Antonio Palmiero

Come scegliere un libro da leggere?

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Come scegliere un libro da leggere?

La classica domanda che ognuno di noi, entrando in una libreria o “sfogliandone” una digitale, su Internet, si pone all’atto della scelta di un libro da acquistare, distinguendo tra due tipologie di lettori:

  1. quelli che hanno già in mente il genere letterario a cui sono interessati (se non addirittura il titolo del libro, e allora non ci sono problemi di scelta…)
  2. quelli che non hanno le idee chiare su cosa acquistare ma vogliono comprare un libro non meglio specificato, magari per leggerlo sotto l’ombrellone.

Scegliere un libro, come fare?

Vediamo di analizzare, in ogni caso, alcuni punti che possono aiutarci in questa opera di discernimento tra le centinaia di migliaia di titoli che ci vengono offerti sul web o alle centinaia che possiamo trovare in un negozio e/o sul ripiano di una bancarella, esposti in modo più o meno fruibile.

Personalmente, parto da un presupposto, in qualità di scrittore/lettore: non deludere mai chi dovesse acquistare il mio libro, vuoi in formato cartaceo o sotto forma di e-book, non tanto per ciò che vi troverà scritto all’interno, più o meno condivisibile, più o meno rispondente ai propri gusti, ma perché ingannato dal titolo di quell’opera letteraria.

Mi spiego meglio.

1. Il titolo e la copertina

La prima cosa che balza all’occhio di un potenziale lettore/cliente è il titolo del libro e la sua copertina.

E sin qui direi di non aver scoperto nulla di nuovo o detto nulla di eclatante, ma il punto è un altro.

Vi è mai capitato di leggere il titolo di un articolo di giornale che ha richiamato la vostra attenzione e, poi, addentrandovi, vi siete resi conto che ben poco (o per nulla!) il contenuto rispondeva a quanto richiamato nel titolo stesso? 

Ecco, è questo che intendevo dire. 

Se utilizzassi questo metodo “ingannevole” per richiamare l’attenzione di un potenziale acquirente, cercando di forzare la sua scelta, di convincerlo con quel titolo – unitamente ad una accattivante grafica e relativa “stimolante” copertina – che quel libro sia quello giusto per lui, per poi deluderlo dopo il primo o il secondo capitolo, che risultato otterrei?

Quello di un drammatico autogoal!

Sì, magari riuscirei ad ingannare qualche decina/centinaia di lettori, ma difficilmente costoro sarebbero invogliati ad acquistare il mio secondo libro… e, probabilmente, farebbero una cattiva pubblicità, oggi assai facile e rapidissima rispetto al passaparola di una volta, con le classiche recensioni su Amazon, Google, oltre ai social… 

A qual pro, dunque? 

Per fare un esempio pratico, immaginatevi, paradossalmente, un titolo dall’inequivocabile riferimento allusivo ad un genere erotico del tipo: “Tutto quello che avreste desiderato da lei…” con una altrettanto inequivocabile copertina riproducente una donna seminuda e, all’interno, venisse descritta la storia di una insegnante di Scienze naturali che spiegasse ad un bambino delle scuole elementari come nasce un vitellino… 

Con tutto rispetto, usando un gergo gentile, mi sembrerebbe una presa per il sedere…

Credo che questo esempio, volutamente esagerato, sia chiarificatore di quanto intendevo esprimere più sopra.


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2. Il sottotitolo e la 4° di copertina (o retrocopertina)

Il sottotitolo, questo sconosciuto…

Non inteso come il fatto che non tutti i libri lo riportino, magari in 4° di copertina per non impattare graficamente in modo eccessivo sul fronte-libro, ma nel senso che non sempre viene letto con attenzione. 

Anche qui vale quanto espresso per il titolo del libro ma, facendo salva la correttezza di chi redige quest’ultimo, il sottotitolo dovrebbe maggiormente chiarire – in linea di massima – il contenuto che verrà sviluppato nelle pagine presenti nel testo.

La coerenza tra titolo e sottotitolo possono orientare il lettore, un po’ come due binari che indicano la direzione, sul contenuto. 

