QUALCHE DEFINIZIONE
Dal dizionario online Oxford Languages, l’Avvento è così definito:
“Nella liturgia cristiana, il periodo di quattro settimane destinato al raccoglimento e alla meditazione della futura venuta del Signore (Natale )”.
E da Wikipedia:
“L’Avvento è un periodo cristiano di preparazione alla Natività di Cristo a Natale; è l’inizio dell’anno liturgico nel cristianesimo occidentale. La parola “avvento” deriva dal latino adventus, che significa “venuta” anche se, nell’accezione più diffusa, viene indicata come un’attesa del Signore”.
Inoltre, sempre da Wikipedia:
“L’Avvento della chiesa latina dura da un minimo di 22 giorni fino a un massimo di 28 e contiene sempre quattro domeniche. Il motivo della lunghezza temporale variabile è che l’inizio è legato a una domenica “mobile”, ma la fine a un giorno fisso di dicembre, il 24. Quindi l’inizio è al più presto la sera del 26 novembre e al più tardi quella del 2 dicembre (cioè i sabati precedenti le domeniche 27 novembre o al più tardi 3 dicembre)”.
Bene. Detto questo, anche per dare un significato etimologico e “operativo” al termine inquadrandolo all’interno di un arco temporale come su indicato, vediamo cosa rappresenta, e se lo rappresenta ancora, questo periodo di attesa e preparazione al S. Natale.
Innanzitutto bisognerebbe far mente locale anche al significato della parola “Natale” e al senso che gli attribuiamo nonché al significato che assume per noi ancora oggi.
Ma cos’è il “Natale”?
“Natale” è la commemorazione della nascita di Gesù, il Salvatore. Ulteriore e pressoché sinonimo il termine “natività” che il vocabolario della Treccani online definisce come segue:
“natività s. f. [dal lat. tardo nativĭtas –atis, der. di nativus «nativo, della nascita»]. – 1. Nascita; con sign. generico è ant.: essendo più anni passati dopo la n. della fanciulla (Boccaccio); è invece di uso com. per indicare la nascita di Cristo”.
Mi fermo qui, circa le definizioni, per non trasformare questo articolo in un estratto dei vari dizionari, ma credo sia necessario partire da comuni e univoche definizioni per chiarire una terminologia che i tempi in cui viviamo hanno spesso dimenticato nel loro significato originale.
SPIRITUALITA’ O MATERIALISMO?
Cosa intendo dire? Semplicemente che se domandassimo ai nostri ragazzi cosa siano e come definirebbero queste due parole, “Avvento” e “Natale”, presumo che, glissando sulla prima, circa la seconda la assocerebbero, in funzione dell’età, a “Babbo Natale” – alias “regali” – e a “vacanze natalizie” – ossia il non dover andare a scuola.

E per gli adulti? Relativamente al Natale, una pausa dal lavoro più o meno lunga che quest’anno – 2023 – cade di lunedì e quindi tra il 23 sabato e il 26 – Santo Stefano, martedì – fanno “4 giorni a casa”.
E l’Avvento? Purtroppo si lavora, ma per fortuna l’8 dicembre – Festa dell’Immacolata – è di venerdì e, per i milanesi, c’è anche il 7 dicembre – Sant’Ambrogio, patrono del capoluogo lombardo – che cade di giovedì: e chi ce lo toglie un ponte così, dal 7 al 10 dicembre compreso, di altri 4 giorni? Una cuccagna!
Come vedete questa riflessione sprizza di “spiritualità”… materiale.
Sì, non voglio generalizzare, ma in una società sempre più scristianizzata non mi meraviglierei ascoltare questo tipo di discorsi dove, anche i non credenti, approfittano delle festività religiose alle quali, “coerentemente” alle proprie NON convinzioni di fede, aderiscono loro “malgrado” e si sacrificano per il bene comune… (mentre, in quei giorni, dovrebbero andare a lavorare, sempre per coerenza…).
Un po’ di ironia? Non guasta mai, ma fa anche un po’ tristezza soprattutto se pensiamo al valore che questo periodo di attesa ha in sé. Ma attesa di chi? Di cosa? Delle vacanze? Delle ferie/ponti? O dei regali?
No, di Gesù, il Cristo, il Salvatore del mondo!

