quello dell’amore e sappiamo in quante forme possiamo coniugarlo o declinarlo (a tal proposito vi invito a leggere il mio blog “L’Amore: in quanti modi lo possiamo Declinare/Coniugare?”) e ogni volta che ci imbattiamo in questo tema sembrerebbe che sia stato già detto tutto, eppure alla fine riusciamo a trovare una sfaccettatura relativa a questo poliedrico sentimento. E allora cosa vorrà raccontarci questo ulteriore approfondimento? Leggerlo per scoprirlo…

ANALISI

Sin da ragazzo, quando andavo ancora alle medie inferiori – come si chiamavano allora – e conobbi per la prima volta questo termine, in particolare studiando la “geometria dei solidi”, i cosiddetti “poliedri regolari o platonici”, solidi geometrici regolari con più facce formati da poligoni regolari e… ci fermiamo qui, non so dirvi perché, forse per assonanza, quella parola la legai a… “puledri”.

Vai a capire come lavora il nostro cervello, ma così fu e, sinceramente, mi venne utile perché non me li scordai più, allora… Oggi ricordo il nome di quelle figure ma, vi prego, non chiedetemi altro (superficie laterale, totale, volume, uno sormontato all’altro, peso specifico, ecc. …).

Ma cosa c’entra con il nostro argomento evidenziato nel titolo? Oh, avete ragione, rischio di andare subito fuori tema. Ma quel giovane cavallo – il puledro, appunto – mi ricorda come l’amore sia, almeno in gioventù, libero di correre per le praterie della fantasia, erotica o meno, ma libera di spaziare e costruire le proprie storie, fantasticare per aver conosciuto una ragazza o un ragazzo che ci piace…

Penso che almeno questo non sia cambiato nei giovani, poi magari quella fantasia la si manifesta in modo differente rispetto agli anni in cui ero un ragazzo anch’io, ma alla base il sentimento dell’amore sfrutta sempre gli stessi meccanismi: attrazione, desiderio sessuale, curiosità, infatuazione, innamoramento e, un tempo, anche la timidezza di manifestarlo all’amata/o.

Oggi è un po’ diverso: spesso ci si ritrova ad aver fatto l’amore con un perfetto sconosciuto dopo essersi “sballati” in discoteca per poi ritrovarsi a fare una denuncia in Commissariato essendo stata violentata ed essersene resa conto allo svanire dell’effetto di alcol e droghe… dello stupro. Ah, dimenticavo, senza nemmeno conoscere nè il nome nè il cognome del “gentlemen”…

Quindi? Quindi non parliamo di questa alterazione del rapporto amore/sesso, ma di quando una relazione termina, magari dopo qualche decina di anni di matrimonio, di fidanzamenti infiniti che sfociano in una convivenza, tra compagni e compagne, separati/divorziati e “accoppiati” in una nuova unione. Il mondo è bello perechè è vario…

Ogni rottura, di qualsiasi genere affettivo, in una relazione stabile, è sempre una ferita che sanguina, anche ad anni di distanza, a volte per tutta la vita pur quando si trova una nuova anima gemella (sin che dura…).

Ma quale dramma vive quella coppia che vede infrangere il loro “…uniti per sempre sin che morte non ci separi”, cioè il loro sogno di amore?

Premesso che non sarò certo io a giudicare e men che meno condannare chi si trova a vivere una situazione del genere, vi invito, soprattutto chi vive una relazione stabile, a mettersi empaticamente nei panni di quella coppia in crisi, che sino all’ultimo ha cercato di recuperare la propria unione, non riuscendoci.

Sorvolerei su quelle realtà che durano il tempo del viaggio di nozze… e nemmeno voglio entrare nelle dinamiche relazionali che possono aver portato a quella decisione di interrompere definitivamente il proprio legame, ma entrare nel cuore di chi si ritrova, a torto o a ragione – dicotomia tanto difficile quanto teorica da riuscire a dirimere – a vivere quella situazione.

RIFLESSIONI

Pensiamo per un attimo, ripeto, a torto o a ragione, cosa succede dentro l’animo di quell’uomo o di quella donna che ne è stato vittima o artefice. Sì, perché in entrambi i casi, non sta bene nessuno dei due, anche se, apparentemente, chi ha preso per primo la decisione di troncare quell’unione, potrebbe apparire “felice” di averlo fatto.

Forse mi riferisco al rimpianto del senno di poi? Anche, ma ricordiamoci sempre che quando il vaso si è rotto, difficilmente la ricomposizione dei cocci garantisce la stessa tenuta rispetto a prima della sua rottura… pur usando un buon “collante”.