Facendo un esempio (e qui permettetemi di riferirmi ad un mio libro appena pubblicato per far meglio comprendere ciò che desidero esprimere senza rifarmi a esempi inventati e magari poco calzanti) nel libro Maledetta adolescenza, beata gioventù  – Coraggiosa confessione di un genitore credo sia chiara, a primo impatto, la natura del libro dove il titolo individua quali problematiche verranno trattate (aiutate dall’immagine riprodotta di un ragazzo e una ragazza con lo sguardo perso nel vuoto dei loro pensieri…) e il sottotitolo – Coraggiosa confessione di un genitore – individui ulteriormente il genere letterario di tipo bio o autobiografico. 

Non si parlerà certamente di guerra… o di un Thriller!

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Copertina del libro
Maledetta adolescenza, beata gioventù

Un aiuto importante ci verrà poi, nel cartaceo, dalla 4° di copertina che, succintamente, darà delle indicazioni sull’Autore e sui temi che verranno sviluppati nel testo, mentre su Internet assolverà questo compito la “descrizione” che normalmente accompagna l’opera letteraria.

3. Prefazione, Premessa, Introduzione 

Anche queste parti introduttive possono darci una mano a scegliere, con un margine minore di errore, il libro che abbiamo individuato.

Su Internet, nella sezione “Leggi l’estratto…”, abbiamo la possibilità di approfondire ulteriormente, leggendo anche un primo capitolo e qualcosa in più, su come viene presentato il libro e di cosa parlerà.

Una nota: per esperienza, normalmente, il 1° capitolo della maggioranza dei libri, può risultare “disorientante”, cioè – soprattutto per i generi letterari “Gialli/Thriller-Horror” ecc. – non si comprende da subito dove vuol andare a parare…

Questo è abbastanza normale perché, all’inizio, si deve ambientare il contesto della narrazione e pian piano si sviluppa la storia sperando di riuscire a coinvolgere il lettore nel racconto sino alla sua conclusione.

Una preghiera: non andate a leggere quest’ultima prima di iniziare il racconto perché sarebbe come entrare in una sala cinematografica, sul finire della proiezione, e scoprire chi è l’assassino… Non credo che seguireste più quel film con lo stesso spirito e curiosità che avreste avuto senza conoscere in anticipo il finale… “masochisti” a parte. Lo stesso vale per un libro…

Qualcuno potrebbe trovare noioso leggere queste parti introduttive di un’opera letteraria ma, credetemi, sono un aiuto da non sottovalutare per meglio comprendere se quest’ultima possa fare al caso vostro o meno. Nella “Prefazione a cura di…”, se ben fatta, si può capire chi sia l’Autore, descritto – in genere – da una persona che ben lo conosce e lo disegna nei suoi tratti psicologici e “personali”. 

Nella Premessa – normalmente scritta dall’Autore stesso – si spiega quali siano state le ragioni del redigere quel saggio, quel romanzo, quella biografia, ecc. cosa l’abbia spinto a farlo, quali esperienze l’abbiano stimolato e dà un po’ il “taglio”, il punto di vista da cui è partito per scrivere quel testo.

Ci si può fare, cioè, un’idea dell’impostazione alla base del racconto.

Un argomento, infatti, può essere visto e trattato secondo differenti angolazioni.

Un fatto di cronaca nera, per esempio, può essere redatto evidenziando il lato più truculento o dare più risalto al problema della sicurezza e dell’ordine pubblico in quella realtà sociale dove è accaduto o, ancora, evidenziare maggiormente l’aspetto morale e i risvolti del dramma umano della famiglia che ha subito quell’evento delittuoso.

Nell’“Introduzione”, invece, si tende ad inquadrare la storia, senza anticipare i fatti più salienti, ma dando degli spunti tali per cui chi legge possa farsi una idea più chiara e precisa di quanto stia per acquistare e possa dire, tra sé: “Uhm, mi piace, le premesse/l’introduzione sono affini al mio gusto”.

D’accordo?

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4. Le recensioni

In questo caso, Internet permette di poter consultare rapidamente ciò che la “gente” dice di quel libro, cosa che è meno facile ed immediata ricavare nella libreria tradizionalmente intesa, fatto salvo si abbia la fortuna di trovare il titolare che, magari, ha letto quel libro… ma sarebbe comunque l’opinione di una sola persona e nemmeno così disinteressata… a vendere.