Ci avete mai pensato che quel Bambino, ogni anno, con la Sua nascita ci ricorda che, nonostante lo si continui a negare disconoscendone l’esistenza (atei) o l’interesse (agnostici), a nasconderlo (vedi l’abolizione dei presepi nelle “laiche” scuole italiane – dove la religione di Stato è, però, cattolica…) a toglierlo dalle aule sia delle scuole che dei tribunali (per non “offendere” chi è di differente religione ma gode dei diritti e dell’assistenza dello Stato italiano che lo accoglie…)???
Ebbene, Lui non si scorda mai di noi e ogni anno rinasce, non solo nella rievocazione simbolica del presepe ma, così dovrebbe essere, nei nostri cuori, stanchi, affaticati e impauriti dalle realtà del mondo.
In Mt 11,28-30, recita:
«28Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. 29 Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. 30 Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».
Pandemie, guerre alle nostre porte e, oggi come oggi, a pochi chilometri da noi (vista la possibilità e la gittata dei missili intercontinentali dotabili di testate nucleari che possono raggiungere ogni parte del mondo…) nonché drammatici eventi atmosferici determinati dai cambiamenti climatici… non ci rassicurano.
Penso che, credenti o meno, la realtà che stiamo vivendo in questa epoca che, per altro, ha raggiunto livelli di benessere e di sviluppo tecnologico e scientifico come mai in nessuna altra epoca si sono visti e con una velocità impressionante, di certo non ci rasserena. Ogni scoperta e relativa applicazione, vedi per ultima quella della Intelligenza Artificiale, più che tranquillizzarci ci spaventa evocando scenari apocalittici dove i film di “fanta-scienza” diventano sempre più “scienza” e sempre meno “fanta-”, trasformandosi in realtà.
E noi, quindi, cosa dovremmo fare? Metterci in ginocchio pregando il Signore che ci scampi e liberi da questi disastri natural-umani? Cospargerci il capo di cenere, indossare un saio di juta, digiunare e fare penitenza per chiedergli pietà di non distruggere questo mondo al quale ci ricordiamo, ogni tanto, di appartenere anche noi e che non ce n’è un altro vivibile, almeno per il tempo che ci è concesso di vivere?
No, evidentemente no. In Mt 9,13 si legge: “Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio”. Quindi non mi pare si inneggi a “lacrime e sangue” (questo è più tipico delle organizzazioni governative, in specie quelle presiedute da dittatori!) ma alla “misericordia” che, tradotto laicamente, significa solidarietà umana.
MA L’AVVENTO CE LO SIAMO PERSI PER STRADA?
Questo tempo forte che la Chiesa ci propone di vivere cristianamente non fa altro che richiamare e stimolare quel senso di fratellanza e di fraternità che abbiamo relegato allo scambio di auguri, banali quando non addirittura scontati, accompagnati dal regalino di Natale, giusto per la tradizione, ma con tanta ipocrisia di circostanza…

In questa attesa il Salvatore del mondo, di quella creazione che l’opera satanica sta cercando di distruggere insieme alle sue creature ma che non prevarrà, così come riporta Mt 16,18: “18 E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa” ci chiede di convertirci e di credere alla Sua Parola, l’unica realmente autentica e intramontabile, sapienza di un sapere divino. In 1 Corinzi 18-24 si legge:
“18 La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio. 19 Sta scritto infatti: Distruggerò la sapienza dei sapienti e annullerò l’intelligenza degli intelligenti. 20 Dov’è il sapiente? Dov’è il dotto? Dove mai il sottile ragionatore di questo mondo? Non ha forse Dio dimostrato stolta la sapienza di questo mondo? 21 Poiché, infatti, nel disegno sapiente di Dio il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. 22 E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, 23 noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; 24 ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio”.
Ma l’Avvento non precede la nascita di Gesù? Qui si parla di crocifissione… Non è che sto sbagliando qualcosa, almeno come periodo? No, questo brano della Lettera di S. Paolo ai Corinzi anticipa ciò che quella data del 25 dicembre significherà per l’intera umanità: la nascita di Gesù Cristo che si concluderà sulla croce per la redenzione del mondo e per il riscatto dalla morte eterna!
A noi non è chiesto il martirio in croce anche se in tante parti del mondo molti uomini, missionari, sacerdoti, religiosi, ma anche laici, muoiono in nome di Cristo nell’adempimento della propria fede, non semplicemente del proprio dovere “istituzionale”, ma di una fede liberamente manifestata nella concretezza delle loro opere di carità.
“IL CANTICO DEGLI ULTIMI”
Ciò che ci viene chiesto in questo tempo che ci separa dalla Sua venuta è di convertirci sinceramente, cioè di credere in Lui nel Suo Amore per noi, senza prefiggerci chissà quali opere dimostrative da “fargli vedere” come se dovessimo dimostrare a Lui, appunto, che siamo diventati “bravi”, quanto piuttosto comprendere quanto Lui sia “bravo” con noi nonostante le nefandezze che l’uomo continua a perpetuare contro il prossimo, arrogandosi il diritto di vita o di morte sul proprio fratello, a volte tale anche di sangue!
Non voglio cadere nella retorica del “vogliamoci bene”, ma desidero riportare una poesia/preghiera, “IL CANTICO DEGLI ULTIMI” ricevuta dalla Fondazione Progetto Arca una ONLUS, che seguo da almeno una quindicina di anni, a firma di “un senza fissa dimora” – ospitato in un appartamento della Fondazione – che chiamerò, per motivi di privacy, Gianni:
CANTICO DEGLI ULTIMI


Laudato sì, mio Signore
per nostra Sora panchina
che ella è dura et rigida
ma amorevolmente
le nostre membra accoglie.
Laudato sì, mio Signore
per nostro Frate cartone
e per nostra sora coperta
che se il freddo in inverno non vincono
almeno un poco lo allontana.
Laudato sì, mio Signore
per nostra Sora colletta
anche una sola moneta.
per nostra Sora fontanella,
Laudato sì, mio Signore
e la sua acqua chiara, fresca e bella.
Laudato sì, mio Signore
per nostra luna piena
che la notte ci incanta.
Laudato sì, mio Signore,
per nostro Frate sole
che ad ogni risveglio ci ricorda
che siamo ancora vivi.
Gianni

AUSPICIO
Se in nostro Avvento riuscisse, quest’anno, a migliorare anche solo una giornata, sin anche un’ora sola, uno di coloro che con troppa superficialità definiamo “barboni”, forse quell’attesa del Salvatore non sarebbe vana, non verrebbe banalizzata, svilita ed offesa dall’opulenza di pochi e la sofferenza di tanti, troppi!
Buon Avvento a tutti, dunque, aspettando il Santo Natale e Colui che con la Sua nascita possa riportare al centro della nostra vita il valore inestimabile della carità, non della semplice quanto necessaria elemosina, ma dell’amore fraterno in una società che sembra essersi dimenticata cosa significhi realmente amare.
Con affetto, vostro Antonio.

