Le ferite lasciate dalle offese, dagli insulti, dalla mancanza di rispetto dell’uno verso l’altra generano lacerazioni la cui ricucitura produce comunque cicatrici difficili da rimarginare.

Immaginiamo per un attimo a tutto quello che si è costruito insieme, ai reciproci sacrifici per il bene dell’altro, alle rinunzie per amore dell’altra e poi, frutto di una impulsività, si rischia di mandare tutto in frantumi… e la fiducia subisce il primo colpo, perdendosi, e facendo sprofondare la coppia in una diffidenza che mai si sarebbe potuta immaginare.

Quel senso di impotenza che ti assale per la chiusura di una delle due parti, quella che ha maggior carattere, e che per una questione di principio “a chi cede prima” si rischia di mandare a gambe all’aria dieci, venti, trent’anni di amore!

Un senso di disperazione per un futuro che si prospetta da vivere senza la presenza di chi sino a quel punto si è amato ma che, per un cambiamento non sempre avvertito, non sempre manifesto, si materializza con un atteggiamento violento, verbale o fisico (Dio non voglia, omicida!), e distrugge tutto, rompe quel delicato equilibrio per il quale ci sono voluti anni di dialogo, di confronti sorretti, in precedenza, da quel sentimento tanto forte ma altrettanto fragile che, nel tempo, non viene alimentato: l’amore!

Ma ci eravamo tanto amati… sì, “ci eravamo” e poi cosa è successo? La routine che subentra, il raffreddamento lento ma costante, la mancanza di una attenzione verso chi diciamo di amare, ma non glielo manifestiamo mai.

Una carezza che è diventata desueta; un bacio che è “passato di moda” (magari con il/la rispettivo/a consorte, ma non con l’amante che è subentrata/o a compensazione di quella tenerezza non più presente nella coppia), un rapporto intimo trasformatosi in chimera… per poi ritrovarsi due estranei sotto lo stesso tetto.

CONSIDERAZIONI

Ma se la vita a due si era trasformata in quel piattume su descritto, beh, allora non dovrebbe esserci tanta sofferenza all’atto della separazione. Ebbene, forse all’inizio, un po’ per orgoglio, un po’ per stanchezza, un po’ perché magari la nuova fiamma compensa quel momento, sembra che non si possa che essere felici di aver concluso finalmente quel calvario, una liberazione…

E a volte può anche essere così, ma nella stragrande maggioranza dei casi è difficile gioirne, perché in fondo, probabilmente, c’è ancora quel sentimento, così maltrattato da entrambi, che si ribella a quella conclusione per poi, quando va bene, rassegnarsi… ma non è facile e non sempre ci si riesce ed ecco il drammatico epilogo di quei femminicidi di cui le cronache ci presentano con estrema frequenza.

Talvolta ci si sente cadere il mondo addosso e quale strazio sono le conseguenze in senso lato e in particolare laddove sono presenti figli ancora minorenni o comunque non del tutto autonomi, studenti che necessitano di un supporto di natura economica, questioni abitative, investimenti comuni, ecc. al dramma dell’unione irreparabilmente compromessa si sommano tutte le questioni appena accennate.

Per non parlare di coloro che non accettano questo epilogo della loro relazione e vanno “fuori di testa” arrivando, come detto, ai femminicidi (ma anche qualche uomo ne ha patito analoga fine) o al togliersi la vita dopo aver ucciso l’altro coniuge o addirittura compiendo una strage, figli compresi!

CONCLUSIONE

Triste, veramente triste, se pensiamo come un nobile sentimento, quello dell’amore, appunto, possa trasformarsi e degenerare sino a gesti estremi! È il difficile equilibrio interiore tra amore e rifiuto che viene messo in crisi e spesso non accettato, dove la chiusura di una relazione affettiva viene vista come un fallimento insanabile e all’incapacità di elaborare questo dramma umano, subentrano atti estremi che non possono risolvere, ma solo peggiorare la situazione.

E non si può far nulla per evitare che accada? Sì, ma prima, sin dall’inizio di ogni legame sentimentale. Papa Francesco aveva suggerito tre parole “magiche”, semplici, ma altrettanto difficilmente applicate: “Grazie”, “Scusa” e “Permesso” (nel senso di “per favore”).

Un “Grazie” quale senso di riconoscenza per ciò che abbiamo ricevuto o per ciò che ci è stato fatto di buono.

Uno “Scusa” per chiedere perdono per una offesa arrecata, per un gesto impulsivo e sbagliato.

Un “Per favore” per chiedere un aiuto, per manifestare un bisogno, una necessità.

Forse qualcuna di queste parole, per coloro che arrivano alla divisione, se la sono dimenticata…

Con affetto, Vostro Antonio.

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