Lecito, per carità!

C’è da dire, però, che le recensioni sono sempre fatte da persone delle quali non possiamo conoscere l’attendibilità, l’estrazione culturale e la capacità critico-letteraria derivante. Fatto salvo che ognuno ha i propri gusti e che quindi si è soggetti ad una inevitabile mancanza di obiettività, di certo anche le opinioni espresse vanno prese un po’ con le molle, nel bene o nel male.

Vi siete mai trovati a dover scegliere un ristorante senza conoscerne il livello qualitativo?

Cosa fate?

Normalmente andate a leggere cosa dicono gli avventori, per farvi una idea, e valutate/scegliete quel ristorante in base al tipo di pareri espressi su siti tipo Tripadvisor o altri analoghi. 

Ma non siete mai rimasti perplessi dopo aver letto che per quello stesso locale il giudizio passava da “eccellente” a “pessimo”? Che cosa avete pensato?

A volte siete rimasti più disorientati che aiutati nella decisione da prendere perché i gusti sono talmente personali per cui ciò che è eccezionale per uno può risultare scarso per un altro. 

Quindi?

Quindi, di solito, si valutano le percentuali di gradimento espresse sulla totalità dei giudizi.

Se, per esempio, fatto 100 il numero dei pareri espressi, la maggioranza decreta che il locale vada dal “buono” all’“eccellente”, non terremo conto di quelle critiche negative, in minoranza, perché ci può anche stare che non a tutti possa piacere quella cucina, ma ai più sì.

Di conseguenza diamo “ragione” alla maggioranza

E qui, nell’esempio, ci riferiamo al cibo che, in Italia, normalmente è di buon livello. 

Immaginiamoci con i libri…

Tanti lettori, tante opinioni differenti, motivo per cui anche in questo caso è difficile scegliere sulla base delle opinioni espresse, motivo per il quale, oltre ad adottare un criterio simile a quello su descritto, l’invito è a farsi una propria idea considerando i punti illustrati precedentemente.

Poi, ripeto, i gusti per i vari generi letterari e il modo di scrivere sono personali e… non cedibili.

Ci sono libri che raccontano storie avvincenti ma difficili da leggere perché scritti con uno stile “pesante”, con l’uso di termini meno attuali, definiamoli “arcaici”; altri scritti, invece, leggibili in modo scorrevole, ma con trame inconsistenti. 

Scegliere un libro, le conclusioni

Concludendo, dunque, credo che sia sempre difficile dare delle regole “infallibili” per scegliere un libro.

Ma con i suggerimenti che mi sono permesso di riferirvi sinteticamente – e che adotto personalmente quando devo acquistare un libro – spero di essere riuscito a darvi almeno uno strumento semplice, pratico, per aiutarvi a ridurre la percentuale di errore nell’acquisto di un’opera letteraria.

Consentitemi, al termine di questa piccola “guida”, di esprimere una considerazione circa le finalità che mi pongo nel momento in cui decido di pubblicare un manoscritto.

Quando scrivo un libro, mi prefiggo sempre un obiettivo: quello di fornire al lettore uno spunto di riflessione, di trasmettergli qualche concetto al quale non aveva mai dato la giusta rilevanza e, infine, se riesco, aumentare la sua capacità di ragionamento con la presunzione di avergli fornito anche qualche nozione in più di quella che aveva prima di iniziare a leggere quel testo.

Magari anche un solo termine nuovo…

Perdonate questa apparente deroga, ma quando state per acquistare un volume, un manuale, un trattato, ecc. domandatevi sempre, al di là dei criteri di scelta su indicati, se quel testo può apportarvi qualcosa che vi arricchisca moralmente, culturalmente, psicologicamente… che, cioè, al termine della sua lettura non siate rimasti uguali a prima: avreste perso tempo e denaro.

Ah, giusto, a proposito… e il prezzo?

Certo anche questo potrebbe essere un elemento di discriminazione, ma non credo sia quello prioritario perché l’investimento in cultura ha il più alto e sicuro tasso di interesse: l’acquisizione di conoscenza che nessuno potrà mai rubarvi!

Buona scelta, dunque, e buona lettura.

Con affetto, Antonio

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